Il set sbagliato.

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L’asso di picche è solo. L’asso di picche è Han Solo. L’asso di picche è un assolo. L’asso di picche è un solitario. L’asso di picche è un Freecell.

Quel giorno, l’asso di picche divenne socievole.

Non so se nel cambio ci abbia guadagnato… ciò nonostante si rese conto che non era l’unico solo. C’erano, infatti, almeno altri tre che condividevano la sua esperienza: l’asso di quadri, l’asso di cuori e l’asso di giraffe. Le giraffe, infatti, leggono libri, di solito preferiscono quelli messi negli scaffali più alti. L’asso di picche disse “Ahimè! Tanti anni a comporre una scala reale e poi arrivano le giraffe a rovinare i vantaggi che avevamo!”
La giraffa stava mangiando la foglia, dopotutto è un erbivoro. “Ti ricordo che di solito noi quadrupedi abbiamo il collo lungo, quindi siamo predisposti a far scendere le biglie come se fossimo scivoli”

“Le biglie, eh?” chiese l’asso di picche. “Una volta eravamo in piscina. C’era una seppia che stava suonando il citofono, producendosi in un arpeggio che nemmeno il Jack di Fiori…”

“Il Jack di Fiori?”

“Sì, giraffa, fa parte dei semi delle carte”

“Ah… allora devo avere sbagliato storia”

L’asso di picche si illuminò di verde. Aveva capito. “Ecco perché! Mi sembrava strano! I semi sono picche, cuori, quadri e fiori! Non giraffe! Le giraffe sono nell’altro set!”

La giraffa, pertanto, andò nell’altro set, dove dunque si stava girando la scena madre di un racconto apocalittico che avrebbe vinto un like tattico su Facebook.

Il film si intitolava “Come fare il caffellatte senza mani” ed era un drammone in bianco e nero di sei ore in cui si fissava un broccolo su un tavolo, mentre sullo sfondo delle persone andavano e venivano. La giraffa chiese al regista “Scusi, per il bagno?”

Il regista divenne un pennello di quelli Cinghiale. Intervenne il direttore della fotografia, che giustamente si adirò.

“Sei pazza? Non dovevi dire bagno al regista, quello mi diventa un pennello grande! E poi ci vogliono sei settimane per ripristinarlo! E che cavolo! Proprio ora che stavamo girando la scena madre!”

La giraffa ribatté piccata, a proposito di asso di picche: “Già, infatti! Ma io che ne sapevo? Una giraffa non può neanche accedere ai servizi! Ma in che set dovevo girare?”

Non lo ricordava, ma il filo si intitolava “Salvagenti” e raccontava di un castoro che costruiva un castello di carte triangolare, con appunto la giraffa nel ruolo di palo in cui il castoro poteva arrampicarsi. Purtroppo per quel ruolo venne preferito un lampione vero e anche un po’ retrò ed è per questo che certe tangenziali sono poco illuminate. Ma, a parte gli scherzi, chi avrebbe scritturato una giraffa che compariva come asso in un mazzo di carte?

 

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