Ciò che è mio

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Oggi mi sono ispirato a questo prompt:

“Quello è mio.” 
“E chi lo dice?”

 

Che bello. È bello, vero? È messo lì, di fronte a me, pronto per essere mangiato, assaggiato, assaporato. Ogni singola papilla gustativa sulla mia lingua è pronta per accogliere questo piatto, il cibo che bramavo da mesi.

È proprio sotto la cloche, pronto per essere accolto. Nel momento in cui i miei denti addenteranno (e cos’altro potrebbero fare) questa leccornia, sarà una goduria infinita, una freschezza per il palato ma che allo stesso tempo lo lascia pulito, come se egli stesso ne bramasse ancora, e ancora, e poi una terza fetta.

Insomma un cibo per sempre, fatto dei migliori ingredienti, cotto al forno e guarnito delle migliori pietanze che si posano immaginare.

Il tutto dentro una cloche di ferro, che non lascia vedere l’aspetto esteriore. Posso solo immaginarlo, ma sono sicuro che anche alla vista possa raggiungere i livelli di opera d’arte che meriterebbe. Così come il tatto, al tatto sarebbe morbido e pastoso.

“Quello è mio” mi sento dire.

“E chi lo dice?”

“Io, lo dico”

Siamo in un grave momento di empasse.

“Questo vuol dire che è stato fatto per te, e non per me?”

“Esatto” mi sento rispondere. “Vai a prendere un’altra leccornia. Questo mondo non è fatto per entrambi. O io o tu, e adesso levati, prima che io prenda il mestolo e te lo sbatta in testa in modo da farti per venire un bernoccolo che la metà basta”

“Bernoccolo io? Ma senti un po’, tu che non distingui la mano destra dalla tua mano sinistra!”

“Io le chiamo Izquierda e Derecha!”

Vuole sempre avere l’ultima parola. Ma l’ultima parola è sempre del vincitore.

“Senti” alla fine prendo in mano la situazione e anche la cloche, devo proprio vedere com’è fatto. “Quest’uomo l’ho catturato io. L’ha pure fatto zia Buga con le sue mani… sai, gli esploratori  al forno a legna sono la mia passione. Per questa volta chiudi un occhio”

Bagu si avvicina al mio piatto e ruba uno dei due occhi, ficcandoselo in bocca.

“Gelatinoso” afferma, prima di andarsene piccato.

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