Il sale e il sangue/42

34479099_365438340634083_7136465900382715904_n

Fu una serata di baldoria e commozione.

La potenza di Steven Blackfield era arrivata persino ad assoldare mercenari, quindi non uomini direttamente collegati a lui, pur di sbarrare la strada alla piccola goletta del Cacciatore. Eppure, quest’ultimo aveva battuto quattro navi da guerra, utilizzando la strategia che prevedeva di combatterle due alla volta, con abili giochi di correnti e velocità superiore.

Non senza perdite, tuttavia. Per mantenere alto il morale della sempre più ridotta truppa, Eric pensò di organizzare una serata di bevuta, nella piccola cabina che avevano adibito a mensa. Uno dei marinai sopravvissuti aveva tirato fuori uno strano oggetto. Sembrava di legno ed ovale.

“Che cos’è?” chiese Mary. Quel marinaio aveva avuto il potere di catalizzare l’attenzione di tutti.

“Voglio donare un tributo ai caduti che abbiamo celebrato gettandoli in mare” disse questi, mettendo l’oggetto sulla coscia destra e premendo con alcune dita quelle che sembravano corde di metallo poste su una barra orizzontale. “Questa si chiama chitarra, e proviene dai paesi del Sud. È uno strumento musicale che a prima vista può ricordare un liuto, ma è molto più grosso e secondo me migliore. Forse saranno partiti da quello per elaborare una sua evoluzione, fatto sta che mi è stata regalata da un mercante del ricco Principato sudista e da allora la porto sempre con me”

“Siamo in guerra” osservò Patrick. “Pensavi davvero di usarla?”

“In effetti no” disse lui, mettendo la mano sinistra in uno strano modo per tenere ferme le corde, in modo che la destra scendesse per farle vibrare. “Ma quando sono stato a Sud per conto di Re Taddeus mi è servita più spesso di quanto immaginassi, al punto che ho imparato a suonarla”

Detto quello, cominciò a muovere avanti a indietro la mano sinistra a ritmo con la destra, cantando una melodia triste, “La Ballata della Mezzaluna Morente”, un cantico conosciuto anche nelle terre dell’Ovest, dove sorgeva Tutuk Naga.

…E quand’anche l’astro solitario dovesse morire

Io sarò qui

Fra i flutti, fra le montagne, continuando a salire

Per trovare te

E sarà la mezzanotte di dicembre

Che mi darà i tuoi occhi

Gelidi, azzurri, me ne rimembro

Quell’estate dov’eravamo solo noi

Oh, Luna, così stolto sembro?

Era un brano che parlava di due giovani, il Giorno e la Notte, che si erano perduti, condannati dal Dio Rosso dell’Amore, innamorato della Notte, a cercarsi per sempre senza mai ritrovarsi. Sarebbe stato infine il Dio Argentato della Luna, fratello di lei, a sacrificarsi, accontentandosi di rimanere integro un solo giorno per mese, e fu allora che nacque quella divisione dell’anno.

Al termine del lungo canto, tutti si abbandonarono a un lungo applauso, e poi il marinaio continuò a suonare altre canzoni popolari più allegre e scanzonate.

Eric, colmo di malinconia, uscì per prendere una boccata d’aria. Il mare continuava a rimanere mosso e capriccioso, ma la goletta riusciva tuttavia a rimanere stabile.

La luna e le stelle. Lui era sicuro che Jane si trovasse in mezzo a quelle. A volte pensava fosse quella più splendente di tutte, che alcuni chiamavano Stella Polare.

Si poggiò sul parapetto e sospirò. Sentì come se gli mancasse qualcosa, esattamente come il protagonista della Ballata.

Il mare, nero e impetuoso, lasciava che la nave si alzasse e si abbassasse, spinta dal vento, creando lei stessa spuma bianca che rotolava su se stessa e spariva, per poi ricrearsi in un moto infinito.

Era incredibile e poetico pensare che fossero gli unici in tutto il circondario. Attorno a loro, il nulla ignoto, silente e minaccioso.

Si stava abbandonando al senso di colpa per aver lasciato che morissero alcuni dei marinai del Re. Persino Patrick si era ferito appena sotto l’occhio, a causa delle schegge che avevano colpito il ponte. Ciò nonostante, era stato molto bravo con la pistola. Sudò freddo: tutti, in quella goletta, erano diventati assassini oppure avevano aggiunto una tacca alla loro lista di vittime senza nome né volto.

Era così che indagava il Cacciatore? Strinse gli occhi, qualcosa dentro di lui gli faceva male.

Fu allora che sentì la pelle d’oca sulla schiena. Qualcuno, di caldo e amichevole, lo stava abbracciando da dietro.

Sentì una testa poggiarsi proprio fra le scapole.

“Grazie, Eric” sussurrò una voce dolce.

Grazie… Mary l’aveva ringraziato. Le aveva salvato la vita, scansandola dal proiettile. Nick aveva avuto difficoltà a togliere alcune schegge e adesso la schiena, proprio quella schiena che Mary stava abbracciando, era cosparsa di punti di sutura.

Ma nessun balsamo era stato guaritore come quel grazie.

“Mary” sussurrò infine Eric, girandosi dolcemente in modo da poterla guardare gli occhi.

“Sì, Eric?” chiese lei, un po’ timorosa e un po’ speranzosa. Cosa stava per dire, o accadere?

“Ora siamo insieme, sotto il manto della notte a guardarci negli occhi” sussurrò il Cacciatore. A Mary arrivò quel suono delle parole, dolce come il miele e forte come una quercia.  Al tempo stesso, captò una nota preoccupata, nonostante Eric provasse lentamente a cingerla anche lui.

“Sai che rischiamo la vita, dando la caccia a Blackfield.” continuò, facendosi forza “Nessuno ci dà garanzia che potremo domani vedere la terraferma e per quel che ne sappiamo potremmo anche affondare stanotte, mentre gli altri cantano e ballano. Eppure… mi è successo, e non so nemmeno io definire cosa mi provochi, con i tuoi occhi e il tuo carattere. Siamo insieme oggi, scapperemo domani, o finiranno per eliminarci…”

“… o innamorarci” concluse lei, interrompendolo e sporgendosi in avanti in punta di piedi per baciarlo. Eric trattenne un attimo il respiro…

Improvvisamente, il mare spinse la goletta verso destra, facendo cadere chi stava in piedi. Mary ed Eric furono costretti a separarsi, e adesso dovevano controllare che non avessero niente di rotto.

Una volta rialzati, i due si guardarono e provarono immenso imbarazzo. La porta del castello del ponte si aprì, facendo vedere Patrick.

“Vi siete allontanati da un po’” disse. “State bene? Copperfield vuole parlarti, Cacciatore”

“Sì” rispose vago Eric. “Io… devo andare”

Mary lo vide seguire Patrick, mentre lei decise di rimanere ancora un po’ alla luce della luna. Sarebbe mancato un altro istante e avrebbe assaporato le labbra di Eric Van Jeger, il famoso Cacciatore che aveva assicurato alla giustizia tanti  e tanti criminali.

E che ha messo gli occhi su di me, pensò, mettendosi una mano sul cuore, che ancora batteva forte.

Mary si ripromise di garantirgli ancora tanti battiti… e anche a quello del Cacciatore, laddove la sua pistola poteva arrivare.

Eric andò al cospetto di Frank, il quale lo guardò molto serio.

“Ho un’informazione su Steven Blackfield” rivelò. Eric gli donò tutta la sua attenzione.

“Potrei aver capito quale sia il posto dove le nuvole incontrano il mare”

Eric inspirò. “Come lo hai saputo?”

“C’è Walter, qui” indicò un marinaio “che conosce molte cose sui formaggi, essendo anche lui di Devatet, come Steven”

“Mi chiamo Walter e sono un soldato al servizio di Re Taddeus, signore” si presentò l’uomo. “Se avessi saputo che Blackfield era originario di Devatet, forse il Re Ammiraglio sarebbe ancora vivo”

“Che cosa c’entra il formaggio col suo covo?” chiese Eric.

“Il fatto è che Devatet è una città che si basa soprattutto sull’allevamento e la pastorizia, in quanto quella regione non è molto adatta per coltivare” spiegò brevemente il marinaio, un po’ alticcio. “Ebbene, io conosco i genitori di Steven Blackfield, andavamo sempre a comprare il latte da loro, e il formaggio, anche” seguì un singhiozzo. “So che Steven Blackfield cercava un modo per migliorare il formaggio prodotto dai suoi genitori, per quel motivo si favoleggiava dell’Isola Dainals, una terra in mezzo al mare, nell’estremo Nord, dove pascolano un certo tipo di mucche. Io penso che Blackfield si sia rifugiato lì.”

“Che ne pensi, Eric?” chiese Frank.

“È il posto dove le nuvole incontrano il mare?” chiese il Cacciatore, rivolto a Walter.

“Questo lo ignoro” disse il marinaio, semplicemente. “Ma so che esiste, è anche segnato su rare mappe del Nord. Nessuno di Tutuk Naga, tuttavia, vi è mai approdato. È troppo distante”

“Ci occorre una cartina del mondo” disse febbrile Eric, il quale si precipitò nello studio del padre di Mary e si mise a cercare, tuffandosi tra cassetti e armadietti.

Dopo quella che parve un’ora, finalmente Frank trovò un libro.

Atlante del Mondo” lesse, porgendolo al Cacciatore. Quest’ultimo non lo aveva preso, pur notandolo, poiché era un libro e lui cercava una mappa. Il Cacciatore, pur ricordando di aver adocchiato lo stesso identico libro la prima volta che era salito su quella goletta, arricciò le labbra e sfogliò controvoglia.

Infine, quasi a metà del volume, lo vide. Nella sezione dedicata alle terre del Nord, vide l’isola, disegnata nero su bianco, denominata Dainals.

“Dainals…” ripeté Eric. Voltò la pagina e lesse: “Dainals, isola situata a Nord dell’Oceano Occidentale, completamente bagnata da questo…. Ricoperta per il quindici percento da ghiacciai, è prevalentemente montuosa, il che ha favorito numerosi allevamenti… la svolta avvenne nella Terza Era, quando la popolazione che vi venne ad abitare dominò ed addomesticò la mandria di Umcak, una specie di mucca blu unica al mondo…. E c’è dell’altroEric scorse febbrilmente il dito, mandando nella mente queste e tante altre informazioni. “Oltre ai coni vulcanici, la maggior parte dei quali attivi, Dainals è conosciuta dalle popolazioni nordiche per la presenza di violentissimi geyser (v. geyser)

Eric deglutì. Visto che vi era un rimando, sfogliò con particolare violenza le pagine del libro, strappandone alcune, fino ad arrivare alla voce interessata.

Geyser: sorgenti di acqua incandescente che viene sospinta a intervalli irregolari da dei coni di origine vulcanica. L’acqua, così generata, diventa quasi immediatamente vapore, in modo da creare spesso un fenomeno nebbioso sopra e attorno la superficie circostante. I g. sono tipici dell’isola di Dainals (v. Dainals, Isola)

Il Cacciatore sentì la febbre addosso. Tremava e sudava, e non si rendeva conto di dove fosse.

Lo avevano deriso tutti, lo avevano depistato, sbeffeggiando quell’unica frase che lo inseguiva da giorni e giorni:

Le nuvole incontrano il mare.

Certo che lo incontravano. Lo incontravano perché erano quei geyser che creavano quell’effetto.

“Rotta verso Dainals” comandò a Frank, che si mise sull’attenti. Nessuno di Tutuk Naga aveva mai disegnato tale rotta, e se ne sentiva alquanto emozionato. Proprio mentre usciva, però, venne attraversato da un ricordo. “Dobbiamo prima fare tappa ad Azugra, per riparare la White Justice

“Già” Eric represse un sorriso. Aveva risolto il mistero di Steven Blackfield.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...