Un racconto crudo

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“È crudo!”

Uh?

Ce l’ha con me?

Come mai sono crudo?

“E lo chiedi a me? Io non sono caloroso, per cui immagino che, di conseguenza, tu non abbia avuto modo di cuocerti” dice la padella.

“Oh” rispondo. Dovrò trovare un metodo alternativo per cuocermi, a meno che…

“Non pensarci nemmeno! Il caldo mi scotta, e preferisco avere la pelle liscia e setosa come quella di una farfalla”

“Non lo so se ce l’hanno davvero, la pelle le farfalle” obietto.

“Be’, sai come si dice no? Un giorno la farfalla fece una palla di pelle di bruco” dice la padella, ma io la lascio perdere e balzo fuori da lei, cercando qualcuno che possa cuocermi. Inizio dal tavolo.

“Scusa tavolo, non è che tu possa cucinarmi?” chiedo. Il Tavolo mi fa cenno di zittirmi sibilando irritato.

“Stai zitto un attimo! Ma sei sempre che parli?”

Rimango allibito.

“Ho solo detto…”

“Ancora? Guarda che qua stiamo facendo qualcosa di veramente molto importante!”

Il tavolo sa perfettamente di essere nel torto, anche se non lo dà a vedere. Non replico, infatti, come se lo avessi sempre saputo, comincia a rivelare il motivo per cui ha assoluto bisogno di silenzio.

“Sto reggendo il bicchiere per questa persona”

Lo vedo: è messo esattamente al centro del tavolo, peraltro mezzo vuoto.

“Hai paura che cada?”chiedo, e il tavolo annuisce. Il bicchiere cade, rovesciando l’acqua sulla cerata.

“Hai visto che hai combinato? Me l’aveva detto, mia madre, di non parlare con le bistecche!”

Il tavolo sembra proprio adirato e mi immagino di quando lui, da tenero virgulto qual era, parlava a sua madre di bistecche che avrebbero dovuto essere cotte e invece camminano a spasso lungo la cucina. Lasciando perdere questa strana immagine, vado a vedere se può aiutarmi la porta stessa della cucina.

“Ciao, porta!” esclamo. “Puoi aiutarmi?”

“Non sono porta… non porto nessuno” dice lei. Andiamo bene.

“Porta nel senso che ti apri” rettifico. “In effetti, puoi essere chiusa o aperta secondo le esigenze degli umani. E di fatto è una mia esigenza essere cotta proprio per essere mangiata dagli umani, calda, salata e con un buon accompagnamento di patatine condite da varie salse, rigorosamente applicate loro addosso.”

“Non è un mio problema. Io non porto nessuno, pur essendo porta, da nessuna parte” dice la porta.

“A cosa porta questa discussione?” chiedo.

“Ciò che porta la porta, non è mai stato portato” afferma la porta.

“Lo sapevi che i The Doors sono stati un gruppo molto famoso?” chiedo. Avrebbe dovuto ascoltarli, magari sarebbe stato più gentile.

“Sì, ma non sviare il discorso! Io dico solo che i papaveri non hanno mai sentenziato la lingua slovena, e solo perché ancestralmente non si sono chiusi nel loro riflesso”

Non ho capito niente. Io, bistecca, cercavo solo qualcuno che possa cuocermi. Allora parlo direttamente alla moquette del corridoio.

“Moquette, puoi cuocermi?”

La moquette non risponde.

“Allora?” incalzo.

“Sto pensando, silenzio” afferma. “Sdraiati davanti al sole e vedrai come ti cuoci.”

Allora vado fuori, sul balcone, e mi sdraio. Improvvisamente si sente un tuono.

Decisamente, non è la mia giornata.

 

 

 

 

 

 

 

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