Il sale e il sangue/44

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“… E per oggi la lezione è finita” annunciò stanca Mary. Aveva preso molto a cuore la tragica storia di Desdemona e Sigfrido, e adesso stava insegnando loro l’arte della navigazione. In quella lezione avevano imparato come usare un sestante e riconoscere le stelle tramite calcoli che ricorrevano all’uso della trigonometria. Patrick, se dapprima l’aveva avvertita che quei concetti rivolti a dei ragazzi avrebbero potuto sbattere come fa l’onda con lo scoglio, alla fine si era appassionato anche lui e la ragazza apprese in quel modo che sapeva molte cose sulla matematica. D’altra parte, il Cacciatore lo aveva assunto come mercante, ovvero colui che avrebbe dovuto far risparmiare e acquistando sempre le merci più convenienti. Quel compito sarebbe stato delicatissimo una volta sbarcati ad Azugra, porto che avevano scelto per comprare pezzi di ricambio in modo da aggiustare la nave e tenerla pronta per l’assalto all’isola dove le nuvole incontravano il mare, covo di Blackfield.

“Mi piace!” esclamò Sigfrido, gli occhi azzurri spalancati. Per tutto il tempo non aveva perso neanche una parola di ciò che gli era riferito e, anche se a volte Mary e Patrick avevano la sensazione che si estraniasse, gli erano riusciti tutti gli esercizi, dimostrandosi più abile della sorella nel calcolo.

“Sei una bravissima maestra!” disse Desdemona, molto più versata del fratello nel disegno. Inoltre, aveva il talento naturale di disegnare ciò che apprendeva e ricordarlo in un attimo.

“Grazie” disse Mary, sollevata. Era solo la seconda seduta, in qualche modo dovevano passare il tempo.

Inoltre, le ore di studio con i ragazzini le permettevano di allontanarsi dal Cacciatore, che non riusciva più a chiamarlo per nome, dopo quello che era successo sul ponte.

Si stavano quasi per baciare. Lei, con Eric. Quel momento lo conservava fin troppo nitido nella sua memoria e stava cercando con lo studio di rimuoverlo. Lei dava lezioni di navigazione, e a sua volta riceveva consigli per suonare la chitarra, lo strumento portato da quel marinaio che di nome faceva Ted.

“Qualcosa non va?” sussurrò Patrick. Mary si risvegliò dall’ennesima fantasticheria.

“Eh? No, va tutto bene” disse lei. “Stavo pensando a Sigfrido e Desdemona. Brutta storia la loro, eh? E  si riempie di mistero nel momento in cui sappiamo che possiedono poteri psichici, poteri che si estendono anche nell’apprendimento”

“Già” rispose Patrick. “Pensa se avessero voluto seguire Steven Blackfield… avere due potenze come loro lo avrebbe compensato dalla mancata immortalità. Tu lo sai perché il Cacciatore non lo ha catturato e messo a morte in quell’occasione, lasciandoci così liberi di tornare a casa?”

Mary non rispose subito. In realtà, ci pensava da quando erano usciti. Oltre quel fatto strano, le tre persone dell’Impero erano rimaste nel Nonmondo. Una vita a cercarlo per poi consegnarsi a quel luogo orribile.

“Non lo so” disse lei. “È un uomo molto misterioso”

E per questo terribilmente affascinante, si disse. Mary avrebbe voluto schiaffeggiarsi. Si riscosse e guardò Patrick, che la stava fissando perso nei propri pensieri.

“Ci sarà mai una possibilità fra te e Nick?” chiese infine. La ragazza prese a ridere sguaiatamente e non smise per una buona mezz’ora. Patrick registrò l’accaduto e andò a fare da ambasciatore verso l’amico medico.

Il Cacciatore, dal canto suo, stava leggendo molti libri sulla geografia, facenti parte della piccola biblioteca del padre di Mary. Era ancora allibito dall’enormità della scoperta. Così tanto tempo per arrovellarsi su un qualcosa che era sempre stato a portata di mano: sarebbe bastato consultare un qualsiasi atlante mondiale per capire dove si trovasse il covo di Blackfield.

Ecco dunque che Eric prese a studiare tutto il possibile sulle nazioni del mondo, e, quasi senza volerlo, il nome dell’isola di Dainals spuntava sempre, o comunque più spesso di quel che si aspettava.

Improvvisamente, proprio quando giunse al capitolo dedicato ai territori dell’Est del continente dove si trovava anche il regno di Tutuk Naga, si sentì bussare.

“Avanti” disse. Quante ore erano passate? Guardò la pila di volumi, ne aveva già letti tre.

Erano i due ragazzini, Desdemona e Sigfrido. Avevano l’aria stanca, sicuramente Mary li aveva messi sotto torchio.

“Ditemi, ragazzi” disse Eric incuriosito.

“Abbiamo visto una barca” rispose Desdemona senza indugio. Lo aveva detto con un tono così piatto come se la cosa non la riguardasse. Eric la guardò meglio: che fosse in trance?

“Sta navigando verso di noi, ma ancora non lo sa. C’è solo mare, e due persone. Tre, adesso che vedo meglio”

Eric deglutì. “Che direzione?”

“Alcune miglia dietro di noi, ma non so quante esattamente” rispose distrattamente Desdemona. Il Cacciatore sentì di avere i sudori freddi e si rivolse a Sigfrido.

“Tu sapevi di questo dono di tua sorella?”

“Sì” disse il ragazzo. “ma quando comincia, poi non la smette più. Tu sai come fermarla?”

“Certo che no! Siete voi quelli versati nelle arti magiche… e ti ricordo che tu hai fermato dei proiettili senza neanche sfiorarli”

Sigfrido si imbarazzò, così Eric lasciò i due fratelli al loro destino e comunicò al timoniere di fare indietro tutta per andare incontro alla barca. Tutti i marinai ne furono entusiasti, qualcuno si commosse addirittura.

“Che succede? Non vi avevo mai visto così collaborativi” chiese a Francis Norald, intento a controllare alcune funi.

“Vincere una battaglia contro quattro navi da guerra a volte aiuta nella percezione che hanno gli altri nei confronti di chi li fa vincere” rispose il nostromo. “E anche io ho creato tanti problemi a questo equipaggio. Abbiamo i nostri morti, e forse qualcheduno avrebbe potuto salvarsi, se solo io…”

“Non preoccuparti” disse Eric. “È anche colpa mia. Quei tre uomini che ho lasciato a Tutuk Naga e che poi hanno trovato la morte a Ticat non verranno mai dimenticati. Essere sacrificati vivi per le manie di un altro uomo come loro è un modo orrendo di morire, ma che ne sapevamo?”

Eric aveva appreso della tragica morte di Morrison e dei fratelli Jameson dalle parole di Blackfield stesso, mentre riassumeva, durante la lunga marcia sugli scalini verso il Nonmondo, tutti i suoi trionfi, inclusa quindi la sua nomina a Prescelto nel Tempo del Dio Arcobaleno.

“Non potevamo mai immaginarlo in quel momento, ma se è successo è anche colpa mia. Ho preso decisioni assurde finora, ma adesso non voglio più nessun rimpianto”

Data la velocità del vento e il fatto stesso che avessero cambiato rotta avendo dunque il vento a favore, non impiegarono molto a trovare la barca, seguiti dalle istruzioni di Desdemona, il quale non uscì dalla trance in cui era caduto fino a quando non giunsero al cospetto di quelli che sembravano tre naufraghi.

“E poi dicono che l’oceano è grande!” esclamò una voce da sotto la goletta. Eric guardò Frank Copperfield e si scambiarono una delle tante occhiate perplesse che fino a quel momento il viaggio aveva regalato loro. Si sporsero e infine videro Snejder e Josephine, trascuratissimi, in compagnia di una terza ragazza.

“Thomas Snejder!” esclamò Eric. “A cosa dobbiamo la fuga?”

“Come avete fatto a trovarci? Pensavo che foste morti!” disse l’ex vice capitano della Black Sheep.

“Abbiamo le nostre fonti” rispose vago Eric. “Il codice del mare ci impone di soccorrere tre naufraghi, pur sapendo che siete pirati sanguinari. Chi è la terza, dunque? Tua sorella?” chiese, rivolto a Josephine.

“Sì” disse lei. “Anche se controvoglia, accettiamo il vostro soccorso. Tuttavia, vogliamo sbarcare a Ticat, qualunque sia la vostra destinazione”

“Va bene” disse Eric, e non aggiungendo altro diede ordine di caricare i tre pirati. La cosa non fu ben vista da molti marinai, ma il credito che aveva appena guadagnato vincendo la battaglia alle porte di Inoquit permise che nessuno avanzasse obiezioni. Il Cacciatore era in quel momento al di sopra di ogni sospetto e aveva in pugno l’intera compagnia.

Snejder, una volta a bordo, vide di nuovo Nick, il medico che gli aveva rimosso il braccio. Deglutì, non sapeva come comportarsi con lui. Gli aveva salvato la vita, ma ciò che gli restava da vivere era comunque rovinato per sempre. Inoltre, il ricordo della discussione avuta con Steven bruciava ancora.

Nick, dal canto suo, gli si avvicinò. “Come va? So che quando si perde un arto, sorge la sindrome del fantasma”

“Infatti ce l’ho” disse Snejder, arricciando le labbra. “Ma ho anche il sostegno di Josephine e sua sorella, che come vedi ha preferito seguire noi che stare con quel bastardo”

Nick mise gli occhi su di lei. Era molto affascinante, più di Josephine, addirittura.

“Adesso dobbiamo andare a tutta forza… dove dobbiamo andare” ordinò Eric, avendo in mente di interrogare tutti e tre i pirati. Potevano anche non parlare, ma lui aveva le armi segrete.

“E dove dovete andare, eh?” chiese Josephine. Eric si stupì di se stesso.

“Il fatto che ve lo voglia dire oppure no conta su di sé un sacco di variabili. Ho bisogno di parlare con tutti e tre”

“Anche con me?” disse la sorella di Josephine, che ancora non si era presentata.

“Soprattutto con te. Seguitemi nel mio studio”

Eric perse molte ore con i tre pirati, da solo nel suo studio, e nel frattempo Mary pensò a come le cose si incastrassero senza difficoltà nel grande mondo. Proprio nel momento in cui avevano bisogno di conferme, ecco che arrivavano. Inoltre, Snejder in persona era nelle loro mani e sembrava in rotta con Blackfield, dato che già nel Nonmondo aveva deciso di venderlo al Cacciatore.

Probabilmente i giorni di libertà per quel maledetto erano contati e il confronto finale con la Black Sheep poteva essere veramente molto vicino.

Arrivò anche il giorno successivo, che si aprì con alcune nuvole provenienti da nord che portavano pioggia. Fu solo dopo mezzogiorno che cominciarono a vedere Ticat, vaga all’orizzonte, e Desdemona ebbe di nuovo un’altra visione. Eric, che nel frattempo aveva chiesto di essere lasciato solo a rimuginare su quello che aveva appreso, ricevette quella notizia e andarono a raccogliere la seconda scialuppa in due giorni.

In quel caso, si trattava di Jack, un altro pirata al soldo di Blackfield.

“Ti abbiamo trovato!”

Eric rimase perplesso nel vedere l’abbraccio di Josephine nei confronti del nuovo arrivato, il quale emise un grido inorridito nel vedere il moncherino di Thomas.

Il Cacciatore, osservando quella scena, capì che i tre pirati non mentivano: Blackfield si stava isolando dai suoi stessi compagni e, in aggiunta all’immortalità perduta, sembrava proprio che stesse cominciando a impazzire, affogando nell’oceano più pericoloso di tutti.

Il mare della superbia egocentrica sormontata da un cielo di delirio di onnipotenza.

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