Il testimone.

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“Ehi, vuoi essere il mio testimone di nozze?”

Carl se lo aspettava. Fece finta di rimanerne sorpreso, così si mise le mani in faccia a motivo di contentezza, si buttò a terra, rotolò lungo tutta la moquette del suo soggiorno, divenne una specie di rollò e poi si liberò dalla moquette che nel frattempo si era innamorata, poi disse “Ma certo! Verrò con tutta la gioia possibile!”

Federico, lo sposino, gli raccomandò “Mi raccomando comportiamoci bene, anche perché è una cerimonia sobria ed elegante”

“Ma stai tranquillo”

Sei mesi dopo, giunse il momento dell’addio al celibato.

Federico venne rapito da un’astronave aliena piena di polpi giganti.

“Dove… sono? Fra tre giorni mi sposo! Ormai non potete rapirmi!”

“Blgogfgtw” disse il polpo gigante al comando. Sembrava non avere la minima idea di quali tasti comandare e in effetti a un certo punto la tastiera cominciò a parlare in inglese.

Federico disse “Cosa volete da me? Sezionarmi?”

Uno dei polpi gli mise un casco, poi gli mise sotto al naso un piatto dallo strano odore,. Non riusciva a vedere cosa fosse perché aveva il casco, era nero e non si vedeva niente.

“Gjved” disse il polpo. “Gjved!” ripeté.

Gli fu data una forchetta. Federico immaginò che si dovesse mangiare, così infilzò il piatto per prendere una porzione, ma il polpo prese a strepitare come un ossesso.

“Che… ho fatto?” chiese a nessuno. I polpi biascicarono nella strana lingua e presero a schiaffeggiarlo con i loro molteplici tentacoli, quindi il ragazzo pensò che probabilmente lui, con la forchetta, aveva infilzato uno dei tentacoli del polpo che gli aveva offerto il piatto.

Nel frattempo Carl attendeva alla Cozza Impepata, un locale di spogliarelliste, lo sposino. Con lui c’erano Alfonso, Alfredo, Antonio e Andreea.

“Quel pasticcione di Federico è in ritardo” disse lui. Pioveva, pure.

“Ma almeno gli hai detto dove si trovava il posto?” chiese Alfredo, lui che al caldo non ci poteva stare.

“Certo che sì! Non sono mica come il tizio dell’anagrafe che, siccome era finita la penna, non mi scrisse la O nel nome Carlo!”

“E allora di me che si deve dire che mi chiamo Andreea perché la E della tastiera non funzionava tanto bene!” disse Andreea.

“Che bella città” disse Antonio, tanto per dire qualcosa., Lui adorava dire frasi fuori contesto e comunque avevo già presentato quei personaggi e sarebbe parso strano se lui non avesse detto niente.

Nel frattempo Federico mangiò tutti i polpi giganti, tornò sulla terra sovrappeso e la festa al celibato non poté attuarsi proprio perché Federico si sentiva pienissimo.

Il giorno delle nozze Carl arrivò con diciotto ragazze. Lo sposino entrò vittima della collera.

“Che cavolo hai in testa? dovrò dare da mangiare a diciotto persone sconosciute?” sbraitò, ma Carl era impassibile.

“Ehi ehi, fermo, amico” disse “ti avevo detto che sarei venuto con tutta la Gioia possibile! E in questa città ci sono diciotto ragazze che si chiamano Gioia! Una peraltro non è potuta venire per un impegno improvviso e un’altra si è sentita male proprio stamane, e un’altra ancora penso mi abbia tirato un pacco… ho sentito un CRONC al telefono”

Federico si pentì di non aver fatto quell’addio al celibato. Carl aveva uno strano modo di vendicarsi.

 

 

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