Di cassate e Flappy Bird

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“Io mi chiedo” disse Giacomo al limite della pazienza “se sia normale ridursi così dopo un pasto”

Era molto preoccupato per Gateano, il quale aveva raggiunto le dimensioni di un pallone aerostatico, senza esagerare.

Purtroppo i due fratelli erano stati invitati a quel ritrovo in famiglia, avvenimento che non capitava spesso, e dunque era buon uso e consumo andare in posti sperduti per… mangiare, più che per raccontare gli ultimi avvenimenti e aggiornarsi sulle situazioni.

E quindi era chiaro che per Gaetano quella era un’occasione ghiottissima, in tutti i sensi. Per di più, l’agriturismo in questione (nascosto fra le lande desolate e privo di qualsivoglia insegna o di indicazione per arrivarci) aveva dato fondo a tutte le sue riserve pur di far abbuffare i propri clienti.

Ecco perché Gaetano stava letteralmente scoppiando. Giacomo riconobbe tutti i sintomi: posizione inclinata rispetto alla sedia, pancia scoperta e cintura slacciata, oltre naturalmente agli ansimi che lo rispedivano alla categoria di balena spiaggiata.

Anzi, le balene spiaggiate hanno più dignità, pensò Giacomo, il quale si teneva leggero in ogni pasto, perché poteva sempre accadere che qualche ragazza lo osservasse, e quindi non poteva fare la figura del deficiente che mangiava senza limiti stile Pac Man.

Gaetano squadrò il fratello con evidente senso di disprezzo. Deglutì e sussurrò malevolo “Per te che non mangi niente, anche un solo piatto di pasta ti basta per settimane. Non capisco come tu possa resistere alle squisitezze fin qui passate”

Era stata un’impresa, ma perlomeno era ancora padrone delle sue azioni.

Giacomino scosse la testa. Non erano neanche insulti, e in ogni caso non poteva parlare proprio lui che sarebbe stato più che disposto a mangiare il tavolo.  “E io non capisco perché devi ridurti in questo modo. Ti farà male!”

E non era finita. Un secondo dopo che Giacomino definito “l’inappetente” finì di redarguire il fratello, una schiera di dolciumi andò a coronare quel pranzo mastodontico.

C’era di tutto: dolci alle mandorle, cannoli, fettine di setteveli e persino qualcuno alla frutta.

Gaetano stava già allungando una mano, ma il fratello fu più veloce. Bloccò l’avambraccio con la sua mano destra, dimostrando ottimi riflessi.

“Tu non mangerai quei dolci” scandì con forza Giacomo, fissando il fratello con lo sguardo severo tipico dei maggiori.

“Ma ci sono i cannoli!” protestò il minore. I cannoli in questione erano così invitanti che le scaglie di cioccolato in ivi riposti avevano preso la forma di una faccia sorridente, che spiccava sul bianco della ricotta.

“Potrebbe esserci anche una cassata, per quanto mi riguard…” cosa che in effetti era.

Una cassata. Una vera, secondo tutti i crismi.

Un dolce tipico di quel mondo.

Tonda e ricoperta di glassa bianca, intervallata da spicchi di pasta reale verdi guarnita sopra da spicchi di frutta candita.

Non si vedeva, ma dentro era farcita dalla ricotta freschissima, e ad esaltare il sapore scaglie di cioccolato. Il tutto compattato dal pan di spagna, che immancabile faceva il suo mestiere.

Insomma, era davvero bella a vedersi. Ma Giacomo ormai aveva preso la lotta alla gola del fratello come una sfida personale.

“Tu NON mangerai quella cassata, anche a costo di mangiarla io stesso”

Sai che sforzo, pensò Gaetano. Eppure, lui stesso sapeva che non avrebbe potuto assaggiare nemmeno un cannolo minuscolo, quando invece il fratello poteva eccome, essendo rimasto leggero. Nemmeno le leggerissime “sigarette”, ovvero biscotti a forma di sigaretta con dentro la ricotta.

Era davvero pieno oltre l’inverosimile. Una sola altra cosa che non fosse l’ossigeno e sarebbe scoppiato.

Però, era in gioco anche l’orgoglio. Suo fratello stava facendo fuori la terza fetta. Per fortuna, c’era più di una cassata, altrimenti sarebbero sorte discussioni con gli altri membri della famiglia.

Com’era possibile che lui, considerato da tutti, zii, nonni e parenti acquisiti lo “scava forno”, si stava facendo fregare da Giacomo, che più in là di una portata non andava mai?

L’invidia era tanta. L’ira era tanta. Ma doveva resistere, per la sua salute.

Poi, si accorse che sua cugina, l’altra inappetente della famiglia, aveva lasciato la propria fetta a vegetare.

“Alice, tu non mangi? Hai lasciato in tredici la tua fetta” disse, trovando non si sa come la forza per comporre una frase così lunga. Per inciso, lasciare in tredici significava proprio piantare in asso qualcuno o qualcosa.

“Oh, no, sono sazia” rispose lei con la sua tipica voce strascicata e dal fortissimo accento dialettale.

Gaetano sorrise, reprimendo un rutto. Sarebbe morto, ma almeno avrebbe gustato la cassata.

Se aveva ancora delle remore coscienziali, arrivò lo zio rompiscatole a spingerlo definitivamente nella via del male.

“Tu non mangi la cassata? Mangia, che è tutta salute!”

Tutta salute! Un nodo allo stomaco gli ricordò che era al limite e di lì a poco avrebbe rigettato tutto il possibile, persino ciò che aveva mangiato quindici giorni prima.

Ma doveva mangiare la cassata, era una questione di principio.

Così, mentre Giacomo ormai era passato dalla presenza fisica alla modalità “Iphone”, che voleva dire smanettare con Flappy Bird, l’applicazione che si era scoperto essere una tortura psicologica; Gaetano prese la forchettina e, ignorando il fatto che comunque Alice aveva assaggiato la fetta e quindi la posata era sporca della sua saliva, cominciò a gustare la fetta.

Un boccone dopo l’altro, era una goduria sentire lo zucchero fondersi con la lingua e deglutire il tutto nell’armonia di sapori.

Uno dopo l’altro. In sei, sette colpi, la fettina era finita. Peccato che non c’era il “verde”, avrebbe voluto assaggiare anche quello.

Troppo poca.

Ormai Gaetano era assuefatto.

Cercò con gli occhi dell’altra, ma ormai si era esaurita e gli adulti stavano bevendo l’amaro.

Mentre guardava suo fratello imprecare selvaggiamente per la ventesima morte dell’uccello impedito di Flappy Bird, si ricordò che il suo stomaco era al limite.

Fu un attimo. Qualcosa si sciolse dentro di lui, e non era il rapporto fra bottone e asola, quello si era già sciolto da tempo.

Nessuno ricordava una fontana come quella, né mai più ci sarebbe stata.

Giacomo sogghignò soddisfatto: ben gli stava, a suo fratello! Ma non poteva rigettare da un’altra parte? Gli aveva macchiato l’Iphone, dannazione!

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