Condivisione: la Bellezza del Vuoto

Salve a tutti, è il momento di trattare un nuovo libro! Le uscite fra gli emergenti si susseguono a un ritmo incredibile, ma si sa, questo blog è un porto di mare (d’altra parte ho fatto il Nautico per un motivo) e quindi sono pronto per un altro giro, un’altra corsa!

Un gradito ritorno, oggi, quello di Giulia Calligola che ci propone il suo nuovo lavoro: “La Bellezza del Vuoto”. Ma di che cosa parla? Scopriamolo insieme:

Cicero è un assassino professionista, profondamente devoto al lavoro e alla Dea nel cui nome lo pratica. Sa quello che fa, come deve farlo, e sa anche trovare il divertente nel suo lavoro. Alcuni potrebbero definirlo pazzo, ma lui non è dello stesso avviso: semplicemente, sa vedere l’ironia, sia nella vita che nella morte.
Tuttavia, quando la Congrega cui è affiliato gli affida un nuovo contratto, le cose precipitano.
Sembra un incarico facile: uccidere una donna sola, giovane, timida e povera… almeno finché Cicero non la guarda negli occhi e vede il Vuoto.
Chi può voler morta una creatura all’apparenza tanto insignificante? Perché questa giovane assomiglia tanto alla Dea? Ma, soprattutto, riuscirà Cicero a compiere il suo dovere, sebbene gli occhi ciechi di lei gli frenino la mano?

“La Bellezza del Vuoto” è un romanzo introspettivo, fortemente incentrato sui dialoghi e sull’evoluzione interiore dei personaggi, così da andare a fondo nella psicologia di un assassino e di una vittima mancata. Una storia che tratta argomenti forti nel modo più logico possibile e che va a toccare temi quali la ricerca della libertà, il confronto tra culture diverse, l’eterna battaglia alla malattia mentale e fisica, la scoperta della sessualità e l’accettazione della morte. Certamente da non perdere per chi ama il genere introspettivo, letterario, e pur tuttavia con ambientazione fantasy e un certo gusto per l’umorismo nero.

Vedete? Un certo gusto per l’umorismo nero.

Ed io mi sento chiamato in causa. Giulia, nello specifico, ha accettato il mio invito e adesso vi invito a leggere l’intervista che ne è venuta fuori. Buona lettura!

  1. Ciao Giulia, bentornata! Sei già passata di qua per “Gli eredi di Howel”. Cosa è cambiato da allora?

Ciao e grazie per avermi invitata un’altra volta! Evidentemente la prima non ti ha spaventato abbastanza, che bella cosa!

Comunque sono cambiate un sacco di cose, e in meglio. A parte quest’esperienza in self, ho firmato contratti per altri due libri, che usciranno nei prossimi mesi. E poi naturalmente c’è stata la stesura dell’ultimo, ora su Wattpad, “Il Giudizio di Persefone”! Insomma, artisticamente si va alla grande. Nel resto della vita, mah… come tutti i giovani conto ancora meno di zero, quindi non addentriamoci nell’argomento…

  • Come nasce l’idea di questa storia?

Tutto è iniziato dal voler ampliare la psicologia di un personaggio secondario – aiutami a dire secondario – del videogame Skyrim. Ma in realtà l’idea c’era già da prima, era un po’ che volevo rappresentare un assassino come protagonista e trattare il tema delle psicopatie criminali: è un argomento che mi ha sempre affascinato, che adoro leggere e che mi ha anche impegnato durante i miei studi universitari, per la parte relativa alla criminologia. Insomma, era ora di far fruttare questa passione.

  • Parliamo un po’ di Cicero. Assomiglia più a “Cicerone” o più il tipo di Skyrim?

A questo punto, sinceramente, non lo so più. Ti regalo una chicca: si è talmente modificato dall’idea originale che nemmeno si chiama più Cicero (non davvero, è solo il suo soprannome). In realtà si chiama Lucio e credo che ora sia… solo Lucio. Non è più un personaggio dal quale ho preso ispirazione. Allo stesso modo, anche se ho voluto mantenere il rimando al filosofo per il suo modo di parlare “eloquente”, non assomiglia nemmeno a Cicerone. Hai presente quando i personaggi prendono la loro strada e fanno tutto di testa loro? Bene. Lucio ha fatto di testa sua e adesso è solo sé stesso… che mi piaccia o no.

  • Chi è, invece, la Dea?

Cicero ha qualche, diciamo, problemino di estremismo religioso. È davvero molto credente e fa parte di un culto misterico di Selene, dea del pantheon classico. Secondo questa corrente religiosa, che si discosta dal politeismo come lo conosciamo, Selene è la Madre di tutto il creato, insieme alla sua controparte maschile Helios, il Padre. Spesso i due vengono chiamati insieme come Duplice Divinità. Potremmo chiamarlo semi-monoteismo. E in quest’equilibrio la Madre è sia quella che dà la vita che quella che elargisce la morte, per questo è matrona e protettrice degli assassini come Cicero. Lui ha tutto un modo suo di incastrare logicamente questa devozione con il lavoro che pratica, soprattutto perché vede nell’omicidio un modo di mandare la vittima a Selene, quindi come fosse quasi un favore. Ma ci vorrebbe un libro per spiegarlo e… beh, per questo ci ho scritto un libro!

  • Perché Cicero si innamora? E ancora, ho usato il verbo giusto?

Eh, la domanda da un milione di eur… ehm, voglio dire… sesterzi. Cicero… sì, diciamo che a modo suo si innamora. Ma lui stesso ci impiegherà davvero molto a capirlo, e ad essere sinceri non è proprio l’amore il primo sentimento a nascere in lui. La prima cosa che sente per la coprotagonista è più che altro devozione religiosa, un rispetto quasi ultraterreno. Passare da questo all’ammettere che no, prova anche un affetto personale per lei, sarà uno dei temi portanti. D’altro canto, lui è quello che è, assassino e psicopatico, proprio perché non capisce i sentimenti e non li prova come tutti gli altri. Fa fatica a riconoscerli e l’empatia spesso è un poco assenteista nel suo modo di ragionare. Ma ci lavorerà!

  • La copertina rivela la ragazza che Cicero deve uccidere. Come è nata nella tua testa?

Morrigan. Lei è stata uno dei personaggi più facili e piacevoli da costruire. Si è scritta da sola, è stata praticamente spontanea. Da una parte, è nata per essere il contrario esatto del carattere di Cicero (l’accoppiata estroverso/introversa o viceversa è, secondo me, una degli elementi irrinunciabili). Anche le sue caratteristiche fisiche sono facce apposta per essere complementari a quelle del protagonista: è cieca, non vede, quindi si affida di più all’udito. Cicero è uno che se potesse vedere non avvicinerebbe mai, ma proprio mai, ma che d’altro canto parla molto bene per l’eloquenza di cui dicevo sopra, e che ha una voce particolare. Lui ha bisogno di essere ascoltato, lei può solo ascoltare. Inutile dire che è bastato mettere in piedi questi piccoli elementi e i due si sono attratti come due calamite, era difficile anzi tenerli separati! E poi, in secondo luogo, devo ammettere che c’è una parte di me in Mor Mor, o più precisamente di un periodo della mia vita. Di base sono abbastanza estroversa, più come Cicero, ma ho trascorso un annetto circa in depressione e mi sembrava di aver cambiato carattere, avevo davvero paura di tutto. Alla fine, rappresentare l’evoluzione di Morrigan è stato un po’ come parlare di come sono uscita dal quel periodo. Mi ha anche molto aiutata, se devo essere sincera.

  • Quanto tempo hai impiegato a scrivere questo romanzo?

Ah, sono una che scrive veloce. Come stesura effettiva direi all’incirca sei/otto settimane, anche se non ricordo con esattezza. Però un libro, soprattutto così corposo, non si può considerare scritto solo con le tempistiche della prima stesura: ci sono la ricerca e gli appunti prima, l’editing e la revisione dopo… insomma, un anno a libro mi ci vuole, di solito, contando tutto.

  • Il self è una strada tortuosa: cos’ha il tuo romanzo di “diverso” rispetto agli altri fantasy?

Ah, ora vado contro ogni legge pubblicitaria e dico: niente. Non credo nell’originalità, né per me, né per nessun altro. Inventare qualcosa di completamente nuovo credo sia impossibile. Ma è possibile rielaborare e raccontare storie già sentite come se non fossero mai state dette, come diceva Goethe. Quindi vi dico cos’è questo libro: un fantasy “realistico”, senza magia e con pochissimi elementi sovrannaturali; tematiche “mistiche” che riguardano fede e il non avere mai la certezza che la divinità o l’aldilà esistano davvero; un’ambientazione che prende in gran parte ispirazione dall’Europa e dalle sue reali culture antiche; una storia d’amore un po’ macabra; un concentrato di battute e humor nero che, lo giuro, vi faranno ridere per contentezza e tristezza contemporaneamente; dei personaggi un po’ strani, che di normale non hanno niente, che non sono particolarmente “fighi” e che hanno i problemi che abbiamo noi… insomma, questo è il tipo di fantasy che andrete a leggere. Se è nuovo non lo so, ma di certo potrebbe esserlo per i singoli lettori!

  • Fra Congrega e come uccidere una persona, immagino che tu abbia fatto ricerche particolari per il tuo romanzo, vero?

Ehm… beh, se devo dirla tutta, ancora non mi spiego come io possa essere in libertà e senza denunzie-querele sulla capoccia. Sì, ho fatto ricerche molto borderline. Tante cose derivano dallo studio della criminologia, come dicevo, quindi l’ho sfangata così. Ma sì, a volte sono dovuta ricorrere a San Google (modalità in incognito, ovviamente). In particolare, ho cercato le modalità di sgozzamento e quando una vittima ci impiega a morire. Durante tale ricerca sono finita in un forum in cui uno faceva la stessa domanda, e un tizio gli rispondeva in modo dettagliato. Molto dettagliato. Troppo dettagliato. Spero davvero che non fosse un omicida, perché dovrei ringraziarlo per la precisione, mi ha aiutata molto.

  1. Come sai, questo è un blog comico. Raccontami un po’ di episodi allegri, se ce ne sono!

Io credo che niente superi l’episodio dei campanelli.
In pratica, nel primissimo capitolo avevo deciso di mettere dei campanelli addosso a Cicero. Davano l’idea di burlone giullaresco, concettualmente mi piacevano molto. Scrivendo il capitolo due ho capito che su un assassino erano stupidi, perché ovviamente gli impedivano di essere furtivo.
Ecco, già così avete materiale per ridere di me. Ma c’è di più.
Sono una pigra cronica e, sul momento, invece che togliere questi campanelli tornando indietro, ho deciso di liquidarli con una scusa idiota (che Cicero li avesse tolti, o che li avesse solo sulla borsa… ‘na cavolata, insomma). Quanto ci hanno impiegato i lettori a sgamarmi?
Credo 0,001 secondi, centesimo più, centesimo meno.
Alla fine ho ceduto e sono tornata indietro a togliere tutto fin dall’inizio, perché effettivamente stonava. Davvero, stonava parecchio. Avrei potuto evitare il pubblico ludibrio, ma no, ho voluto fare la svogliata e questo è il risultato. Che ci serva a tutti da lezione!

  1. Come mai la scelta di rendere lo stile introspettivo?

Beh, innanzitutto perché lo adoro: che stia scriveno un libro fantasy, fantascientifico, horror o che altro, mi piace dare una forte impronta psicologica ed entrare per bene nei personaggi. Con Cicero in particolare, però, devo dire che sfiderei chiunque a non renderlo introspettivo. È un personaggio davvero “invadente”, che pensa tanto, troppo, che quasi “buca le pagine”. È difficile farlo stare zitto e quieto, anche e soprattutto se sei l’autore. Quindi, sì, la sovrabbondanza di parti riflessive e introspezione è anche e soprattutto dovuta al fatto che il personaggio stesso voleva avere voce. Come dico sempre, io non ho fatto niente, sono solo quella che scrive quello che le viene detto. Non ho colpe, lo giuro. Prendetevela con Cicy.

  1. Amore e morte camminano in un filo sottilissimo, ed io ti chiedo: amore o morte?

Oddio, so’ giovane, per ora spero amore e basta!
Però Cicy m’insegna che è meglio non dare niente per scontato, e dopotutto è proprio il tema portante del libro: se la morte deve arrivare, arriva, dobbiamo affrontarla tutti e per forza, quindi è meglio accettarla perché tanto non è niente di così terribile. E allora mi auguro (e vi auguro) una morte piena d’amore. Credo sia il massimo che si può chiedere.

  1. Bene, credo sia tutto. Grazie per il tuo tempo, sei sempre gentilissima!

A te! E se nemmeno stavolta ti ho spaventato abbastanza, spero di ritornare presto!

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