Il sale e il sangue/51

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Buon Natale a tutti quelli che leggono, che si avventurano, che hanno deciso di affrontare i perigli del mare per perseguire il proprio ideale ❤

Una volta appreso che Steven Blackfield era approdato a Ticat, come se fosse stato chiamato dalla presenza dei suoi pirati fuggitivi, il Cacciatore contava tanto sull’effetto sorpresa, ma il paese di Azugra aveva avuto due settimane per approntargli cinque navi da guerra e Patrick aveva conosciuto un marinaio che invece portava i vessilli dell’isola di Rumala, il quale fu prontamente chiuso nelle prigioni di stato.

C’erano dunque spie all’interno dell’equipaggio, ma ormai erano partiti e, in alto mare, le vedette stavano annunciando la presenza di sei navi all’orizzonte, presumibilmente di Steven Blackfield e del suo burattino che era a capo di Ticat, che Eric aveva capito si chiamasse Ursus.

Pensando ai quattordici giorni antecedenti la partenza, Eric aveva avuto modo di parlare con Mary di ciò che provavano vicendevolmente.

“Mary” aveva detto, una volta giunti al porto per guardare uno dei tanti tramonti colorati che l’isola offriva loro. Diversi gabbiani continuavano a volare.“Io… ho notato un tuo allontanamento, da quella sera. Non ho avuto altre esperienze con le donne, dopo Jane, ma…”

“No, è colpa mia” lo interruppe Mary. Vestivano entrambi un mantello pesante, a dispetto di quello che pensavano verso sera la temperatura si abbassava in quei luoghi. Inoltre, sapevano che a est si avvicinava una perturbazione che presto avrebbe colpito anche loro.

“È colpa mia perché ho avuto paura, e ho finito per baciare Ted” ammise, non riuscendo ad evitare di arrossire.

“Va bene così” disse lui. “Se riusciamo a condannare a morte Blackfield, forse potremmo anche provarci, ma rimanderemo la discussione solo per quel giorno”

“D’accordo” annuì Mary. In quel momento si sentì più leggera. C’erano davvero cose più urgenti che quelle frivolezze davanti al loro futuro e, in men che non si dicesse, si trovavano sulla White Justice attorniati da cinque navi da guerra battenti la bandiera blu e argento di Azugra.

Tuttavia, a causa delle spie, sia Eric che Steven sapevano della presenza vicendevole nelle rispettive isole, così il piano del Cacciatore di chiudere il pirata già nella rada di fronte Ticat andò in fumo.

Furono le navi da guerra guidate da Ursus, invece, a bloccare il passaggio delle avversarie, appena a nord dell’isola di Rumala.

“Caspita” commentò Patrick, rivolgendosi al Cacciatore, il quale prese posizione sulla prua, preferendo guardare da sé l’orizzonte e temerlo.

“Hai visto? Ci faranno fuori!” esclamò il ragazzo.

“Tira fuori le pistole” rispose Eric, continuando a scrutare davanti a sé con l’ausilio di un piccolo cannocchiale. “Non vedo la Black Sheep, però. Ci sono solo cinque navi da guerra, che ancora non stanno sparando. Credo di aver capito che probabilmente stanno fungendo da muro in modo da assicurargli la partenza in perfetta sicurezza”

Fece una pausa. Si voltò sulla destra, dove la nave da guerra comandata dal Capitano Marshall, promosso per l’occasione, costeggiava facendo da scorta alla goletta.

Eric aveva un aspetto della vicenda da voler chiarire. “Vorrei parlare con Marshall ma non so come fare… vorrei tanto chiedergli come accidenti funziona il sistema di comunicazione con i riflessi della luce inventato da Blackfield. Dovrò urlare…” digrignò i denti. Sentì ridere sguaiatamente.

“Che hai da ridere, tu?” chiese secco Patrick al marinaio che si era appena reso conto di essere stato scoperto.

“E lui sarebbe il famoso Cacciatore? Ma finiamola!” esclamò il marinaio. “Uno che non capisce nemmeno in che modo il genio del pirata Steven Blackfield è arrivato a inventare un modo per comunicare senza voce non può che grattare solo la superficie di ciò che realmente è il suo avversario! L’uomo scelto dagli Dei per…”

Si sentirono diversi spari. Patrick, il ragazzo ingenuo che era partito da un fondo di letto, era arrivato a uccidere a sangue freddo un marinaio.

“Stava delirando… non ne posso più di sentire la celebrazione di quel bastardo. Buttatelo in mare” dichiarò Patrick, in piena estasi omicida. Eric era sgomento e impressionato allo stesso tempo.

Non c’era tempo, tuttavia, per commentare l’accaduto: le sei navi si stavano avvicinando alla barriera delle navi da guerra di Ticat, che a sua volta batteva bandiera bianca e oro.

“Dobbiamo dare l’ordine di fare fuoco?” chiese un ufficiale al Capitano Marshall. Anche lui avrebbe voluto parlare col Cacciatore, così si spinse al parapetto e gettò una voce.

“Cacciatore! Noi distrarremo le navi mentre voi vi concentrerete solo su Blackfield! Assicuratevi di non avere spie che comunicano con i pezzi di vetro! La Battaglia dell’Aurora è stata vinta anche in questo modo!”

Il Cacciatore deglutì.

“Hai sentito?” chiese Copperfield. “Allora il maledetto non è soltanto un baro, ma anche uno stratega”

“Noi lo saremo altrettanto” disse sogghignando Eric. “Ricordati che abbiamo Desdemona e Sigfrido, i ragazzini specializzati nelle arti magiche”

Ricordò che Desdemona avrebbe potuto portare il suo messaggio senza dover urlare e, dandosi un ceffone sulla fronte, si diede dello stupido. Inoltre, anche Sigfrido poteva essere utile, perché fermava proiettili velocissimi con la sola imposizione delle mani.

In ogni caso, sarebbe stata una battaglia senza esclusione di colpi.

“Va bene, Capitano Marshall!” esclamò a tutta voce il Cacciatore. “Possa il vento in poppa soffiare dalle vostre parti!”

I due uomini si congedarono col saluto militare, ma entrambi sapevano che non si sarebbero mai più rivisti.

Effettivamente, le navi di Ticat cominciarono a spostarsi verso nord, diretti alle navi da guerra avversarie; mentre la goletta del Cacciatore teneva rotta verso sud, che dunque rimase sgombro.

“Non so quali fossero le disposizioni di Blackfield” disse Eric “ma i marinai di Ticat sono davvero stupidi”

“O forse fanno solo ciò che ritengono necessario per la loro sopravvivenza” disse Frank Copperfield. “Guarda”

Indicò il molo antistante la città, quello riservato alla Black Sheep. La cima del pennone, che per tanto tempo aveva ospitato la bandiera dei pirati, stava vacillando a causa di colpi sordi e violenti che arrivavano persino alla goletta, il che voleva dire che il popolo non voleva più la tirannia dei criminali.

“Adesso siamo soli contro loro, come dovrebbe essere stato, com’era scritto sin dall’inizio” annunciò Copperfield. “E chi per primo cederà, ci lascerà le penne”

“Sei molto incoraggiante, caro mio” disse Eric, sospirando. “Non vedo proprio la nave… so che dobbiamo puntare la prua a nord, ma è talmente vasto e non abbiamo neanche una carta nautica che può aiutarci, perché nessuno si è mai spinto fino a Dainals”

“Inoltre, per andare avanti occorre più velocità” disse Copperfield, che andò dal timoniere e dal nostromo, in modo da chiedere che cosa potessero avere in mente.

“Semplice” affermò Norald. “Bisogna tirare fuori i remi e portare tutto ciò che è spostabile a poppa. Dillo al Cacciatore”

Frank, nonostante sapesse che i due avessero cambiato bandiera e adesso si fidavano di Eric, tuttavia non poteva fare a meno di detestarli per il modo in cui si ponevano. Tuttavia andò a riferirlo al Cacciatore, i cui occhi brillarono.

“Riusciremo con la nuova velocità ad agguantarli?” chiese. Era preoccupato, il Nord poteva anche significare Nord Ovest, o Nord Est, e allora stavano andando fuori rotta.

“Non preoccupatevi” interloquì Mary, avvicinandosi ai due uomini. “Abbiamo comunque due ragazzini molto abili nella magia, che non serve solo a spiare cosa dicono gli altri. Vero?”

“Sì” rispose Desdemona. “I miei poteri sono molteplici, ad esempio. Ho una vista più sviluppata di mio fratello, così come lui ha un udito più sviluppato del mio”

Sigfrido rispose con una pernacchia.

“È inutile che insulti, sai che è così” considerò Desdemona.

Mary dovette ammettere che la ragazzina era molto flemmatica.

Eric si avvicinò a lei e per guardarla negli occhi si inginocchiò. “E allora dimmi: riesci a vedere la Black Sheep? È l’unico riferimento che abbiamo per capire da che parte dobbiamo andare”

Desdemona inspirò profondamente e chiuse gli occhi, allargando le braccia.

Inspirò ed espirò, una, due, tre volte. Improvvisamente, anche il vento cominciò a cambiare direzione repentinamente, rischiando di strappare le vele. Furono minuti di alta tensione, e anche il mare cominciò a ingrossarsi. La White Justice, seppur rinforzata dagli abili carpentieri di Azugra, faticava a tenere le onde. L’unico a non allarmarsi fu Sigfrido, che invece sembrava annoiato e infastidito da quella cerimonia.

Infine, come tutto ebbe inizio, altrettanto ebbe fine. Il vento tornò presto a stabilizzarsi e il mare riacquisì una posizione cristallina, in modo da permettere alla prua della goletta di tagliarlo come coltello nel burro.

Desdemona riaprì gli occhi, che al posto delle consuete iridi presentò una viva luce argentea. Sigfrido disse ”Ecco perché non mi piace che osservi… fai impressione!”

“Vedi qualcosa, Desdemona?” chies invece Eric, totalmente in apprensione.

“Sono a diverse miglia a nord, stanno navigando tenendo bene il mare” annunciò la ragazzina, utilizzando una voce così flebile che sembrava stesse parlando davvero dalla Black Sheep.

“Sì, ma diverse miglia… quante, di preciso?” chiese Mary, ma Eric stese una mano, come per fermarla.

“Grazie, Desdemona” disse sorridendo. “Marinai!” esclamò a piena voce. “Probabilmente noi non avremo i mezzi di Steven Blackfield! Non sappiamo comunicare coi pezzi di vetro, né abbiamo un vascello armato di tutto punto! Tuttavia abbiamo una goletta, la regina del vento! Ebbene, sfruttiamola! Tirate fuori i remi, posizionate tutto ciò che si può spostare a poppa! Facciamo vedere all’oceano chi sono il Cacciatore e la sua ciurma!”

Fu presto fatto. I mezzi pesanti che andarono a poppa fecero sì che la prua si impennasse, in modo da avere meno pescaggio in quella zona e guadagnare meno attrito. Per un attimo, a tutti parve di star volando. Inoltre, alcuni volontari furono entusiasti di vogare a piene braccia, per aiutare la White Justice a superare i suoi stessi limiti.

Fra quei volontari vi era Ted, il suonatore di chitarra, che, per dimenticare Mary e il suo rifiuto, ripiegò nella fatica e nel sudore. Riuscì a dimenticarla non appena i suoi muscoli flettevano e l’acido lattico cominciò a circolare nelle vene. Lui, così come gli altri volontari, pensavano come un uomo solo, andando avanti a indietro, mentre sulla goletta tutti urlavano comandi e spingevano le vele dov’era più opportuno.

A capo, Eric Van Jeger, il quale assunse la posizione di vedetta accompagnato da Desdemona. Chiunque li vedeva avrebbe detto che fossero padre e figlia, siccome avevano lo stesso sguardo determinato.

“Il Cacciatore è a pieno servizio” disse Patrick, con un fremito di paura e timore reverenziale. In effetti, l’imbarcazione correva come un cane da caccia quando fiutava la volpe.

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