Il sale e il sangue/53

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Era ormai passata la prima settimana di navigazione, da quando era partito dalle Sette Sorelle, rivolto la prua della sua nave a nord e combattere contro il Cacciatore a casa sua, sull’isola di Dainals.

Della quarantina di giorni di navigazione, se n’era dunque completato il primo quarto circa.

Aveva avuto il tempo di parlare con Josephine, con Olaf, con Joseph e col resto della ciurma. Non aveva ricevuto l’immortalità, la morte di Thomas era stata straziante e probabilmente erano rimasti soltanto loro a combattere per la libertà, ma perlomeno un grosso problema stava per essere spazzato via.

“Sei sicuro, Capitano, che il Cacciatore non sa dove siamo diretti?” chiese un giorno Pauline, mentre erano tutti a pranzo. Steven, dal canto suo, mangiava sempre e solo in disparte, ordinando a base di formaggio, che veniva prodotto sulla nave stessa. Pauline parlava anche a nome della sua compagna, che dopo tutto quel tempo passato assieme e tutte le persone che avevano ucciso non aveva ancora il coraggio di parlare col suo capitano. Steven ricordava che si chiamasse Jasmine o qualcosa di simile.

“Abbiamo guardato l’orizzonte e non ci sono navi. Il Cacciatore potrebbe anche essere affondato” rispose distrattamente il capitano.

“E allora perché non stiamo festeggiando la sua morte?” insisté lei, che prese a mangiare come l’altro. Lei aveva la zuppa, lui un tagliere pieno di materie prime.

“Pauline, non c’è niente da festeggiare. Davvero, non tutte le morti si festeggiano, soprattutto quando la Dea Nera è venuta a prendere Snejder in persona”

Pauline si rese conto che aveva ragione, così si alzò e tornò da Jasmine, che la guardava preoccupata.

“In altri tempi, il Capitano avrebbe fatto faville nel vedere il proprio nemico morire” osservò quella.

Pauline scosse la testa. “Abbiamo anche perso tutti i nostri covi e non abbiamo avuto il coraggio di chiedere com’è finita la guerra civile a Tutuk Naga, se effettivamente sia finita e come. L’unico obiettivo, adesso, è uccidere il Cacciatore, ma come facciamo a sapere che…”

“Nave in vista! Nave in vista!”

Diverse urla entrarono persino in sala mensa, accompagnate da un sordo scampanellare. Anche il pappagallo di Snejder prese a gridare. Steven non aveva avuto il coraggio di lasciarlo libero e ormai gli si era affezionato, e comunque anche Josephine lo teneva molto caro.

Il capitano prese un ultimo cubetto di formaggio, conscio che le provviste erano finite, e salì sul ponte, si fece dare un cannocchiale ed effettivamente lo vide.

“È una goletta” stabilì. “Il Cacciatore, non si sa come, è vivo e si sta dirigendo a tutta forza verso di noi”

“Come mai sta andando così veloce?” chiese Josephine, che osservava anche lei.

“Probabilmente hanno messo tutto ciò che non serviva sulla poppa, in modo da sollevare la prua. Vedi come sembra che volino? E stanno usufruendo anche dei remi”

“Incredibile” commentò Josephine. “Il che vuol dire…”

“Che non conoscono questa rotta, e stanno andando alla cieca” la interruppe Steven. “Noi, invece, conosciamo questi mari, quindi faremo rotta verso l’isola di Asoly e ne approfitteremo anche per prendere un po’ di provviste. Nel frattempo loro arriveranno e proseguiranno, e finiranno per perderci di vista, disperandosi per questo”

Blackfield diede dunque ordine di fare rotta verso nord est, diretti verso l’isolotto chiamato Asoly, un luogo deserto che era usato dalla Black Sheep per rifornirsi dei suoi succosi frutti. In particolare, la costa più a ovest presentava la foce a estuario di un fiume, coperto da una fitta vegetazione.

Fu proprio in quella foce che, un’ora dopo, i pirati entrarono.

Nel frattempo, tuttavia, sulla White Justice il Cacciatore diede ordine di rallentare.

“Ormai siamo a portata di vista, non c’è più bisogno di correre. Che stanno facendo?” chiese Eric a Desdemona.

“Mi dispiace, signore, ma riesco solo a origliare a una distanza più ravvicinata” si scusò la ragazzina.

“Neanche io riesco a sentire da così lontano, però potremmo provare a lanciare loro qualcosa?” interloquì Sigfrido. Ultimamente era più portato ad atti leggermente violenti.

“Va bene, non preoccupatevi” Eric si produsse in un sorriso forzato. In quei sette giorni aveva avuto modo di conoscere entrambi, spinto dall’entusiasmo di Mary, e aveva capito che fossero due ragazzini confusi e impauriti, soprattutto dalla presenza del temuto Cacciatore, del quale avevano sentito le gesta dalla bocca della ragazza. In quel modo, doveva riconoscere che presentarsi ai due fratellini nel suo lato più umano sarebbe stata la strategia migliore per consentirgli di averli al massimo delle loro possibilità.

“È vero che sei stato ricevuto da un Re?” aveva chiesto Sigfrido una sera.

“Non solo da uno, ma da molti Re. Ho visitato i migliori castelli, sono stato invitato nei balli più prestigiosi e le sale erano molto luminose e colme di lusso, per non parlare dei principi e delle principesse” rispose lui, poggiando il suo bicchiere, volendo evitare di bere davanti a loro. I due fratelli si scambiarono un’occhiata ammirata.

Adesso, il Cacciatore più guardava, più non capiva. Secondo la vista di Desdemona, avevano fatto rotta verso Nord Est, ed effettivamente vi era un’isola, ma non sembrava Dainals.

“Qualcuno ha l’atlante in mano?” chiese Eric, rivolto a Copperfield o Patrick.

Fu quest’ultimo a darglielo in mano. “Ecco qui. C’è tutto quello che bisogna sapere sul Nord. Ho avuto modo di leggerlo da cima a fondo e sembrerebbe che ci sia l’intero pianeta! Tu e tuo padre siete veri divoratori di libri, eh Mary?”

Mary non capiva se il tono di Patrick fosse ostile oppure no. Che differenza faceva se uno leggeva? Si limitò dunque a rispondergli alzando il dito medio e andare avanti con la sua vita.

Il Cacciatore, intanto, era ancora sgomento su come quel libro fosse stato fondamentale fino a quel momento e continuava ad esserlo. E solo perché al padre di Mary piaceva leggere, passione che gli era stata contagiata dalla defunta moglie. Anche lui, probabilmente, sarebbe stato contagiato dalle molteplici passioni di Jane… se ne avesse avuto il tempo. Mentre sfogliava le pagine, l’immagine di Jane venne oscurata da Mary stessa. Poteva davvero rimanere contagiato da lei?

Infine, trovò ciò che cercava. C’era una tavola disegnata con una certa approssimazione che segnalava la presenza di uno scoglio sul mare chiamato Asoly. Eric alzò la testa e vide che invece era un’isola vera e propria. Stavano giungendo anche loro, mentre la Black Sheep avanzava.

In base a ciò che vedeva col suo strumento, sembrava che l’isola fosse coperta da vegetazione che non aveva mai visto all’interno del continente. Fino a quel momento, era stato abituato a boschi, conifere, montagne e città più o meno grandi. Le piante che invece crescevano laggiù erano di una forma e dimensione che erano fuori dalle sue conoscenze.

“Forse abbiamo sbagliato a rallentare… sembra che la Black Sheep stia entrando dentro la foresta” disse Eric. “Me lo confermi, Desdemona?”

La ragazzina annuì.

“Meglio, no? Li prenderemo per fame” intervenne Frank Copperfield, scendendo dalla postazione di vedetta. “Getteremo l’ancora davanti il bacino dell’isola e ci affronteremo a viso aperto proprio lì, dove si sentono più forti”

Eric, invece, avrebbe voluto entrare anche lui dentro il fiume, anche per capire cosa si nascondeva all’interno al punto da risvegliare la curiosità di Blackfield.

“Mary, tu cosa dici di fare?” chiese. Mary scosse la testa. “È meglio aspettare, come dice Frank.”

Il profilo dell’isola stava lentamente definendosi e Mary cominciò a preoccuparsi non poco della presenza di piante così strane. Piante voleva dire insetti, e insetti molto spesso volevano dire vespe, e api gigantesche, o tafani, o chissà quali altri mostri orribili. Tuttavia, preferì non dirlo al Cacciatore. Era poi il motivo per cui preferiva il mare alla terra.

Nel frattempo, se sulla White Justice si decideva il da farsi, Blackfield avanzò all’interno della ben nota foresta che contornava il passaggio fluviale. Per fortuna, quel posto era davvero molto profondo, al punto che persino un vascello come il loro poteva traversarlo senza problemi. Gli arbusti facevano per loro un muro verde a destra e a sinistra, e una serie di intensi odori mai sentiti a Tutuk Naga riempì ben presto le loro narici.

“Credo che non ci stiano seguendo” disse Josephine a Steven. Si trovavano sulla poppa, entrambi sorvegliavano costantemente gli inseguitori. “La tua idea di seminarli entrando nel fiume si è rivelata fallace, perché ci hanno raggiunti prima di sparire. Adesso che faremo?”

La ragazza glielo chiedeva aspettandosi una risposta geniale, da quell’uomo che aveva tanto ammirato e che tuttavia nascondeva grossi difetti di personalità. Si dava costantemente della stupida perché lo amava, ma non poteva farci niente.

Steven sorrideva. Josephine se ne accorse e si sentì arrossire. Perché le faceva quell’effetto? Perché quell’uomo disonesto e arrogante veniva baciato dai raggi del sole e aveva costantemente l’odore di salsedine addosso?

“Avanti tutta” ordinò. “Ci fermeremo alla prima insenatura”

Non ci volle molto per raggiungerla. La ciurma notò che sulla destra era tirata in secca un’altra barca.

“Questo, signori miei, è il brigantino Saint Jimmy, dedicato a una figura importante nella mitologia storica del nostro mondo” annunciò Steven Blackfield, prendendo parola. A quel tempo non aveva idea di cosa significasse l’appellativo santo, ma adesso che aveva visitato il Nonmondo, probabilmente Jimmy sapeva o aveva avuto a che fare coi Santi.“L’ho fatta costruire col legno di questa foresta, il migliore del mondo, dalla tribù locale. Sapete, è una tirbù cannibale, e sia io che… che Thomas” Steven fece fatica a nominarlo “abbiamo dovuto usare tutta la nostra abilità per evitare di farci mangiare. E tuttavia non un solo pezzo di noi è finito dentro lo stomaco dei voraci residenti di questa isola, anzi, come potete vedere ci è stato dato un pegno. Il Saint Jimmy è leggero, maneggevole e può anche raggiungere i dieci nodi! Che la protezione del vivace profeta del dio dei vini, santo protettore dei bugiardi, possa dunque esserci propizia!”

Josephine, mentre la ciurma festeggiava urlando, dovette riconoscere che cambiare nave era la mossa migliore. Il Cacciatore non si aspettava di sicuro un brigantino da inseguire, radicato com’era nella ricerca della Black Sheep. Così, loro avrebbero aspettato un vascello, ma a evadere l’isola sarebbe stato un brigantino.

La ragazza si commosse. Steven Blackfield era il demonio in persona, e lei lo amò con tutta se stessa.

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