La leggenda dei tre compagni e del figlio della luna/04

la leggenda dei tre compagni e del figlio della luna

“È antipatico, capriccioso e parecchio esigente” sbottò senza mezzi termini Thomas. Tutti e tre erano a stomaco vuoto, dato che non passava nessun animale selvatico, mentre il fuoco scoppiettava allegro attorno a loro. “E non credo neanche a una parola di quello che dice”

“Sei  davvero ostinato” replicò Edward. Sospirò e guardò in alto la luna calante. “Se è sceso giù con la luna piena, dovremo aspettare ventotto giorni per farlo risalire, no?”

“Non credo, sarebbe troppo semplice” rispose Thomas. “Soprattutto, un furfante come quel marmocchio, se è stato cacciato dalla sua stessa madre, vuol dire che anche lei, o la nutrice, si è rotta le palle di averlo fra i piedi”

“Chissà come deve essere quel regno” disse Gerald. “Tutto argenteo, dove uomini e donne convivono senza guerre né malattie. Non piove nemmeno, quindi penso che ci sia una riserva d’acqua sotterranea che alimenti tutti”

“Già… niente malattie, e qui viviamo in piena guerra dove il regno di Ontaria potrebbe sfondare le righe e invaderci tutti. E poi la siccità, e l’epidemia di febbre… manca solo che muoia il Re. Tutta questa pressione per voler tornare a casa quando è evidente che sia sceso per un motivo, bah! Io dico che dovremo abbandonarlo e che se la sbrighi lui. Non si aspetta certo che siamo capaci di schioccare le dita e puf, di nuovo nel suo letto argentato pieno di stelle con i molteplici servitori che offrono pane fresco e latte caldo?”

“Oppure è stato un incidente e lo stanno cercando. Pensateci: nessun abitante della Luna è mai sceso qui fra noi umani. Deve esserci stato un errore” disse Edward. “Un bambino cresciuto così è sicuramente figlio unico, per di più senza madre. La madre, che sia regina o no, stravede per Mond, ne sono sicuro. Allora, perché portarlo sulla Terra? È un controsenso, no? Pertanto, c’è stato un errore. Non ho idea di cosa stia accadendo lassù, ma non se la stanno passando troppo bene. Oppure semplicemente c’è stata una svista, un grave errore da parte della servitù. Magari un giorno o l’altro capiranno e scenderanno anche loro a riprenderselo. Conviene aspettare”

Nessun altro disse nulla. Edward tornò a guardare la schiena di Mond. Sembrava un bambino normalissimo, ma quel che diceva era totalmente insensato per un uomo nato e cresciuto sulla Terra. L’alternativa era che la sua storia fosse vera.

“E se chiedessimo un riscatto?” buttò lì Thomas a un certo punto. Sia Edward che Gerald lo guardarono.

“Se è davvero il figlio della Luna, allora è un nobile e deve avere un sacco di soldi. Chiediamo dunque il riscatto, no? Chissà l’oro lunare quanto vale! Tu hai appena detto che verranno a riprenderselo, dunque diremo loro che vogliamo tenerlo in ostaggio a meno che non sborsino”

“È una cazzo di idea, sacrosanta! Sei un genio!” Gerald e Thomas si diedero il cinque, ma Edward non era tanto d’accordo. Era pur sempre un cavaliere… sennonché…

Mancava ancora qualche ora prima dell’alba e decisero di non fare turni di guardia, dunque dormivano tutti nel momento in cui uno scalpiccio di zoccoli interruppe il sonno leggero di Mond.

“Chi è…? Governante?” chiese assonnato. “Che sia parzialmente caldo, il latte, e con otto biscotti”

“Salute a voi” disse il cavaliere a capo del gruppo. Alcuni avevano le torce. “Che ci fate qui, sperduti nella radura?”

“Sir James, riconosco Gerald il Macigno! E con lui, ovviamente, l’inseparabile Thomas il Ladro. Si sono macchiati di molti crimini e molte città li cercano” disse uno dei soldati.

“Molto bene… molto, molto bene”

Il cavaliere calciò senza troppi complimenti i tre compagni che si svegliarono improvvisamente.

“Tu chi sei?” chiese sprezzante a Edward, mentre gli altri due lentamente compresero la situazione.

“Sono… ho perso la memoria e costoro mi hanno salvato dalla follia” buttò lì, sperando ardentemente che nessuno si fosse accorto della spada.

“Bah” rispose il suo interlocutore, mentre altri perquisivano i due malviventi. “E come mai avete un bambino? Questo lo ricordi?”

“È per lui che siamo in viaggio” spiegò Thomas, infastidito dall’irruenza dei soldati. “Cerchiamo asilo per il povero Mond, un orfanello trovato per strada”

Il soldato scoppiò a ridere. “Mond? Che cazzo di nome! E cosa fate, dunque? Raccattate l’immondizia? Uno smemorato e un trovatello, due malviventi come voi… ah! Che tempi!” Dove andremo a finire!”

“Sir James! Abbiamo trovato questa!”

Ecco, si disse Edward. Il cavaliere chiamato Sir James esaminò la spada di Ontaria con estremo interesse, alla luce delle torce.

“Ti tratti bene, per essere uno smemorato” disse. “Questa spada ti tradisce. Tu sei un guerriero del paese di Ontaria, in guerra con noi sull’aspro campo di battaglia di Ashengard. Tu…”

Cominciò a decantare odiose crudeltà di guerra, che lui conosceva e aveva vissuto. Lui non volle sentire, né vedere. E due occhi di bambino lo stavano perforando.

“… ed è per questo che voi quattro verrete scortati a Palazzo Reale, nonostante lo stato di lutto nazionale”

“Lutto nazionale?” chiese Gerald.

Sir James assunse un tono compunto e austero. “Il nostro amato Sovrano Elijah Quarto è deceduto dopo una violenta e improvvisa febbre. Tutte le attività sono cessate e ogni bandiera è a mezz’asta. Probabilmente chiederemo anche una tregua al regno di Ontaria”

Tutti furono colpiti da quelle parole. La febbre… un nemico orribile che aveva portato via anche il Re stesso, un re che Edward aveva sempre visto come il male incarnato, ma che di fronte alla morte si presentava come un uomo, esattamente come tutti. Al suo posto si sarebbe seduto il figlio, Elijah Quinto, il quale come accennato da sir James si diceva optasse per una soluzione diplomatica della questione Ashengard, non gradendo lo scontro con le armi.

“Beh, non avranno curato una febbre ma perlomeno potranno dirmi qualcosa riguardo la mia pelle!” esclamò Mond, tutto a un tratto e interrompendo la commozione dei presenti.

“La tua pelle? Che hai che non va, ragazzino? Sei solo pallido, dovresti mangiare carne, no?” chiese sir James, e Gerald in tutta fretta gli tappò la bocca, mentre Mond stava per rivelare il suo segreto.

“Niente, ha solo un po’ di… scabbia, probabilmente è stato morso da un cane” buttò lì l’uomo, ma i soldati si convinsero e infine vennero tutti arrestati. Il plotone dunque si divise, poiché erano stati inizialmente incaricati di dare la notizia a tutte le signorie, dunque i viandanti furono scortati da sei soldati forti e armati di tutto punto.

“Prima di tutto faremo colazione” prese a dire Mond. “Pretendo il mio latte caldo, con otto biscotti. Come nel mio sogno”

Le parole del ragazzino furono inascoltate, così dovette ripeterlo, e di conseguenza lo disse anche una terza volta, finché il nuovo capogruppo non sbraitò.

“Faremo colazione solo al momento opportuno” ordinò. “Adesso, in marcia! La capitale è lontana”

Percorse alcune ore dove la campagna lasciò il posto a sentieri brulli e scoscesi, poi giunsero a un villaggio incastrato fra due montagne. Furono ore tese, percorse affrontando un forte vento fresco, dove Mond non aveva ripetuto altro che desiderava del cibo e una coperta, inframmezzando quei capricci con la richiesta di informazioni su dove fossero. Thomas, si disse Edward, avrebbe anche potuto ucciderlo, al di là del riscatto che aveva in mente di chiedere.

“Ecco il Valico di Senerbez” disse finalmente il cavaliere. Secondo Edward, era spossato anche lui. “Sarà qui che ci rifocilleremo. Badate bene a non fare colpi di testa, altrimenti vi tagliamo la gola e abbiamo i poteri per farlo” avvertì.

Mond si toccò istintivamente il punto indicato. Diceva sul serio?

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