Fare vento

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Sapete, essere una forchetta oggigiorno non è poi così esaltante come ci si aspetta. Sì, ok, ogni tanto infilzi i tuoi denti in una calda bistecca sugosa, ma poi la cosa finisce lì. Io, il cucchiaio e il coltello facciamo parte dell’argenteria di questa trattoria, e non succede mai niente. Nessun ragazzino che mi mette il pezzetto di cibo in faccia e mi usa come catapulta; oppure nessun ragazzino che mi impugna come un tridente per dominare i mari… e neanche il coltello è molto felice. Vero, Colty?

“Già” mi sento rispondere. “Nessuno ha mai ucciso nessuno in questa trattoria. O almeno,   io non mi ricordo di essere stato usato in tal senso. Vero, ragazzi?”

“Quasi” dicono gli altri coltelli. Ma, secondo me, è perché loro non tagliano abbastanza, non hanno i denti così affilati.

“Facciamo un po’ di vento?” chiedo al gruppo. Si leva un certo mormorio di assenso, in fondo siamo tutti un po’ composti dal vento.

“Come si fa il vento?” chiede innocentemente un cucchiaino.

“Oh, mio caro villico” esordisco rivolto a lui. “Non sono un villico! Sono un trattorico!”

In effetti, villico da villa e trattorico da trattoria. Ci sta.

“Uil vento si compone da una massa d’aria e noi in effetti siamo masse” spiego.

“Siamo masse, ma non d’aria” dice il coltello. “Accidenti! Ti immagini dovere accoltellare l’aria? Ci vogliono almeno dieci anni prima di fare qualcosa!”

“Ancora? Questo coltello è più violento di quel che credessi…” borbotto. “In ogni caso. Componiamoci! Coltello! Sopra di me!”

Il coltello si poggia in perpendicolare su di me, incastrandosi in una fenditura fra un dente e l’altro.

“Cucchiaio! Sotto di me!”

Il cucchiaio si infila ai miei piedi come se fosse uno skateboard. Ordino la carica e il cucchiaino sbatte sul bicchiere, come a voler imitare un corno.

“Siamo diventati la prima posata componibile! Non è meraviglioso?” chiede tutto contento il cucchiaio.

“Perché non riuscite a partire?” chiede il cucchiaino, invece.

“Perché c’è il siffatto Lord Finestra!” si presenta, ridendo come un pazzo. “E sono chiuso!”

Segue un momento di silenzio preoccupato e anche pieno di cibo. Gli altri commensali stanno ignorando la storia che si compie appena a pochi tavoli da loro.

“Vi stavo aspettando al varco” dice il siffatto Lord Finestra. “Dovrete pagare un pedaggio, che non avete”

“E quale sarebbe?” chiede il coltello.

“Il vento! Ma come fare vento senza correnti d’aria?”

“Arguto e spietato!” commenta il bicchiere. “Devo dire che vi ha messo nel sacco!”

Neanche a dirlo, arriva un sacco  che porta via quelle posate. Ovvero, noi. Ma quando il bicchiere starà zitto?

 

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