L’importanza di non sognare imbuti

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Benvenuti nella rubrica “Racconti a quattro mani!”: Ilenia si è prestata a scrivere con me quanto segue. Commentate! Chi ha scritto cosa? Un giochino che sta appassionando l’internet 😀

 

“Il sentiero era stretto, ma le ruote di un carro stavano passando lo stesso. Era trainato da un asino, che però aveva un sogno: tostare il pane.”
Un uomo trainava una carrozza piena di pietre e l’asino, pensando al suo tostapane, si chiedeva perché dovessero trascinarsi quel peso e glielo chiese
“Ehi, umano? Cosa te ne fai di tante pietre?”
L’umano disse “Voglio costruire la piramide più grande del mondo” e l’asino, che invece si intendeva di igloo, ribatté “Può un igloo essere di pietra?”
“No, stupido asino. È per questo che siete la vergogna degli animali”. L’asino rimase molto offeso e per protesta si fermò.
“Stupido asino, muoviti!”
L’asino, avendo sentito quel grave insulto, prese a voltarsi contro quell’uomo sprezzante.
“Come osi? Chiederò al mio tostapane di tostarti!”
L’uomo sulle prime non capì ma un gabbiano fece cadere fra loro un tostapane fatto e finito.
A quel punto l’uomo pensò che non gli servivano più le pietre, poteva aprirsi una bottega dove tostava il pane e scappò. L’asino rimase legato al carro pieno di pietre, sconcertato e deluso.
C’erano però tanti alberi attorno a lui. Faggi, querce e poi non ne sapeva più. Si rivolse dunque a un cespuglio di bacche e gli chiese “ Sai se per caso il pane di bacche era buono? Invece quello di more? Posso fare un tostapane di pietra?”
Ma si sa, i cespugli erano taciturni e quindi fu costretto ad andare avanti, trascinandosi quel peso. Improvvisamente vide un opossum, si avvicinò e chiese “Ehi opossum, se mi liberi ti regalo una montagna di pietre!”
L’opossum stava però risolvendo un cruciverba “sette verticale, lo porta un asino”
Vide un asino “cos’è che porti? Quattro lettere”
L’asino considerò che pietre non era di quattro lettere. “Boh, peso?” Si disse, e provò a venderne qualcuna, ma l’opossum scrisse PESO sul suo giornalino.
“Me la cavo più con i sudoku” tentò l’asino, ma l’opossum aveva smesso di ascoltarlo e si accese una pipa. Dopo qualche minuto di imbarazzante silenzio sentenziò “So io cosa devi fare”. L’asino tornò a sperare
L’opossum fumò la pipa, sapendo cosa doveva fare l’asino. Attese. “Non lo stai facendo” Lo rimproverò. “Eh ma tu non mi hai detto nulla!”
L’opossum disse “Salva il tostapane dall’uomo, su! Fallo tornare al gabbiano!”
L’asino scosse la testa.
“Basta con questa storia del tostapane, non ho nemmeno i pollici opponibili, non avrebbe mai funzionato! E poi non ha senso, tu non dovresti fumare, io non dovrei parlare, è tutto un caos!”
L’opossum sospirò “Vuoi una pipa?”
“Mi dispiace, non fumo”
“No, intendo la pipa. Io devo andare a inseguire i fenicotteri” e sparì. L’asino si convinse che forse doveva seguirli pure lui, ma… dove trovarli?
Improvvisamente un bambino si svegliò.
“Mamma!” chiamò.
“Che succede, tesoro?”
Il bimbo raccontò del suo sogno bizzarro, un asino, il tostapane, la pipa e i fenicotteri. La mamma lo fissò perplessa, gli misurò la temperatura ma non aveva febbre.
Il bambino chiede “Dove sono i fenicotteri?”
“Tesoro, staranno dormendo tutti”
“Ma io li voglio!”
“Domani te ne cucino uno”
La donna era davvero una brava cuoca, ma avrebbe spacciato il suo tacchino delle feste per un fenicottero se fosse stato necessario. Sbirciò ancora un poco il figlio dalla porta prima di tornare a letto e lì iniziò anche lei a sognare.
Il suo sogno divenne popolato da diversi blog di cucina. Fenicotteri al vapore, alla griglia, alla salsa, alla macarena e via dicendo, perché era vero che non poteva cucinarli, ma meglio un tacchino oggi che un giallo zafferano domani!
Soprattutto, pensò, era libera di usare le uova. Di qualsiasi animale, anche di fenicottero.
Le uova, sentendosi chiamate, si domandarono su che fine avrebbero fatto.
“Potremmo finire in una crostata” considerò una.
“Oppure in una zuppa” disse un’altra.
“Oppure… no, meglio sodo” immaginò un terzo. Era realista.
Le uova avevano invaso i sogni della donna che, infastidita, si svegliò. “Basta assurdità, per l’amor del cielo stiamo perdendo la testa in questa casa?”. Il figlio si era svegliato e stropicciandosi gli occhi le andò incontro.
“Hai fatto anche tu un brutto sogno?” le chiese, assonnato e confuso. La mamma lo prese in braccio e lo portò nel lettone con lei “Magari in due smettiamo di fare incubi”
Mamma e figlio, in qualche modo, fecero lo stesso sogno. Camminavano lungo un corridoio fatto di sole uova e all fine di questo vi era un gigantesco asino.
“È lui! Quello del sogno!” Esclamò il bambino, e la madre chiese all’animale “cosa vuoi da noi!”
“Tostapane” rispose quello con voce fonda.
“E va bene” urlò lei sfinita, prese per mano suo figlio e si diresse in cucina con l’asino che li seguiva.
“Eccolo, è tutto tuo, ora possiamo tornare ai nostri sogni normali?”
L’asino divenne un opossum che, fumando la sua fedele pipa, propose “Prima dovete rompere le uova nel paniere, il bambino magari piangere sul latte versato”
“Questo non lo accetto” disse la madre con tono irremovibile “mio figlio non piangerà per nessun motivo. E tu, opossum dei miei stivali, non sai che fa male il fumo? Che esempio dai nei sogni del mio bambino?” prese una pentola e lo scacciò, stufa di quella folla di pazzi che imperversava tra la sua cucina e la sua fase rem. Guardò il bambino.
” Stiamo ancora sognando? “le chiese timidamente.
Forse non avevano mai iniziato, o forse non avevano mai smesso. Andarono verso il letto. L’importante era essere insieme.
” E non fumare ” disse verso il soffitto la mamma, sicura che l’opossum, vero o no che fosse, l’avrebbe sentita.
Il bambino, perplesso, si chiese perché mai dovesse fumare. Chiedendoselo così spesso che dimenticò pure come si facesse a dormire, impressionato anche dalla forma degli opossum. Sua madre ne avrebbe approvato uno in casa?
Come se avesse potuto sentire i suoi pensieri la madre rispose “nemmeno per sogno. O in sogno. Ooh, al diavolo, purché si dorma!”. Anche il bambino si addormentò.
L’asino e l’opossum li fissavano. Le persone sono così strane, pensarono entrambe.
“Ma tu dovresti proprio smettere di fumare” insistette l’asino. L’opossum sbuffò.
“OK, ma nel prossimo sogno voglio avere le ali”
L’asino ridacchiò, insieme andarono via dai sogni di quelle persone. Niente tostapane, ma la prossima volta avrebbe puntato a qualcosa di più prezioso.
L’opossum, che in realtà teneva molto alla pipa, prese a fumare gessetti.
“Ma cosa fai?” Chiese l’asino. “Tanto valeva che fumavi le pietre, ne avevo un sacco”
E l’opossum rispose “beh ma i gessetti sono più scolastici, metti che devo risolvere un altro cruciverba?”
“Io mi dissocio!” gridò qualcuno, entrambi spaventati a morte iniziarono a correre facendo cadere pietre e gessetti.
“Così imparate ad entrare nei sogni di Caleel”.

Fine

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