Il primo pesce d’aprile a un pesce.

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Nuovo racconto scritto a quattro mani assieme ad Ilenia! Come al solito, il giochino è sempre aperto: chi ha scritto cosa? Stavolta ci siamo impegnati nell’avere un pesce d’aprile molto… particolare!

 
Il plaid non era mai stato così utilizzato. Caldo, quadrato, pratico, ricordava un kilt scozzese.

“Il mio sogno è quello di diventare un broccolo” affermò. Peccato che fu sentito.
Il cuscino infatti cominciò a ridere.
“Che ti ridi, ammasso di piume?”
Chiese indispettito il plaid. Il cuscino si rotolò a terra dalle risate davanti gli occhi del plaid sempre più perplesso.
“Ehi, ma dico, mi prendi in giro?”
“Non farci caso” disse il materasso con voce profonda “non è personale, sai, è la parola ‘broccolo’…”
Al cuscino vennero i singhiozzi dal troppo ridere, la sedia e la lampada si sporsero per vedere la scena, con esiti catastrofici. La sedia cadde provocando un rumore sordo che svegliò tutta la casa, la lampada accecò tutti.
Il povero plaid si sentì un bel po’ preso in giro. Una lampadina infatti ballò attorno a lui, facendo un cerchio completo.

“Ridete, ridete pure” sibilò sprezzante. “Vedrete quando chiederò al broccolo di…!”

E andò. Prese il pullman per andare dalla camera alla cucina ed incontrò Messer Cavolfiore.

Messer Cavolfiore era un tipo tutto d’un pezzo, almeno per ora. La sua aria rispettabile incuteva timore a tutta la frutta e alla verdura. Tranne i lamponi, ma quelli sono degli spiriti anarchici che non credono nelle gerarchie.
Il plaid entrò con timore reverenziale al suo cospetto.

“Scusa?” Esordì.
“Chi è?” Rispose lui freddissimo.

“Cominciamo bene” pensò il plaid.

“Puoi chiedermi una sola domanda” esortò il cavolfiore.

“Cosa fai se ti entra un gabbiano in casa?” Chiese quello. Se ne pentì: ma non voleva diventare come lui? Persino il lampone rise come uno sciocco, spettegolando con una banana di passaggio.
Il cavolfiore, tuttavia, prese sul serio la domanda e meditò.
“Sei molto furbo, ma la risposta la so”. Tutti si protesero per ascoltare, ma lui fece cenno solo al plaid di avvicinarsi. Quando lo avvolse totalmente sussurrò “Mi nasconderei per paura di essere mangiato”. Il plaid si rese conto che Messer Cavolfiore aveva un cuore e se ne rammaricò.
“Pappamolle” lo sbeffeggiò.
Messer Cavolfiore divenne rosso come i lamponi e gridò :

“Come osi chiamarmi pappamolle? Non lo sai che mi si usa nelle minestre? Pappa, molli!”

Il plaid vide quello ingigantirsi, mentre il lampone si accese una sigaretta, rendendo il tutto più drammatico.

“Io ti direi di scappare” consigliò quello. “C’è solo un modo per calmarlo”

“E quale sarebbe?” Chiese poco lucido il plaid
“Cantare” proferì con solennità mentre spegneva la sigaretta. Com’era teatrale quel lampone, pensò il Plaid. “Meglio assecondarlo tuttavia”. Aveva appena concluso questo pensiero quando il lampone aggiunse “In Rima” e si aggiustò il cappello. Il cavolfiore continuava a gonfiarsi e gonfiarsi, il plaid deglutì e pensò che non c’era altra scelta e cantò.
“Oh Cavolfiore!

Vai in bicicletta a tutte le ore,
Non prendi una lambretta
La lattuga ti aspetta.

Oh Cavolfiore
Non assomigli a un reattore
Non impugnare nessuna accetta
A meno che tu non vada a Mistretta.

Oh cavolfiore
Fiero del tuo agricoltore
Rimpicciolisci a manetta
Ché lo scheletro mi dia retta.
“Ha ragione!” Esclamò uno scheletro urlante da un armadio.
Tutti si commossero e iniziarono ad applaudire, allo scheletro questo costò le dita che si frammentarono sul pavimento, ma ne era valsa la pena. Il Cavolfiore lentamente si sgonfiava rispondendo per le rime:
“Questo plaid è molto astuto
Ma se vuoi un giochetto acuto
Al mio dire devi stare
Non ti puoi mai più lagnare
Sudditanza e obbedienza
Che ti abbondi la pazienza
Perché adesso mi appartieni
Libertà che va, schiavitù che vieni”
Il plaid, che desiderava proprio somigliare a lui, sudò freddo, e Chiese “D’accordo. Qual è il tuo dire? Devo forse frinire? O devo impallidire?”
Messer Cavolfiore stava proprio per ribattere quando cadde rovinosamente a terra. Tutti gridarono per l’orrore di quella scena. Parti di cavolfiore in ogni dove. Il lampone additò il plaid “è stato lui! Lo avete visto tutti!”
Tutti gli occhi, persino quelli delle pentole chiuse dentro la lavastoviglie, lo fissarono.

“Io? Ma io sono solo un plaid tenero caldo e morbidoso!”

Un mestolo stava per picchiarlo quando effettivamente cadde nel caldo e si rilassò.
Con il suo tessuto avvolse tutti e li rassicurò. Tutti si avvolsero in un caldo abbraccio e fecero la pace. In sottofondo, però, si udì una risata. Un piccolo cavolfiore in miniatura li osservava a braccia conserte.
“Eh bravi, ci siete cascati, era il mio obiettivo sin dall’inizio. Per vedere se avresti saputo tenere il mio regno unito ho inscenato la mia morte. Pesce d’aprile!” tutti iniziarono a ballare e ridere attorno al piccolo cavolfiore e il plaid, stordito ma felice, capì di aver trovato la sua nuova famiglia d’aprile.
Anche un pesce su in alto fu contento.

“Bene, anche quest’anno il pesce di aprile è stato festeggiato” proclamò soddisfatto.

“Ma… tu non dovresti essere nel mare?” Chiese un Cumulonembo.

“COSA?” Chiese sconvolto il pesce.

Cumulonembo rise anche lui “Ho fatto un pesce d’aprile ad un pesce in aprile!”
Il pesce, un po’ scocciato, andò via lasciando scie maleodoranti dietro di sé, una ad una tutte le stoviglie vi caddero sopra ma arrivò il plaid a pulirle.
“Vedi? Per fortuna, ma meno scherzi e più arancine la prossima volta!” Disse il plaid con tono di rimprovero.

Il pesce ammutolito non disse nulla.

“AHAHAH ci caschi sempre!”

Per fortuna, il primo aprile portava allegria a tutti.

 

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