Racconto a catena/23

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Il fatto era che, di notte, il supermarket denominato Mondo Convenienza era spento, vuoto, soffritto quasi.
Gli alieni giunsero davanti all’edificio e lo trovarono sprangato. Una serranda era chiusa e dormiva esattamente come il lucchetto che la teneva ferma. C’era un po’ di freddo umido, ma gli alieni erano abituati, dato che vivevano nella loro astronave. Non aveavno alcun pianeta. Il loro era stato distrutto da un comandante intergalattico che aveva utilizzato degli scimioni che si trasformavano nelle lune piene per distruggerlo. Avrebe anche potuto rivendere quel pianeta bal miglior offerente, ma poi optarono per la sua distruzione. Avete capito chi è il comandante intergalattico? Bene, perché non dirò chi è.
In ogni caso, Eriberto disse a Diego “Tu sei uno scassinatore.”
Diego divenne uno scassinatore. Visto che non era una domanda, prese il brevetto in men che non si dicesse. Aveva sempre, dunque, utilizzato piede di porco e grimaldello, come se fosse stato utile farlo nel suo pianeta. Come se effettivamente avesse fatto un corso, invece Eriberto aveva detto solo “Sei uno scassinatore” e così avvenne. Felipe, tuttavia, non era troppo convinto.
“Scusatemi un attimo” esordì. “Ma perché lui deve diventarlo subito mentre io sono quindici anni che vengo bocciato al corso?”
“Ti sei risposto da solo” disse Reginaldo. “Diego, procedi”
Diego prese il grimaldello e aprì la saracinesca. Erano le due di notte.
Improvvisamente, un allarme rosso scattò per tutto il circondario. Immantinente, come se venissero fuori dai tombini, le pattuglie di polizia pervennero a circondare quegli extraterestri.
“Pronto, polizia? C’è un tentativo di effrazione!” esclamò l’agente. “Mani in alto!”
Le loro potenti mani, che erano parecchie, scattarono in alto e si mossero come alghe dentro il mare. I poliziotti si ipnotizzarono, ma vennero comunque condotti in centrale.
Quella dei Carabinieri. Ci fu molto imbarazzo, ma ormai sia il Centododici che il Centotredici presero in consegna quel caso.
“Forse era meglio rimanere in Islanda, dalla zia” disse Felipe. Nessuno lo ascoltò, tranne un portapenne situato sopra la scrivania del commissario.

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