Forbici fritte

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Nuovo racconto scritto a quattro mani con Ilenia, ma, puntuale, la domanda si ripropone: chi ha scritto cosa? Buona lettura.
Al cuscino piacevano le forbici. Aveva sempre desiderato infornarle, ma il forno non era tanto d’accordo, sostenendo l’assurda tesi che lui era fatto per cucinare.
Le forbici, dal canto loro, non desideravano affatto essere infornate e in questo avevano trovato un punto d’accordo col forno, coalizzandosi contro il cuscino. Quello, tuttavia, aveva un piano alternativo
Andò a chiedere lumi al signor R. icettario. Era però un libro chiuso e quando gli disse “Senti, qual è il modo migliore di cucinare le forbici?”, il libro non rispose, o meglio, dimenticò di inserire le vocali. Il cuscino ricordò di quella volta in cui ebbe sentito russare.
Era proprio un mistero, perché nelle vicinanze una teiera non faceva che sbuffare e non si sapeva se fosse per i loro discorsi o avesse la luna storta. Ogni tanto si affacciava un bel tegame a borbottar sentenze ma di tutto questo gran vociare, niente sembrava utile per il nostro amico cuscino. Decise allora di parlare direttamente alle forbici.
“Forbici”
Le forbici ebbero paura “Dica”
“Volevo chiedere lumi al signor R. icettario ma gli altri mi prendono in giro. Tu che fai? Sollevamento pesi?”
Le forbici non aveva capito esattamente dove voleva andare a parare. “No… anelli”
Il cuscino aveva voglio giusto di anelletti al forno e le forbici sarebbero state un ingrediente perfetto.
Le forbici iniziarono a tremare così violentemente da trasformarsi in bastoncini di Shangai. Il cuscino era sbigottito, cosa avrebbe mangiato adesso? Chiese quindi ai bastoncini se almeno loro si sarebbero fatti mangiare senza protestare, ma quelli caddero tutti per terra ridendo alla faccia sua.
Il cuscino non era mai stato così umiliato. Ma il problema rimaneva. Che cosa era successo? Prese i due bastoncini e andò a Shangai, seguito dalla teiera, che, sbuffando, prese il posto dell’altoparlante e dichiarò “Gli aerei si muovono grazie al motore”.
Era una bella sentenza, ma il cuscino aveva altri piani. Magari avrebbe avuto un anelletto al forno primavera, in primavera.
La primavera era la sua ricetta preferita, poteva sempre infilarci di tutto e di fronte a qualsiasi protesta avrebbe detto “ma una rondine non fa primavera, gli anelletti sì” e più di una volta aveva così risolto degli scontri verbali. Quando atterrarono a Carrapipi, in provincia di Shangai, cominciò a venirgli un dubbio. Aveva lasciato acceso il forno?
Seppure lo avesse fatto, era ormai troppo tardi. Andò a Shangai, prese un involtino con tutto dentro, compresi i massimi sistemi, l’universo mondo, i cazzi e i mazzi e sazio dovette rimanere a Carrapipi, e assistere a un raduno fresco anti 5G. Anche perché nessun aereo era disposto a portarlo da alcuna parte.
Per fortuna una carrozza stava proprio passando dall’unica via della città. Chiese un passaggio, ma il contadino chiedeva in cambio di farsi un pisolino sopra di lui che essendo un tipo riservato aveva detto no. Le persone radunate lo cominciarono ad accusare di essere dalla parte dei poteri forti e così iniziò la caccia!
Il cuscino aveva dunque un piano: si allargò e cominciò a volare lui stesso, dato che nessuno glielo stava impedendo, e cominciò a seguire una strana luce. Un puntino che da lontano lo stava vedendo crescere, tanto che ci era ormai affezionato, ma mai affezionarsi ai puntini, soprattutto quando in realtà sono forni divenuti diavoli infuocati intenti a cucinare tutto.
Il cuscino non voleva crederci, anche lì quel maledetto forno lo aveva seguito? E stava cucinando una peperonata, ed erano appena le sei del mattino! In preda al disgusto decise di aprirlo e l’odore forte della pietanza stordì la folla, dandogli l’opportunità di fuggire
Con la folla fuori gioco e il forno che puzzava di peperone, un odore simile si topi morti, il cuscino tornò dal R.Icettario.
“Ma tu che ne pensi del 5G?”
Il libro rispose “Al dente, grazie”. Al che il cuscino capì che le forbici facevano venire la carie.
A quel punto dovette ammettere di non avere più armi, a meno che… Prese il signor R.Icettario e lo sfogliò a lungo, quello protestava offeso che non era trattamento adatto a un uomo della sua età, ma il cuscino aveva finalmente la soluzione in pugno.
“Ehi forbici, vi va di fare quattro salti in padella?” si sa che le forbici sono tipi sportivi e subito acconsentirono e così, sotto lo sguardo shockato di forno, R.Icettario, peperoni e folla, cucinò le forbici.
Non era certo una ricetta semplice: doveva sbattere due uova, riempire la padella di burro e mettere poi un paio di forbici in quell’intruglio, per poi mangiarle.
“Sarà un piatto tagliente” commentò il libro di ricette. Nessun altro volle guardare e il forno ruttò ancora fiamme. Il cuscino frisse due forbici e le mangiò, ma divenne anche lui un articolo di cancelleria. Non osò guardare lo specchio: era diventato un…
Licaone, fatto e finito. Eh sì, corna, piume, piedi palmati e tutto il resto. Le forbici lo avevano conciato proprio per le feste ma tant’è, era pasqua, poteva andare bene.
Il nuovo licaone poteva anche dire che gli era finita bene, ma che ci faceva lui nelle gare di cucina? Non era forse meglio scorrazzare per i prati a spostare mobili o a disquisire sulle plusvalenze? Ed era ciò che avrebbe fatto, sempre se qualcuno nella savana capisse cosa erano le plusvalenze.
Nel dubbio scelse di vivere in un attico, dove tutto era freddo e asettico e al massimo gli avrebbero fatto domande di medicina. Avendo lui subito delle trasformazioni così evidenti, si sentiva padrone dell’argomento. Si appese un bel quadro che ritraeva una savana. Era lo stesso, no?
In quell’attico c’era però un termosifone. Gli chiese “Fa caldo?”
Il licaone rispose “Un po’”
Il termosifone disse “Beh, è un bel panorama ma credimi, ogni mattina un licaone si sveglia sapendo che dovrà correre più delle forbici o diventerà un sasso”
Il licaone sudò freddo e allora il termosifone aumentò la sua potenza. Allora il licaone sudò è basta e iniziò a starnutire perché si stava raffreddando. Il termosifone, confuso e ferito, non sapeva più che fare e infine disse “l’importante è che se ti sciogli me lo dici prima”

The end

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