Come farebbe un arcobaleno

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C’era una volta un arcobaleno invidioso del suo compare. È raro, è vero, ma giuro una volta di averne visti due vicini. E io sto parlando proprio di quel giorno.

Il primo arcobaleno, cioè quello che era venuto prima, si chiamava Primo. L’altro si chiamava Secondo.

Primo sentiva l’ira collocarsi dentro l’aria di cui era fatto e prendere proprio una poltrona dentro quella sala che si chiama emozione.

“Che succede?” chiese l’indaco, un sindaco mancato e per questo interessato a tutti i problemi.

“Non lo vedi? C’è un altro arcobaleno” disse Primo.

L’indaco non aveva mai sentito un tono così adirato. Sembrava quasi un serpente, e non un arcobaleno.

“Embé? Che c’è che non va?” ribatté l’indaco.

“Ha sette colori ed è semi tondo, ecco perché!””

“Guarda che lo sei anche tu” osservò l’Indaco.

“Ah”

Passarono diversi secondi e Primo rifletté sui gabbiani che passavano. Decise di lamentarsi di quello.

“Se guardi bene, caro il mio saputello, i gabbiani vanno più spesso all’altro Arcobaleno, piuttosto che sul mio!”

“È che il mare si trova più vicino lì, Primo” fece notare il Blu, molto esperto del mare.

“Ah”

Primo cercò un terzo motivo per lamentarsi di Secondo, ma quegli sparì con la scomparsa dell’acqua nell’aria.

“Oh” commentò. “Se n’è andato. Meglio così, adesso avrò di nuovo sette colori e potrò mangiare la rainbow cake come fa un arcobaleno”

“E come fa un arcobaleno a mangiare?” chiese il Rosso.

“Sparendo via…”

Primo scomparve dalla scena e il sipario si chiuse.

Nell’aldilà degli arcobaleni, Primo e Secondo si ritrovarono anni dopo e dopo aver sbagliato tante volte persona. I casi di omonimia negli arcobaleni erano assai comuni.

“Allora? Sempre a raccogliere gabbiani, eh?” chiese primo, mentre sorseggiava un cocktail.

“I gabbiani non si raccolgono” osservò Secondo.

“Be’, l’avrei saputo anche io se non fossero andati tutti da te!”

Primo concluse quel dibattito e andò a rilassarsi in spiaggia.

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