La leggenda dei tre compagni e del figlio della luna/09

la leggenda dei tre compagni e del figlio della luna

“Sono abituato alle persone che mi obbediscono” disse Mond senza mezzi termini, una volta rifugiati attorno al fuoco. Avevano trovato una vecchia casa diroccata in piena campagna. Era abitabile e, per cuocere della selvaggina, Thomas aveva deciso che avrebbero mangiato qualcosa di cucinato da lui.

Il figlio della Luna sembrava risplendere ancora alla luce del fuoco, ma era tornato ad essere un ragazzino normale. I briganti sapevano, adesso, che non aveva mai mentito.

Gerald gli passò uno spiedo. “Non riesci dunque a spiegarti da dov’è venuta quella forza?”

“No…” disse lui. “Stavo appunto pensando al fatto che nessuno mi stesse ascoltando, e c’era sir Edward in pericolo di vita, per cui l’unica cosa che ho saputo fare è stato urlare. Non mi aspettavo, però, di creare crepe e confusione nei nostri aggressori”

“Beh, sai, nessuno si aspetta un bambino in grado di spingere le persone a distanza” osservò Edward. Fra tutti, era quello rimasto più colpito dai fatti avvenuti qualche ora prima. “Adesso credo… credo che la magia esista, e faremo in modo che colui che stiamo cercando possa tirartela fuori”

“Già. Anche se io non la vedo in questo modo” disse Thomas. “Lui è il figlio della Luna. Faremo in modo che contatti la gente di laggiù per chiedere un riscatto”

Gerald sospirò. Aveva tutte le ragioni, ma non poté non biasimarlo.

“Dobbiamo solo capire in che modo tirare fuori questi poteri. Quali sono? In che modo gestirli?”

Erano tutte domande che erano ancora senza risposta.  Mond guardò le proprie mani. Erano lisce, bianche come le stelle. Sentiva ancora appetito, ma si era concordato uno spiedo ciascuno, in attesa di rubare pasti migliori.

“Nessuno ti ha mai detto di avere questi poteri? Che cazzo ti ha insegnato il tuo precettore?” chiese Thomas, trattando ancora Mond con disprezzo.

“Ho passato tutti gli anni della mia vita nelle librerie. Conosco un sacco di informazioni riguardo la nostra storia, la mia stirpe e la geografia, sia fisica che politica. So leggere, scrivere, far di conto, e alcune usanze del vostro mondo. Altre le ho imparate in questi giorni. Tuttavia, delle grandi gesta di mio padre mi è giunta soltanto l’eco delle pagine ingiallite della biblioteca reale… adesso capisco perché il mio precettore non aveva detto tutto quanto. Mia madre… è stata la Regina della Luna a impedirmi di conoscere la verità, sul motivo per cui i Re della Luna, i discendenti di Endymion, possono tanto. Mi è sempre stato impedito di salire su un cavallo, e anche di tirare di spada… ho vissuto una vita intera chiuso in una bolla. Ciò che è successo, qualunque sia stato il motivo, è stata una benedizione, perché mi ha mostrato di essere davvero figlio di mio padre”

“Speravamo che lo dicessi” osservò Edward. “Faremo il possibile per far sì che tu possa gestire i tuoi poteri”

“È bellissimo! Mi sento potente come mio padre!” esclamò felice, della felicità tipica dei ragazzi della sua età. Alzò il braccio e mirò al muro più lontano, come se volesse aprire una breccia. Non accadde nulla, nemmeno pensando intensamente a ciò che desiderava.

“Certo che è strano, non trovate?” osservò Thomas. “Adesso è tornato ad essere un bambino normalissimo”

“Sempre se sia normale avere la pelle cadaverica” disse Edward. Toccò i polsi di Mond. “Il battito c’è”

“Eccome se c’è. Mi sento agitatissimo” confidò il principe della Luna. “Tuttavia, mi manca casa. Sono sicuro che una volta tornato potrò sparare colpi a destra e a manca”

La luna, fuori da quel rifugio, era in fase calante. Thomas non pensò nulla, se non al modo con cui fare soldi assieme a quel ragazzino. Allo stesso tempo, sentiva che potesse tornare utile in caso di attacco o di un nuovo arresto.

“Il Regno Invisibile sta tenendo sotto scacco le città” cominciò a dire, alzandosi e preparandosi per dormire. Avrebbero cominciato altri il turno di guardia. “Tuttavia, possiamo trovare il modo di farti tornare a casa”

“Parli del castello sulla scogliera?” chiese Mond. “E dove si trova?”

Gli altri tre sapevano che si riferisse al tempo da impiegare per arrivare a destinazione senza cavalli.

“Sarà un viaggio lungo” spiegò Thomas. “Ma tu non devi preoccuparti. Concentrati solamente sui tuoi poteri e farci vedere qualcosa”

Gerald osservò il suo compagno e parlava con una luce strana agli occhi, come quando, tutte le volte che parlava di denaro, si emozionava. Lo vide anche battere la mano su una spalla di Mond e andare a coricarsi, ammantandosi di lerce lenzuola.

L’uomo sospirò e guardò l’ex cavaliere. “Qualcosa non va?” chiese.

Edward non sapeva da che parte cominciare. Avrebbe voluto confidarsi, ma non si fidava minimamente. “Voi sapete cosa sta succedendo al vostro paese. Non volete rivelarlo. State nascondendo qualcosa”

Aveva negli occhi le lacrime disperate della madre di Florence e gli si stringeva il cuore.

“Come osi?” chiese Gerald. “Come potremmo? Ma hai visto chi ci ha circondato? Un nugolo di pazzi che aspettava la morte del Re per fare qualcosa di cui pagheremo le conseguenze!”

Ma Edward non gli credé. Aveva creduto a troppe cose, a quel punto della sua vita. Ad Ontaria, aveva creduto nei cavalieri senza macchia, poi c’era stata Ashengard.

Infine, Thomas e Gerald, due briganti che avevano deciso di vivere alla macchia, senza un obiettivo preciso. Adesso, veniva fuori che un obiettivo ce l’avevano, ovvero andare a far visita a un mago, che avrebbe aiutato il figlio della Luna a tornare a casa.

Infine, un uomo si presentò sulla soglia, senza neanche avere avuto una porta davanti. Indossava un’armatura scintillante e ghignava. Evidentemente gli piaceva trovare i fuorilegge.

“Ci avevo visto giusto” esordì. “Qui nessuno ci passa mai, e in effetti trovare tre persone come voi mi entusiasma. In questi tempi bui, dove il Re è morto e la nazione deve ancora trovare il suo futuro, assicurare alla giustizia tre assassini è sempre una buona cosa. È stato difficile sedare la sommossa, ma ci siamo riusciti. Inoltre, tu” indicò Gerald “sei stato visto mentre strangolavi il mio compagno d’arme. Ti ha tradito il bambino, poiché le testimonianze riferiscono che fosse molto pallido e che tu lo abbia rapito…”

“Non sono stato rapito” fece Mond, ma il cavaliere non lo ascoltò.

“Adesso mi consegnerete la vittima e sarete trasportati, in ceppi, alla sede più vicina” concluse. “Non disperate: sarete accompagnati da una bella presenza”

L’uomo svegliò con un calcio il povero Thomas e fece arrestare tutti e tre, poi sequestrò la spada di Ontaria e prese con sé il bambino.

“Come ti chiami? Perché hai la pelle così scolorita?” chiese, ma Mond cominciava a stufarsi di quella domanda. Col cuore pieno di dispiacere, vide i suoi compagni essere chiusi dentro un gabbiotto, mentre lui saliva per l’ennesima volta su un cavallo, mentre aria fresca gli lambiva il viso.

“Possiamo andare” disse l’uomo ai suoi sottoposti. Andare dove, si chiese il figlio della Luna?

Rivolse, per la prima volta, lo sguardo al cielo stellato. Perché era capitato a lui, quel destino crudele? Non era forse meglio rimanere a palazzo, coccolato dalla madre e viaggiare solamente fra le pagine di un libro dell’immensa biblioteca?

“Perché, Madre?” chiese Mond con la voce spezzata.

“Non ci sono madri, qui” rispose il cavaliere, con divertito cinismo.

Mond sentì bruciare gli occhi mentre singhiozzò.

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