Entrare al luna park se sei un’arancina

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Si può essere amici per sempre? È la storia di Gina l’arancina, palermitana verace, e Brambilla, il canederli fumante. Accadde dunque che un giorno i due andarono verso le giostre. Gina l’arancina si mise a dire “Ma cinn’è sfinciuni?” (sfincione, ndr) Il canederli, il quale non ne aveva mai sentito nominare, sospirò “No, però possiamo andare alla ruota panoramica” e allora Gina rispose “C’ha facisti fare a compressione?” Il Canederli si mise una mano in faccia, o meglio, un mestolo volante lo coprì con parte del brodo di cui era composta la polpetta stessa. In ogni caso il mestolo volante disse “Attenti che le ruote panoramiche assomigliano alle arancine: tonde e senza angoli” “Ah certo” e insieme, entrarono dal giostraio a comprare i biglietti.
“Allora! Avete biglietti?” Chiede educatamente il canederli. Il giostraio rispose “No qui abbiamo soltanto shampoo per capelli. Non è vero, Roger?” Roger lanciò un flacone verso i clienti. Per fortuna era vuoto. Gina l’arancina era talmente stupita da quel lancio che, aperta la bocca, fece cadere qualche chicco di riso prontamente colto dai piccioni. Si mise a urlare “Ouuuu! U shampoo ciu tiri a to’ patre!” (Sarà a tuo padre che tirerai lo shampoo, ndr)
Su fece dare una mitragliatrice e scagliò una mitragliata di chicchi, ragù e burro, che oggi come oggi non si butta via niente, cosicché in quel modo poterono entrare. Il mestolo, che ricordiamo fa parte del kit “Canederli for dummies” commentò “Caspita! Meglio non farti saltare la mosca al naso, allora!” L’arancina Gina pensò a quando ebbe chiesto alla mosca che ne pensava del salto: in lungo o con l’asta, per vedersi rispondere “No io nuoto faccio, a rana” così Gina disse “No, u nasu lo uso sulu pi ciarare u spincionello! Chi cìavuru!” (il naso lo uso solamente per annusare lo sfincione, ndr) Il canederli, che pure frequentava da un po’ l’arancina, non capì. “E cosa significa chi ciavuru?” Gina rispose ad alta voce, ché si sa, le ragazze siciliane possono solo urlare “Quant’è bella Sicilia!” E fu allora che intervenne il mestolo che, cercando un attimo su Wikipedia, disse “chi ciavuru significa qual fragranza!” Il canederli fu soddisfatto. Arrivarono alla ruota panoramica, così saltò sul mestolo (o signor Coppino) e si fece lanciare come una catapulta, in modo da essere già sopra il sedile. Gina l’arancina commentò con un sonoro “Minchia!”, che anche a Trento conoscono, e si rivolse assolutamente a messer Cannolo. “Zio?” Il cannolo, che stava badando ai fatti suoi, sudò freddo. “Che… succede? Non mi dire che ancora una volta ti hanno chiesto cosa sono gli anelletti!” “No” “e allora!” “Tu sei cannolo, quindi cannone? Quindi sparami dda ssupra” il cannolo strinse le labbra come quando si vuole catturare la dolcezza della ricotta. “E sia!” Prese l’arancina, e la sparò sulla ruota, ma il mestolo, che ahimè, voleva l’esclusiva dei lanci, si frappose nella traiettoria e l’arancina Gina si divise in tante piccole arancinelle. Morale della favola, così nacquero i mignon, in modo che i canederli non avrebbero più sofferto di invidia e avrebbe potuto ancora darle pesanti col mestolo.

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