La leggenda dei tre compagni e del figlio della luna/11

la leggenda dei tre compagni e del figlio della luna

Di tutte le cose che aveva visto sir Erik nella sua vita, dalla battaglia di Ashengard fino a tornare nella retroguardia per controllare la Contea di Bournemouth, quella era la più bizzarra. L’uomo chiamato a servire la giustizia di quelle terre chiedeva aiuto a tre uomini dall’aria stanca, provati da giorni di viaggio, una donna e un bambino.

Enwick era anche arrivato a inginocchiarsi, e Mond era indietreggiato.

“E questo sarebbe uno dei vostri capi? Che tristezza!” esclamò inorridito.

“Hai ragione, bambino” disse Enwick, prima che qualcuno potesse scandalizzarsi “ma… non ho abbastanza uomini e mi hanno informato di un’invasione, fra qualche ora, da parte del Regno Invisibile!”

“Come mai non vi sono uomini, proprio qui, a Rockhafort?” si scandalizzò sir Erik.

“C’è stata un’epidemia di febbre che ha contaminato per mesi le nostre strade e il nostro modo di vivere” spiegò il lord. “Soltanto recentemente ne siamo usciti e stiamo dunque festeggiando, ma… le disgrazie non vengono mai sole. Mai.”

Fece una pausa. Il Lord venne aiutato a rialzarsi e si rivolse ancora ai briganti “Per questo motivo qualsiasi uomo forte e in salute può essermi utile per difendere la città. Fate questo per me, e io vi do la grazia. Anche tu, fanciulla, se desideri combattere avrai anche tu la grazia”

“Devi essere davvero disperato per chiedere a una donna di combattere” sputò Mond, pieno d’astio contro Enwick. Era la seconda volta che si rivolgeva con disprezzo e stavolta decise di non lasciar correre.

“E tu perché mi tratti come se fossi il tuo fratello minore? Chi sei, bambino dalla pelle chiarissima? Sei malato o matto?”

“Io sono il principe del regno lunare” disse altezzoso Mond “e non mi fanno paura i lord come te. Sai quanti ne ho visti, striscianti e supplicanti, e sai quante volte mia madre li ha condannati a giacere negli abissi? Sia lei che il mio precettore mi  spiegato che è con l’odio, il disprezzo e le continue minacce di morte che si mercanteggia con gli esseri viscidi che continuano a complottare contro il trono! Se sostieni di stare per ricevere un attacco, perché non organizzi una difesa esemplare invece di lamentarti?”

“Perdonatelo, mio lord, è solo un bambino un po’ disturbato…” tentò Gerald, ma lord Enwick si grattò l’accenno di barba, interessato a quelle opinioni. Per un momento, sembrava dimentico del pericolo che incombeva sulla città.

“Ti credo, ragazzo.”

Tutti i presenti congelarono.

“Ti concedo, da adesso fino al cessato allarme, il governo di questa città. Se davvero sei chi dici di essere, è pur arrivato il momento, data anche la tua età, di mettere in pratica ciò che il tuo precettore ti ha insegnato. Difendi questa città da coloro che vogliono disintegrarla. Quei malnati del Regno Invisibile avranno pane per i loro denti, col famoso Figlio della Luna. Io sguainerò la mia spada e mi piazzerò davanti alla porta. Tu, invece, sei libero. Conduci questa città alla vittoria e sarai ricordato nelle canzoni. Portaci alla rovina e infilzerò io stesso la tua testa sulla mia picca personale, perché hai oltraggiato un rappresentante del Re. D’accordo?”

Mond non se lo aspettava e a sir Erik stava girando la testa, convinto che fosse un brutto sogno. Gerald sudava freddo, pensava che quella fosse una provocazione ma Enwick stava chiamando anche i testimoni a raccolta. Thomas, invece, aveva una mano in bocca, perché si chiedeva in condizioni fossero i lord se arrivavano a dire quelle scempiaggini, ma al tempo stesso era contento perché aveva temporaneamente evitato la pena di morte. Sir Edward, invece, confidò nell’aiuto di qualsiasi dio in ascolto.

Mond strinse la mano del lord con atteggiamento fiero e arrogante, come se fosse davvero un despota navigato. Quanto a Florence, era curiosa di provare le sue capacità in battaglia, anche se forse aveva capito di che tipo di invasione si trattava. Se Enwick si aspettava uomini armati di lance e spade e frecce, si sbagliava. Il Regno Invisibile stava mettendo sul campo di battaglia qualcosa di più oscuro e terribile. D’altro canto, il lord ordinò “Da questo momento in poi, le decisioni saranno prese dal principe. Io mi vestirò dell’armatura migliore e difenderò la città sul campo. Questa è la mia decisione, presa in assoluta autonomia e in piena lucidità. Chi oserà contraddire le decisioni del principe sarà condannato a morte”

E lasciò la sala. Mond capì solo in quel momento quel che intendeva dire lord Enwick: si stava liberando di un ragazzino impertinente e allo stesso tempo essere libero di combattere come desiderava, in prima fila.

Tutti erano in attesa di un suo ordine. Difendere una città… come si faceva? Da che parte cominciare? C’erano diverse persone a cui dover chiedere, ma prima sentì qualcosa allo stomaco.

“Parleremo della difesa della città dopo pranzo. Adesso preparate qualcosa di commestibile per me e i miei compagni”

Fu fatto in poco tempo. Mond si sedette a capotavola e si trovò a gustare la specialità del luogo, il cinghiale con patate abbrustolite. Il ragazzo assaggiò anche i formaggi, del pane e un po’ di frutta. Nel frattempo tutti attendevano i suoi comandi, soprattutto per la voce che era loro arrivata, secondo la quale l’esercito del Regno Invisibile stava venendo a bussare alle sue porte. Egli sapeva di essere costantemente osservato, ma approfittò del pranzo per riordinare le idee e cercare, nella sua memoria, tutto ciò che il precettore gli aveva insegnato sulla difesa di un regno. Dopo aver mangiato, gli altri compagni e Florence vennero portati all’armeria.

“Portatemi…” Cominciò. Ma cosa avrebbero dovuto portare? “Portatemi qui i capi della città, grazie” ordinò. Si fecero avanti due o tre uomini, e Mond disse “Com’è fatta la città? Quanti uomini e provviste abbiamo? Ho sentito che la febbre ha decimato la popolazione. Quante unità abbiamo nel nostro esercito?”

Per adesso questo, si disse il ragazzo, poi si sedette e gli uomini, totalmente spiazzati e ancora increduli per quella situazione paradossale, cominciarono a spiegare.

“Bene…” esordì il primo. Srotolò una carta. “Questa è la città vista dall’alto. Abbiamo quattro porte e ci aspettiamo un attacco a sud est, per quanto sia la zona con l’inclinazione più rilevante della collina sui cui siamo situati. Non sappiamo quanti siano, ma sicuramente in superiorità numerica rispetto a noi”

“Perché, noi di quanti uomini disponiamo?” chiese Mond, osservando la precisione di quel disegno.

“Tredici fanti” rispose un altro uomo, che doveva essere il capitano di quegli uomini. “Sedici, se consideriamo i tuoi compagni, e diciassette con Lord Enwick”

Mond scosse la testa. “Va bene, allora raccatteremo anche gli uomini non dell’esercito e daremo loro una spada. Disporremo questi uomini su tutte le porte. Disponiamo di altre armi, oltre le spade e le lance, capitano?”

“Abbiamo le catapulte” si sentì rispondere.

“Bene, serviranno. Disponete le catapulte a sud est.” Comandò Mond.

“Non chiudiamo le saracinesche?” chiese un terzo uomo.

“Chiudetele, certo” disse Mond, non capendo ma sentendo di fare come diceva.

“E allora perché disperdere gli uomini, se chiudiamo le saracinesche? Non sarà facile, pur avendo gli arieti, abbattere le cancellate in ferro pesante” ribatté l’uomo. Mond non sapeva rispondere.

“Tenendo presente che abbiamo anche un fossato pieno d’acqua e pesci carnivori” concluse l’addetto. Mond rimase in silenzio.

“Abbiamo altre armi?” chiese, cercando di fare mente locale. Il precettore aveva detto molte cose, ma a lui la strategia di guerra non interessava.

“Abbiamo delle mine cariche” spiegò il capitano. “Nessuno, però, capace di azionarle”

“Potremmo approfittare del tempo che ci rimane per seppellirle sotto terra, appena prima del fossato d’acqua” pensò Mond. “Che qualcuno lo faccia. Per azionarle, basterà accendere un fuoco. Tutto si aziona, col fuoco.”

Il figlio della Luna non aveva idea di quanto tempo gli rimaneva. Pensò a tante cose, guardò gli uomini e poi di nuovo la carta della città.

“È tutto. Non ci rimane che aspettare”

Mond uscì fuori per prendere una boccata d’aria fresca e dopo quelle che parvero ore intere fu informato che tutti gli uomini ebbero avuto una spada e disposti a guardia di tutte le porte. I tredici fanti avevano dunque la compagnia di duecento ottanta cittadini. Altre vedette attendevano l’arrivo dell’esercito.

“Speriamo che reggano” disse Mond. Nel frattempo, nel cielo comparve la mezza luna calante.

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