I cani per strada.

Immagine

Per Georgetta era una strada molto conosciuta. Per Filomena no, completamente, perché abitava dall’altra parte della città e peraltro non c’entra nulla nemmeno con la storia che stiamo raccontando.

Georgetta, infatti, dalla palestra doveva sempre prendere la Via degli Abruzzi, per poi finire davanti a casa sua. Erano solo pochi minuti di strada, e quindi sapeva a memoria la perfetta sequenza.

La prima cosa che si poteva vedere era un tabacchino, poi si poteva veder eun panificio, un parrucchiere per uomo e uno per donna, e poi un centro scommesse. Georgetta sapeva che lì’ doveva cambiare marciapiede perché poi avrebbe avuto casa sua davanti. E infatti, anche quel giorno, era così.

“La casa non si è ancora spostata…” borbottò lei, portando con sé le cose che aveva della palestra, ossia la tuta sudata.

Anche quel giorno la strada che doveva attraversare era piena di macchine e quindi doveva aspettare che il semaforo potesse diventare verde. Bontà sua. Come tutti i semafori.

Accanto a lei, però, c’era un cane.

“Lui non c’era ieri” pensò. Il cane le si avvicinò per annusarla. Era chiaro che cercava casa, e forse l’aveva anche trovata, perché anche Georgetta cercava un cane. Se ne era resa conto solo in quel momento, ma a parte il gatto e il pappagallo voleva avere un altro animale.

 

Così lo portò con sé, dritta verso la casa. Ancora, la casa era lì, non si era spostata.

Georgetta era sorridente e per quel giorno il cane mangiò della verdura, prima di andare a dormire. Poi andarono a dormire: era abitudine di Georgetta avere un sonno regolare, e a quel che pareva anche del cane, che si coricò proprio sotto il suo letto, protetti dalla casa e anche dai genitori, che peraltro tornavano sempre dopo cena, per poi cenare anche loro e avere una corretta nutrizione.

La casa era sempre immobile. La casa era un immobile.

Il giorno dopo Georgetta dovette svegliarsi per andare a scuola, ma non poteva scendere per fare colazione senza prima avere deciso il nome del cane.

“Lo chiamerò Spike” disse. “Spike! Buongiorno!”

Sotto il suo letto c’era un uomo. Nudo. Con un po’ di pancia e molto peloso. Non era moto diverso dal cane che aveva preso.

Georgetta dovette cacciare un urlo, e lo cacciò. I suoi genitori pensarono che avesse visto un moscone entrare dalla finestra.

“Ti prego, non urlare” disse l’uomo, cercando di coprirsi con il lenzuolo di Hello Kitty. “Sono un cane mannaro! Non ho dove andare!”

“Fuori da casa mia” strascicò lentamente Georgetta, fulminandolo con lo sguardo. “Mio padre è un poliziotto, dopo essere stato un militare pluridecorato di decine di missioni all’estero. Ti cancellerà come si cancella un errore di battitura”

“Ma non sono una h del verbo avere! Ti prego! Ti prometto che sporcherò il meno possibile e non dirò parolacce!”

Georgetta lo prese e lo spinse fuori dalla finestra esclamando a tutta forza “Si scrivo HO, non O!”, ma oltre la siepe vide solamente un cane scappare via fuori, e suo padre rincorrerlo col proprio armamento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...