La forchetta e il mattarello.

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“È una bella festa” stava dicendo la Forchetta, che teneva il calice da sotto la coppa. Chissà cosa stava bevendo, pensò il coltello.

“E lo dici a me?” concordò lui. “Tutti si divertono: persino i Cucchiai, che di solito intervengono in circostanze molto vaghe e rare”

“Bevi! Bevi! Bevi!” ripetevano in coro tridenti e cucchiaini, rivolte al Cucchiaio che stava cercando di bere il più possibile, per poi sputacchiare tutto ovunque, com’era caratteristica dei cucchiai.

“Mi devo complimentare” disse la Forchetta. Poi andò da Messer Mattarello, che le sembrava un po’ giù, infatti, guardava la luna con malinconia.

La Forchetta si chiese come mai sapeva quale fosse un’espressione malinconica in un mattarello, ma mise a tacere quelle voci e andò da lui.

“Scusa” esordì, timidamente. Eppure non era così delicata quando aggrediva le patatine fritte. “È successo qualcosa?”

Il Mattarello guardò la forchetta. Sorrise, o forse emise un sospiro, la forchetta non riuscì a capirlo. “Sto bene. è solo che… la luna è così calda stasera”

La forchetta rimase colpita dalla profondità di quelle parole. Per quanto sembrasse piatta, la Luna era comunque un satellite e quindi aveva pure lei una sua profondità. Tutto stava diventando profondo attorno a lei e non poté che dire “Posso… posso avere l’onore?”

“Non c’è nessun ballo in atto” disse il mattarello.

“Sì’, ma vorrei lo stesso ballare con te. Sai, tu fai la pasta di mestiere e io… io poi la afferro, e la mangio, e non sai quanto ti sono grata”

“Le grate sono quindi, in questo balcone”

La Forchetta interruppe lo spazio fra loro e lo baciò. Nessuno dei due aveva una bocca, però accadde, ed erano solo cose che potevano accadere durante quel tipo di feste.

“Scusa, Matt” disse il Coltello, per nulla stupito da quella scenetta. Anche perché a lui piaceva il burro, quindi era totalmente estraneo ad alcuna situazione. “Dov’è il bagno?”

Il Mattarello si scostò delicatamente dalla forchetta e disse “Seconda porta a sinistra”

La forchetta chiese “Come… come lo sai? Sei già stato in questa casa?”

“Be’” disse Matt “a dire il vero ne sono il padrone. Sono il padrone di questa magione, e sono un mangione e non la tengo come una prigione, anche se pago la pigione”

“Non è questa Digione” disse la Forchetta  “Ma… avrò fatto un bel colpo a rimorchiare il padrone di casa?”

 

“Questo spetta a te deciderlo” rispose il mattarello. “Continuare o no a ripassare l’impasto?”

“Be’’” considerò la forchetta “Finché l’ombra della mano non è visibile attraverso la pasta… c’è vita e c’è speranza”

“Esatto, Forchetta” disse Matt. “Esatto”

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