Studia.

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Questa è una serie di nove “incontri” ispirati da questo articolo. Capita spesso che questo blog e il blog di Frostales collaborino e quindi godetevi questa miniserie di nove episodi!

 

Esercizio N° 1

Esercizio per la creatività

“Sei l’addetto/a alle pulizie di un laboratorio scientifico. Il team di scienziati ha appena ultimato con successo il loro esperimento più ambizioso: la macchina del tempo. Il tuo compito è quello di pulire a dovere il laboratorio in vista della presentazione della loro creazione il giorno dopo, ma la attivi per sbaglio e vieni trascinato/a in un altro tempo. Descrivi la tua avventura.”

Come potete vedere in questo caso avete libera scelta. Andrete nel passato? Nel futuro? Tornerete indietro oppure no?

(Se scegliete di postare la storia su qualsiasi sito di scrittura, ricordate di taggare l’iniziativa “esercizi per l’estate” de “La Tana dell’Animale Asociale”)

 

Studia.

Che lavoro ingrato. E dire che ho seguito tutto il processo.

Anni e anni di preparativi, di tentativi andati a male, di animali perduti. E tutto per un segno. Un maledettissimo segno che doveva essere negativo, ma in realtà era scritto positivo, e ha fatto saltare tutta l’equazione. Mi ricorda i problemi di scuola media, con le famose espressioni.

Però adesso sono qui a pulire i nobili cessi del team di scienziati, io invece sono… l’addetto alle pulizie.

Vero, mocio? Tu che sei molto umido, cosa ne pensi?

Domani ci sarà la presentazione della macchina del tempo. Ebbene sì, ce l’abbiamo fatta. Possiamo andare avanti e indietro nel tempo, anche se in realtà non ho idea come avviene questa cosa. Dei discorsi degli scienziati non ci capisco niente, ma li ho visti lavorare esattamente quanto me. Scintille e litigi, pause pranzo e amori nati fra i cavi, puntatori e mouse, musica e pasta.

E pulisco qui, e pulisco là, e…

“Ben venuto, dottor F. Ramkesteien. In che anno vuole andare, oggi?”

Tutto si illumina. Neon, cabina, tastiera e quant’altro, ma non ricordo di aver mai azionato nulla.

Oh, se non sbaglio lì c’è scritto aziona. È una leva, e io coi gomiti mando avanti e indietro il mocio. Capisco da me che ho fatto una frittata, ma l’occasione è troppo ghiotta. Domani c i sarà la presentazione, ma…

“Portami nel 2009” dichiaro. Entro nella cabina, molto simile a un ascensore e la voce dice “2009 per lei, dottore. Si ricordi che ha solo ventiquattro ore, prima di reimpostare la data e tornare a casa”

Ventiquattro ore. Dovrebbero bastare.

Vado subito a scuola, e nel percorso trovo i giornali del giorno. Perfetto, è un giorno scolastico, dovrei esserci.

Infatti, giunto sul posto, sono lì col megafono, mentre un pubblico annoiato mi applaude o ride di me.

Sì, stiamo occupando la scuola. O quantomeno una cosa simile. Non ricordo neanche cosa dissi, ma ero giovane, forse anche fatto, e ho bisogno di ciò che sto per dirmi.

“Scusa un attimo” lo chiamo, proprio mentre scende dal palco. Io mi giro a guardare il me del futuro e sgrana gli occhi.

“Cacchio ma mi somigli tantissimo, bidello!” esclama.

“Studia.”

È tutto quello che riesco a dirgli. E lo so che ho ancora ventitré ore di svago totale in un anno che non è il mio, ma credo che lo sguardo che gli rifilo valga molto più di mille parole.

Me ne vado, lasciandogli il braccio perché non lo posso portare con me. Mi sento strano.

Una volta scadute le ventiquattro ore, vengo risucchiato e torno nella mia epoca. Sono vestito benissimo.

Una platea di gente vestita benissimo mi applaude. Dietro di me la bandiera della nazione.

“Complimenti, Presidente, un bellissimo discorso” dice tutto fiero un uomo che conosco bene. è il dottor F. Rankemsteien. “Sono fiero di essere il suo gorilla”

Spalanco la bocca. Così io sarei…? E che ne è del me lavavetri? Ho creato un’altra linea temporale?

“Va bene, Frank” sussurro, è così strano dargli del tu. “Vediamo di rimettere insieme questo paese”

E, stranamente, nella mia mente ho tutte le conoscenze adatte per risollevarlo davvero, il paese.

Non c’è neanche un’informazione sui detersivi, però. Mi mancheranno.

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