La casa.

Immagine

Secondo appuntamento dei nove esercizi consigliati da Frostales. Buona lettura!

Esercizio N° 2

Esercizio di descrizione

“Ti svegli in una casa mai vista. Intorno a te tutto sembra cadere a pezzi, tranne una foto in una cornice tirata a lucido. Nella foto è ritratta una famiglia felice. Descrivi la fotografia.”

Questo esercizio, incentrato sulla descrizione, vi lascia molta libertà. Potete descrivere anche la casa intorno a voi e la foto oppure solo la foto, potete descrivere una famiglia di due, tre, cinque o otto persone, l’importante è concentrarsi sull’aspetto descrittivo!

(Se scegliete di postare la storia su qualsiasi sito di scrittura, ricordate di taggare l’iniziativa “esercizi per l’estate” de “La Tana dell’Animale Asociale”)

La casa.

Che sbronza!

Ma… dove sono?

Mi guardo tutt’attorno. Non ho mai visto tanta polvere e sporcizia in una sola casa. Tutto sembra cadere a pezzi, dalle assi di legno al letto sfatto e bucato in più punti. Agenti della polvere volano raggi timidi di sole sbucano dalle fessure. Davanti a me, un traballante comò con un cassetto aperto. È scheggiato, devo stare attento a non toccarlo. Chissà quali malattie sto contraendo in questo momento. Non voglio pensarci, anzi, sto per chiamare qualcuno che mi venga a prendere, anche se non so esattamente le coordinate di questa catapecchia.

Davanti a me, uno specchio scheggiato, sporco come tutto il resto della casa, dietro di me, si può vedere un vecchio lampadario, e la carta da parati sbiadita comunica un sacco di strisce, che forse erano state colorate, forse no. In cime allo specchio, un blasone d’argento molto elaborato. Uno scudo a sei strisce sostenuto da un leone e un grifone. Dietro il simbolo si può notare una spada che attraversa verticalmente lo scudo stesso. Deve essere stata la casa di una famiglia molto antica e nobile. Chissà come mai adesso non ci abita più nessuno.

Alla mia sinistra, una porta/finestra aperta, probabilmente è da dove sono entrato prima di crollare sul pavimento. C’è un bel giardino selvatico e alcuni mosconi entrano ed escono a turno dalla stanza.

Alla mia destra, invece, c’è una porta che separa la camera dal resto della villa. Davanti a me, lo specchio che mi dice di darmi una bella sistemata. Poi lo sguardo cade su una vecchia foto, sempre incornicia d’argento, con su inciso lo stesso stemma.

È in bianco e nero e ritrae sette persone. Quello che deve essere il padre è al centro rispetto agli altri, seduto con aria altera, gambe accavallate mentre regge un bastone dall’aria costosa. Ha gli abiti di una volta, e persino i baffoni comunicano tempi andati.

Alla sua destra, una donna che regge in braccio un piccolo bambino. L’arietta presuntuosa è tipica della famiglia, vedo. Il piccolo non si vede, è infagottato e di spalle.

Alla sinistra del capofamiglia, ci sono due fratelli identici. L’uno sorride, l’altro no, è l’unica differenza. Forse sono gemelli, ma hanno avuto esperienze diverse.

Accanto alla madre, la figlia femmina. Cavoli, quanto è bella… un ghigno ammicca anche a distanza di decenni e  decenni.

Dietro il padre, infine, c’è ancora un altro figlio. Cinque ragazzi cresciuti da due genitori austeri e severi, credo. Ma molto ricchi.

Chissà se c’è ancora qualcuno che ne parla, perché questa casa comunica devastazione e una probabile brutta fine per ciascuno di loro.

Evidentemente i soldi non sono tutto. Sospiro, e volto la cornice. C’è una breve scritta, forse scritta dall’inquilino di questa stanza, quale che sia.

Sembra essere stata scritta di fretta, come se ci fosse stata l’esigenza di rendere imperituro quel pensiero prima di fuggire.

Gli Hesenfield vivranno per sempre.

Deglutisco. Ora ricordo: sono quella famiglia morta in un violento incendio dalle cause sconosciute. Se n’è parlato per giorni interi, perché questa villa è stata praticamente un faro per tutta la notte, senza che nessuno abbia potuto domare nulla. Questo è ciò che si è salvato, ma penso che se dovessi esplorare troverei tutto crollato, macerie e la stessa puzza di bruciato ovunque. Si dice che in questa stessa villa si nascondino gli spettri di ciascun componente, peraltro Josafat Hesenfield, il frugoletto che in questa foto dorme sulla spalla della signora Katrina, è lo spetto più violento, tanto che lo chiamano il Mangiacuore.

Guardo meglio il bambino e…

Devo uscire da questa casa.

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