La leggenda dei tre compagni e del figlio della luna/13

la leggenda dei tre compagni e del figlio della luna

Florence lo sapeva.

Non aveva detto niente a nessuno per timore di essere presa per pazza e gettata nelle segrete, ma sapeva che gli avversari fatti nascere dal mago del Regno Invisibile, sarebbero stati degli ibridi.

Erano uomini, ma erano anche animali, cuciti in maniera molto grossolana, che urlavano, starnazzavano, ululavano, e colpivano rabbiosamente come se potessero fare solo quello.

Alla luce della luna e delle stelle si stavano compiendo efferati omicidi e i più feroci sbranavano i più deboli. Arrivarono persino le catapulte, che lanciarono blocchi enormi di pietra.

Florence sollevò la spada e affrontò qualcuno che non vedeva, ma di tanto in tanto sapeva che i suoi fendenti, nella confusione della battaglia andavano a segno.

Non aveva idea di dove fossero tutti gli altri: sapeva di essere stata accanto all’uomo chiamato Thomas, ma in mezzo ai cadaveri e agli altri soldati era come sparito. Gerald, invece, continuava a stagliarsi in mezzo agli altri,  combattendo con tutte le forze due ibridi.

Quanto a sir Edward, era l’uomo più capace  fra loro e ne stava dando prova coi suoi movimenti fluidi e veloci.

Florence, invece, non era molto capace di usare la spada e ne cambiava una ogni tre fendenti. Poi riuscì a recuperare una lancia e usò per un periodo quella, fintantoché non si trovò davanti un orso enorme. O forse era un uomo. Nel buio, non si distinguevano.

Per quanto lo colpisse, l’orso avanzava. Alzò un braccio e la graffiò con violenza. Sentì del sangue scivolarle addosso, ma prima che quel mostro le potesse dare il colpo di grazia Lord Enwick giunse e le salvò la vita, affondando la sua preziosa arma sul collo di quell’aborto della natura.

“Pazzesco. Nessuno, tantomeno me che pure ne ho viste tante, era preparato per questa invasione. Tuttavia, stiamo vincendo. Non penso di aver perso così tanti uomini, non quanti loro, comunque. Fortunatamente, l’idea delle mine e del fuoco ha dato i suoi frutti” sussurrò il lord, manche se non era sicuro che Florence stesse ascoltando.

Voltò la testa a destra e a sinistra, per essere sicura di non essere attaccata, e dalla parte della mura stava giungendo il giovane Mond, che, con aria un po’ malinconica, reggeva la daga. I suoi occhi erano molto luminosi, ma forse era un effetto della mezzaluna.

Sia Florence che lord Enwick osservarono con apprensione Mond che stava per essere minacciato da un mostro, il quale cercò di sbranarlo. Mond cercò di allontanarlo facendo guizzare la lama a destra e a sinistra, non ottenendo tuttavia  efficaci cambiamenti. Il lord arrivò prontamente e cercò, con la spada già insanguinata e consunta, di infilzare anche quell’essere, ma quello fu più veloce e, fiutando l’odore del sangue, cambiò direzione improvvisamente e mangiò la testa del capo della città, per poi sbranare il resto del corpo lentamente ma avidamente. Schizzi di sangue e budella volarono in tute le direzioni mentre la guerra ancora infuriava e altri corpi cadevano, e Mond era semplicemente atterrito. Florence, ormai rialzata, notò una piccola macchia nelle vesti del ragazzino. Il mostro, soddisfatto per il pasto, attaccò altri soldati ma venne subito decapitato da sir Edward, che con un colpo secco, scongiurò altre minacce.

“Ho visto tutto” spiegò l’ex cavaliere del regno di Ontaria. “La guerra è un inferno, Mond, e faresti meglio ad abituarti”

Mond tuttavia osservò la luna, pur sapendo che le lame avrebbero potuto ferirlo o ucciderlo in molti frangenti. Perché nessuno si era ancora accorto della sua sparizione?

“Mamma…” pronunciò flebile. Gli cadde la daga. Non voleva più essere testimone della morte di nessuno. Altri corpi continuarono a cadere e gli scontri durarono tutta la notte mentre il ragazzo si stese per terra senza vedere altro.

Giunse così il giorno e gli ibridi furono sconfitti tutti appena prima che il sole potesse spuntare. Fu con immense pozze di sangue, arti sventrati e cadaveri indistinguibili che la luce del giorno salutò quella triste città.

I tre compagni ebbero modo di testare le proprie capacità uccidendo decine e decine di mostri, e constatarono poi Mond dormiente.

“Se non respirasse rumorosamente, avrei detto che sia morto. Come muore un uomo della Luna?” chiese Edward.

“Tuttavia, ha organizzato bene le difese” disse Thomas. “Non me l’aspettavo, ma devo ammettere che il ragazzo è molto intelligente. Non ha nessuna tecnica nella lotta, ma nel complesso la gente del suo regno può essere soddisfatta del futuro sovrano. Se solo avessimo modo di comunicarlo!”

Mond si alzò lentamente davanti ai loro occhi, che furono prontamente colti dai suoi, grandi, tondi e neri, e pieni di tristezza, e collera, e frustrazione.

Mond invece osservò i tre compagni sporchi, sudati e insanguinati, ma soddisfatti.

“Insegnatemi a combattere” disse Mond, con la stessa voce supplichevole che aveva usato durante la notte. “Insegnatemi a combattere, perché non voglio vedere più morire nessuno.”

Un vento fresco passò fra loro. Thomas sogghignò. “Prima spiegaci una cosa” disse. “Come hai fatto ad accendere decine di mine col solo sguardo?”

“Non… non lo so” rispose Mond, assumendo un’espressione sconvolta. “L’ho davvero fatto?”

I tre compagni si guardarono. “Ce lo aspettavamo” disse dolcemente Gerald. “Non sei in grado di gestire i tuoi poteri, ma probabilmente se ti insegniamo il nostro modo di combattere, anche i tuoi poteri…”

“Insegnate a combattere anche a me” disse Florence, tenendosi ancora il braccio sanguinante. “Posso esservi utile. Sono l’unica nel regno che conosce le origini di questi ibridi. Vi condurrò anche nella capitale, poiché voglio parlare col Re e avvisarlo di questo scempio”

“Noi non vogliamo entrare nella capitale” fece notare Thomas. “Il nostro scopo è andare a far visita al Mago del castello sopra la scogliera. Si dicono tante cose su di lui, e probabilmente conoscerà anche il segreto di Mond”

Florence assunse un’espressione dispiaciuta. “Allora le nostre strade si dividono” disse. Avrebbe voluto parlare ancora con Mond, chiedergli decine di altre cose, ma non aveva gli stessi obiettivi dei tre compagni. Voltò loro le spalle e se ne andò, lasciando Gerald con un senso di disagio nel petto. Avevano così tante cose da fare, adesso che i poteri di Mond cominciavano a venire fuori. Non avevamo tempo per le ragazze dalle tendenze suicide, anche se, effettivamente, Florence era anche lei ricercata dal Regno invisibile.

Avrebbero dovuto trattenerla.

“Abbiamo vinto una battaglia e la città non è stata presa” disse Gerald. “Ma il cosiddetto Regno Invisibile sta cominciando a espandersi. Vogliono rovesciare il trono, e questa sconfitta è solamente il prologo di una guerra molto più violenta”

“A noi non importa, siamo solo dei briganti. Dei reietti della società che si è ritrovata a combattere col nemico contro una minaccia comune. Non apparteniamo alla politica, né alla Storia” osservò Thomas.

“Sì, ma con noi abbiamo il figlio della Luna” ribatté Gerald. “Qualcosa dovrà pur significare”

Il problema era che nessuno di loro sapeva esattamente quale potesse essere il legame, si disse. Sospirò e si sedette a terra. Anche lui, ogni tanto, soffriva la mancanza di sonno.

“Partiremo adesso che è l’aurora, in modo che non si accorgano di noi” annunciò “Io ho intenzione di far vedere Mond al santone, al mago, a quello che è. Se nel frattempo gli ibridi ci tenderanno un agguato, tanto meglio. Se volete, seguiteci pure”

Thomas ed Edward non ebbero bisogno di comunicare le loro intenzioni. Ormai, tutti e quattro erano legati da qualcosa che non sapevano spiegarsi, ma che aveva a che fare con la strana situazione del ragazzino e degli eventi che cominciavano a sconvolgere la normalità della Nazione.

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