La leggenda dei tre compagni e del figlio della luna/15

la leggenda dei tre compagni e del figlio della luna

“Ve l’ho detto, il minestrone mi fa schifo!”

La voce squillante che Mond usava tutte le volte che commentava quel piatto echeggiò per tutta la taverna. Dopo tre giorni di viaggio e nutrendosi perlopiù di bacche e radici, i quattro viandanti erano giunti in un piccolo villaggio, dove vennero ospitati con fin troppa benevolenza dal panciuto oste.

“Mond! Ti sembra il caso?” sibilò infastidito Gerald, l’unico dei tre che era più affezionato al figlio della Luna. “Ti faccio notare che ci hanno accolti benissimo… peraltro, pietanze offerte dalla casa. Dalla casa, Mond! E tu affermi di non voler mangiare?”

“La fai facile, tu” rispose Mond, incrociando le braccia. “Guardalo: è pieno di… brodaglia, e verdure. Non mangerò mai tale piatto”

“Oh, ma chi abbiamo qui? Un bambino molto capriccioso, nevvero?”

Una voce femminile fece capolino al tavolo. Era la moglie dell’oste, che con aria compiaciuta accarezzò le spalle del principe.

“Signora, il bambino non sa quel che dice…” tentò Thomas, interessato forse a non voler offendere la proprietaria. Ma quella rise.

“Non preoccupatevi! Per i salvatori e per il Bambino Luminoso questa osteria, e immagino qualsiasi altra nella provincia, vi darà sempre il miglior vitto e il miglior alloggio di cui dispongono! Nicholas! Porta la carne di manzo salata per il giovanotto!”

Esclamato quello, portò via il minestrone, che avrebbe dato a un paio di mendicanti che Gerald aveva notato oltre la porta. Mond si compiacque.

“Come ti ha chiamato? Bambino Luminoso? E lei come fa a saperlo?” chiese Edward.

“Beh” sussurrò Mond, accertandosi di non essere udito da alcuno “Mi trovavo in cima alle mura della roccaforte del compianto Lord Enwick, quando, mi hanno riferito, i miei occhi si sono illuminati di un bagliore inimmaginabile, che ha rallentato la corsa degli ibridi e ha acceso le mine in maniera quasi magica. Tutti mi hanno visto e dunque la voce deve essere girata più velocemente di quanto noi andiamo a piedi”

I tre compagni  si guardarono con apprensione. Se i poteri di Mond stavano crescendo, occorreva affittare un cavallo e andare a spron battuto al luogo dove si trovava il mago della scogliera.

“Questo non lo sapevamo” sussurrò sir Edward. “Quando avevi intenzione di dircelo?”

“Non volevo” ammise Mond. “Vi mettete sempre in agitazione quando faccio qualcosa di strano… non volevo mettervi ancora nei guai. Non deve essere facile, per gente come voi, avere a che fare con un nobile. Per di più, non ricordo affatto di aver sprigionato qualsivoglia forza”

“Non preoccuparti” rispose Gerald. “Nessuno è arrabbiato con te. Sei un po’… capriccioso” si guadagnò un’occhiata torva “ma i tuoi poteri possono essere utili anche alla luce degli ultimi avvenimenti di attualità”

Detto quello, arrivò la carne di manzo salata.

“Ecco qui il piatto migliore che abbiamo, per il nostro Luminoso”  disse soddisfatta la moglie dell’oste. Mond si ringalluzzì. Aveva un odore molto forte quanto invitante, e cominciò a mangiare con gusto.

“Ciò. Che hai fatto per la città di Rockafort resterà negli annali. Magari sarà narrato in un canto e forse il menestrello di corte suonerà qualcosa per voi. Siete stati invitati al Ballo dell’Incoronazione?”

Né Thomas né Gerald né Edward compresero quanto richiesto.

“In questo regno quando sale al trono un nuovo Re… si balla?” chiese Mond.

“Sì, caro” disse lei. “Corre voce che sarà un ballo in maschera. Avverrà fra qualche giorno. Sicuramente tre personalità come voi saranno state invitate, no?”

“No” ammise Thomas. “Noi siamo briganti, truffatori, ladri. Il fatto che Lord Enwick abbia messo nelle nostre mani le sue spade non fa di noi degli eroi”

“Non siate così pessimisti, su! Corrono le migliori voci su di voi! Rockafort è una grande e nobile città, e voi avete affrontato i mostri senza paura! Si dice addirittura che quest’omone” la donna batté una mano sulle spalle robuste di Gerald “Abbia ucciso un uomo-orso con le mani nude!”

Gerald non ricordava di averlo fatto. In mezzo alla baraonda era pieno di uomini che sembravano orsi, ma non avrebbe mai pianificato di doverne uccidere uno a mani nude, sarebbe stato folle da parte sua.

“Oh sì, l’ho visto io!” esclamò Thomas.

“E voi! Di voi si dice che siete un traditore della vostra patria, perché avete prestato il vostro corpo a Rockafort, quando invece provenite da Ontaria!”

Sir Edward annuì. Perché negarlo? “È così, avete udito bene” affermò. “La mia vita come cavaliere del regno di Ontaria è finita quando… quando…”

Si bloccò improvvisamente, ma la donna continuò a  guardarlo avida di curiosità. “Sì, cavaliere?”

Edward non riuscì a dire più nulla. Affondò la testa fra le mani, vedendo coi propri occhi, come se fosse lì, quel momento in cui ebbero sfondato quella porta, entrando in quella casa, in piena Ashengard, fra l’odore mal mostoso del pesce e quello ferrigno del sangue.

E lo aveva ucciso. Aveva massacrato tutti senza pietà, persino quel bambino che…

“Sono morto” disse infine, facendo scivolare lentamente le mani dal volto. Guardò Mond, e per certi versi sembrava un bambino come gli altri.

“Potete restare quanto volete” annunciò la donna. Aveva capito che i tre eroi avevano qualcosa da farsi perdonare e non indagò troppo oltre.

“Stanotte dormiremo qui e domani partiremo” disse Thomas. “Dovremmo farci reperire una cartina, in modo da non perderci”

Si alzò e chiese informazioni per tale documento, ma gli osti non seppero rispondergli, costringendo Thomas a chiederlo ad alta voce, rivolto agli altri avventori del locale.

“Io. Io so disegnare, sono cartografa”

Una ragazza dai folti capelli ricci e grandi occhi castani fece capolino dal fondo del locale. Si trovava assieme ad altri ragazzi, Thomas pensò che si stessero prendendo una pausa da qualsiasi mansione stessero facendo.

“Sei cartografa?” chiese Thomas.

“Sì. Mio padre è un pittore e mi ha insegnato a disegnare e tutto quanto. Io, però, prediligo la geografia e posso dire senza tema di smentita che sono la più conoscente dei territori del circondario rispetto a tutti i presenti messi assieme”

Seguitò una marea di voci confuse, perlopiù insulti. Tuttavia, la ragazza sapeva quel che diceva. Mond vide quell’affermazione in modo diverso, e si incuriosì non poco. Anzi, pensò che avrebbe voluto averla nella sua compagnia.

“Benissimo” disse Thomas, e Mond si rallegrò. “Ci serve una mappa dei luoghi qui attorno. Sei capace di riprodurla? Dobbiamo partire alla volta delle coste del sud, sei capace di disegnare tale rotta?”

La ragazza annuì con decisione. “Mi serve tuttavia del tempo. Almeno tre, quattro giorni”

“Te ne possiamo dare due” tagliò corto Thomas. “Nel frattempo, ci riposeremo e faremo scorta di provviste. Abbiamo l’assoluta necessità di partire in fretta”

Né Gerald né Edward compresero sulle prime l’urgenza di partire da parte di Thomas.  Ripensandoci, qualche ora dopo, a Gerald venne in mente che Thomas avrebbe potuto aver rubato, anche di fronte a gente così ospitale.

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