Galeotti i Sonata Arctica

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“Mark, comunque mi ha fatto piacere che mi abbia chiamato per uscire” disse Philip, posando la sua bottiglietta di birra, ormai finita.

Lui e Mark erano amici da un po’, ma non avevano mai avuto occasione di uscire da soli. Finalmente, Mark aveva chiamato l’amico per chiedergli di vedersi al bar, anche perché aveva deciso di dare una svolta a quel tormento che lo pervadeva da mesi, forse anni.

Mark abbassò la testa, guardando la sua birra. Gli veniva difficile tenere per tanto tempo lo sguardo altrui. “Sì, be’, tu sei molto popolare e mi chiedevo la seguente cosa…”

Philip s’incuriosì. Ogni volta che il discorso gli interessava, tendeva a prendere una manciata di arachidi, e si dava il caso che nei bar ne davano a iosa. “Dimmi tutto, basta che non si tratti di pagare questo aperitivo perché ho adocchiato una fettina di torta niente male che voglio comprare”

Mark sgranò gli occhi. Ma non si usava più che ognuno pagava il suo? “In realtà c’è un motivo ben preciso per cui ti ho portato qui… insomma, guardati attorno. È pieno di ragazze e io… be’, sai…”

“Ho capito. Ho capito tutto” tagliò corto Philip. “Sei il solito povero sfigato e hai chiesto aiuto a me, che sono espertissimo con le ragazze. Non potevi fare scelta migliore, credimi”

Infilò una buona manciata di arachidi dritta in bocca ricordandomi molto da vicino un noto dottore zoppo con le sue medicine e disse “L’unica regola che vale con le ragazze è essere se stessi”

“Ovvero dovrei cominciare a sudare copiosamente e balbettare mentre le offro un drink?” chiesi perplesso.

“Ah, già” sbuffò Philip.”Be’, allora non essere te stesso. Semplicemente vai da lei e le dici se vuole un drink”

Dopodiché, guardò a destra e a sinistra e finì per notare una signorina sola.

“Sei fortunato” proseguì. “Quella ragazza in fondo sta già bevendo la stessa birra che abbiamo preso noi. È un ottimo argomento di conversazione, perciò vai là e attacchi bottone. Inoltre, è anche molto carina, vedi i capelli come le cadono sulle spalle? Peccato che io sia già impegnato con Jennifer, altrimenti…”

“Oddio! Allora le devo parlare? Ma così, di botto?” chiese nel panico il povero Mark.

“E che devi darle, le partecipazioni? Dai, muoviti, prima che se ne vada!”

Così al povero ragazzo non rimase altro che andare da lei e dondolare sul posto, fissandola intensamente. Philip non credeva ai propri occhi e gli scappò una risatina, così fece anche un piccolo video da mandare ai compagni di classe.

Mark continuava a dondolare, e alla fine la ragazza lo guardò e gli chiese: “Hai qualche problema, per caso? Devi fare la pipì? Ti serve la sedia?”

“N-no…” disse Mark, sudando freddo.

“Ebbene, allora perché stai tenendo il tempo come se fossi un metronomo? Davanti a me, per giunta? Oddio, ma nessuno capisce che se una ragazza è da sola magari non vuole essere disturbata? Siete così ritardati voi uomini?”

Mark guardò di sfuggita Philip, che si stava coprendo la bocca con le mani con fare sospetto.

“No, aspetta… mi sono dimenticato cosa dovevo chiederti!”

La ragazza lo guardò a tutt’occhi e proruppe in una vera risata. Mark si sentì morire e Philip continuava a riprendere con la videocamera. “Ma come si fa… boh, magari trovavi fighissima la mia maglietta dei Sonata Arctica, che per inciso, lo è davvero”

“I Sonata Arctica?” ripeté imbambolato Mark. Al che, si sedette: era un argomento che lo prendeva. “E dimmi, sei stata ad un loro concerto? Qual è la tua canzone preferita? Sei quella che dice che senza Jani hanno perso molto? E poi…”

Sembrava incredibile, ma la loro discussione durò più di un’ora, lasciando Philip con un palmo di naso. Alla fine, fu costretto a cancellare il video non appena vide Mark trionfante, con in mano un pezzo di tovagliolo con su scritto dei numeri. Era per forza il numero di telefono della tizia.

“Tutto merito dei Sonata… e io che credevo che li ascoltassi solo tu nel mondo!” disse Philip, che invece era un patito per la house.

“E invece no” disse lui e, tutto contento, mangiò anche la fettina di torta che voleva Philip.

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