La leggenda dei tre compagni e del figlio della luna/20

la leggenda dei tre compagni e del figlio della luna

Grandi nuvole nere coprivano il cielo. Non era una grande giornata per cominciare l’addestramento di Mond riguardante l’equitazione, ma ormai Gerald si era messo in testa che avrebbe dovuto imparare e neanche la pioggia lo avrebbe fermato.

“Non capisco una cosa” esordì Thomas, mentre Gerald spiegava al ragazzo cosa fossero le redini, le staffe e la sella “Se Mond è influenzato dal movimento lunare, come mai di giorno è sveglio?”

Sir Edward grattò la tempia e rifletté. “Non… non lo so. Ci sono ancora troppe domande su Mond che attendono risposta”

Nel frattempo Mond continuava a lamentarsi, a salire e a cadere, per poi ripetere di nuovo. Mond non aveva mai sentito così tanto dolore alle giunture. Forse sanguinava.

“E pensare” disse in affanno “che passavo le mie giornate a leggere e a studiare e a imparare dizione” affermò.

“Qui invece dovrai cavalcare, mangiare la minestra e vivere con una sola coperta. Ringrazia il cielo che non mi sia ancora venuta voglia di farti tirare di spada… secondo me sei più da arco” disse Gerald, imperturbabile. “Penso che tua madre non ti abbia mai fatto uscire dal suo guscio, il che fa di questo l’errore più grande che potesse commettere”

“Hai detto una cosa passibile di decapitazione nel mio regno, sappilo” sibilò sprezzante Mond, montando di nuovo a cavallo.

“Tieni strette le gambe” ordinò Gerald. “Non è difficile”

Mond cercò un proprio equilibrio, trovandolo rimanendo immobile.

“Così sembri un pezzo di legno” disse Gerald. “Cerca di rilassarti, altrimenti non puoi seguire i movimenti del cavallo”

“Movimenti? È già complicatissimo così!” protestò Mond. “Non è possibile avere un…”

“Non hai bisogno di altro che tenere in mano le redini” lo interruppe Gerald. L’uomo ascoltò Thomas e Edward passare dai risolini a sguaiate risate. Avrebbe voluto dire loro molti insulti, ma li lasciò divertire. “Sciogliti e tieni i talloni puntati verso il basso, non cercare di sederti come nelle sedie”

Grosse gocce di pioggia cominciarono a scendere. Dopo quelle che parvero ore, finalmente Gerald diede l’ordine del passo. Mond traballò come la peggiore delle trottole e ciò scatenò in Edward e Thomas l’apoteosi delle risa, e applausi sarcastici.

“Bah” commentò Gerald. “Ci vorrà più tempo del previsto, e non ne abbiamo. Tuttavia, dobbiamo partire se vogliamo far tornare Mond a casa. Imparerai strada facendo”

“Come… come mai questa fretta?” chiese Eloise.

Né Gerald né Thomas vollero rispondere. Non erano abituati a rimanere così a lungo in un posto, soprattutto senza rubare nulla. Thomas stava esercitando un notevole autocontrollo, perché anche lui comprendeva che ciò che era successo loro non aveva mai avuto precedenti ed era meglio che le persone pensassero bene di tutti e tre.

Un ladro, un assassino e un traditore. Tre persone brutali, rozze e ignoranti che avevano in mano un principe, che stava cambiando loro le vite.

Pensò a questo, Thomas, mentre saliva sul cavallo. Uno nuovo, donato volentieri da una famiglia del luogo, così come gli altri tre. Uno ciascuno, con l’aggiunta delle armi e di qualche provvista.

Mond volle salutare Eloise.

“Cara” esordì “un giorno tornerò a casa”

“Sì” disse lei “anche se non capisco come faccia tu a far parte della Luna”

Mond sospirò, non sapendo cosa rispondere perché cercava ancora di trovare l’equilibrio in sella. Il cavallo non era il suo mezzo preferito. Cominciò a piovere.

“Ne sono il figlio” rispose lui, cercando di tenere il passo degli altri. Lo aveva appena detto, ma mentre si sentiva infreddolito dalla pioggia, non ne fu più così sicuro. Perché aveva dormito un giorno intero? Era davvero possibile aver dormito in baldacchini lussuosi e aver avuto un precettore dalla voce fonda e sicura?

Lasciarono il villaggio, i quattro, e la pioggia divenne fitta e abbondante. A un certo punto, si alzò anche del vento e furono costretti a fermarsi, chiedendo ospitalità a un fattore che viveva in quelle radure. Il fattore accettò.

“Siete molto gentile” disse sir Edward “Ovviamente ripagheremo il nostro debito in qualsiasi modo”

Il fattore, un distinto signore dall’aria stanca, ribatté “Oh, ci sono passato anche io. Nessuno mi ha mai aperto le porte, quando ho viaggiato, e ho ripromesso a me stesso di aprire sempre la porta a tutti, nonostante l’epidemia. Sedetevi, e mia moglie vi preparerà dei vestiti nuovi”

I quattro viandanti conobbero anche la moglie, e i quattro figli. La sala principale era semplice, in cui spiccava un camino al di sopra del quale era fissato un trofeo di caccia.

“È strano che qualcuno amante della terra vada a caccia. Pensavo che i contadini non avessero tempo per nulla” constatò Thomas, il quale aveva già passato in rassegna molti oggetti e ne aveva preso qualcuno. Non riusciva a smettere, e aprì la bocca solo per interrompere quell’ossessiva voce in testa che lo spingeva a rubare.

“Invece da quando facciamo parte del…” cominciò uno dei figli, ma il fattore, che si chiamava Edward come il cavaliere, lo tacciò cambiando bruscamente argomento “Sarete sicuramente infreddoliti… volete gustare una buona zuppa di cipolle?”

“Grazie” disse Gerald. Aveva captato quel che aveva detto il figlio di Edward, che aveva il nome di Benjamin. Era il maggiore e poteva aver la stessa età di Mond, gli altri tre erano ancora mocciosi. “Non mi piacciono le cipolle” disse Mond.

All’esterno tuonò un fulmine.

“È proprio una fortuna avervi trovato, messer Edward” affermò Thomas. “Con tutto ciò che si sente in giro, fra epidemie, carestie, e il cambio del Sovrano non tutti aprono le porte”

“Ve lo abbiamo detto” disse la donna. Thomas notò che non stava guardando dritto negli occhi, ma sembrò sempre in cerca di fare qualcosa pur di non colloquiare direttamente, e con la scusa di dove preparare la zuppa, riuscì nell’intento. Nascondeva qualcosa. “Accettiamo tutti coloro che chiedono aiuto. Inoltre, avete un bambino con voi”

“Perché sei così bianco?” chiese Benjamin a Mond. Quest’ultimo lo osservò: aveva la carnagione leggermente scura, e i capelli castani. Disse “E tu perché sei così scuro?”

“Be’, noi coltiviamo la terra, e il sole ci bacia” affermò. “Tu invece? Sei stato dentro una cantina per tutta la vita?”

“Abbiamo le cantine, a palazzo. Sono illuminate e composte da tantissimi vini pregiati, soprattutto provenienti dal Mare della Fecondità. Chi se ne occupa tiene tantissimo alla qualità di ciò che poi viene servito ai banchetti reali” spiegò Mond.

“Mond, non tutte le cantine contengono vini” disse Edward “ci si riferisce a tutt’altro tipo di posti”

“Inoltre, che ne sai tu delle cantine dei vini? Sei per caso nobile? E allora perché vai in giro come noi?”

Mond disse “Sono il principe del regno lunare. Non so per quale motivo io mi trovi sulla Terra ma conto di andarmene al più presto”

“Già, non prima di trasformarti in un bel gruzzoletto, però. Altrimenti resti con noi. Freddo” aggiunse Thomas, senza alcuna pietà. Poi, attaccò la zuppa di cipolle. Mond non mangiò finché non gli venne dato del pane, che spezzò molto lentamente, studiando tutta la famiglia che li stava ospitando.

“Vogliate accettare qualcosa che abbiamo” disse Edward “l’ospitalità merita rispetto”

“Oh, grazie” disse il fattore, suo omonimo “ma abbiamo sentito parlare delle vostre gesta di Rockhafort e vogliamo vedere il bambino. Noi, amici dei Sotterranei, teniamo molto alla sua incolumità”

“I Sotterranei… non ne aveva già parlato Eloise?” chiese Mond. La moglie del fattore disse “Giù al paese se ne parla con diffidenza, e i creduloni fuggono davanti al loro nome, ma chi decide di aiutarli vive nell’abbondanza per sé e per le generazioni future. Sta di fatto che hanno seguito le vicende di Rockhafort e vogliono conoscere il ragazzino. Sareste passati di qua in ogni caso, è l’unica via da poter prendere con dei cavalli”

“Chi sono i Sotterranei? Perché avete deciso di unirvi a loro?” chiese sir Edward. Gerald trovò curioso che proprio un uomo che si era venduto pose quella domanda.

“Non ci siamo venduti, è stata solo una conseguenza delle azioni” spiegò l’altro Edward, il fattore. “Nessuno di noi è stato colpito dalla febbre, né dalla carestia. La trovi una coincidenza? Adesso resta solo consegnarvi a loro. Non uscirete da quella porta”

Sir Edward atterrì. “Allora… allora questo temporale non è una casualità? Voi volevate che venissimo?”

La moglie del fattore disse “Dovevate scegliere meglio il posto dove parlare. Le locande hanno più orecchi che tavoli, e i Sotterranei sono un gruppo di gente pronta a tutto pur di realizzare i propri scopi”

Né Thomas né Gerald seppero dire alcunché. In quel momento, la porta della fattoria si aprì cigolando.

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