La leggenda dei tre compagni e del figlio della luna/22

la leggenda dei tre compagni e del figlio della luna

Mond, Edward, Gerald e Thomas avevano appena assistito a qualcosa che non riuscirono a capire appieno. Tre individui mascherati, indicati come Maghi dal popolo che dominavano, avevano visitato una casa marchiata sullo stipite da un simbolo che ricordava un uccello. In quel momento, però, avevano le mani legate e scendevano, in fila per uno, verso degli umidi e poco illuminati sotterranei. A un certo punto Mond credé di sentire qualcosa di peloso scivolargli fra i piedi.

“C’è anche freddo” commentò il ragazzo. “Non si può…”

“No, non si può” tagliò corto uno dei due uomini. “Devi solo rispondere alle domande che ti porranno, dove capiremo se vuoi vivere”

Giunsero in una sala molto illuminata dove era costruita una tribuna di legno. Seduti, ciascuno al proprio posto, la raffigurazione reale di ciò che le maschere rappresentavano. Neri, col naso lungo e adunco e luminosi occhi rossi.

“Ecco i Sotterranei, nostri salvatori” annunciarono i Maghi, e si inginocchiarono.

“Avete con voi un ostaggio molto importante” esordì con voce fonda uno dei Sotterranei, colui che sembrava il capo perché seduto al centro della tribuna. In mano aveva una lancia che sembrava d’argento. “Ma noi non abbiamo domande da porre a nessuno di costoro”

I Maghi rimasero di stucco. “Come… com’è possibile? Eppure si raccontano celebrazioni straordinarie per questi uomini e il bambino ha un colorito bianchissimo”

“Il colorito del bambino è dovuto solamente a una malattia della pelle” dichiarò uno dei Sotterranei “e quanto accaduto a Rockafort una coincidenza. Ci sono giunte voci, piuttosto, dell’incoronazione del nuovo Re Elijah è stato avvicinato da Lord Habraxan, che, come sappiamo, ha fondato il Regno Invisibile, sostenuto da quattro fanatici. Se fossi in voi, Maghi che hanno ricevuto un dono senza tuttavia sfruttarlo a dovere, mi concentrerei su quello che accade al palazzo reale, e se rimane tempo, capire chi ci sia dietro la serie di omicidi che sta mettendo in apprensione la nostra capitale”

I  Maghi vennero così congedati.

“Quanto ai prigionieri, che ne facciamo?” fu chiesto.

“Vedremo”

Il capo dei Sotterranei si alzò e osservò intensamente chi aveva davanti, così intensamente che a loro parve che i suoi occhi si illuminarono di un azzurro intenso.

“Thomas, figlio di Edgar. Sei un brigante, un ladro, un assassino. Cresciuto in povertà e sposato con la figlia del maniscalco, che ti ha abbandonato assieme alla figlia che avete avuto. Sembra che tu abbia un problema con le rapine. Non riesci a fare a meno di rubare.”

Thomas strinse i pugni. I Sotterranei non avevano bisogno di torturare nessuno, lo facevano semplicemente con le parole.

“Gerald, quinto di sei fratelli, figlio bastardo.” Proseguì imperterrito colui che sembrava il giudice di ciascuno. “Reietto dalla famiglia, sei fuggito all’età di quattordici anni, cominciando a rubare e nasconderti fra le foreste. Hai conosciuto Thomas e siete legati da una buona amicizia, ma non condividi del tutto il suo pensiero, non da quando è comparso nelle vostre vite il ragazzino, che ti ricorda tanto il figlio che ti è morto fra le braccia”

Gerald avrebbe tanto voluto ucciderlo con le sue mani, ma erano legate e inoltre non sapeva bene neanche come muoversi. Si sentì bloccato.

“Sir Edward, figlio di Philip. Divenuto cavaliere in quanto figlio minore della sua Casa e reduce di Ashengard. Ciò che non sai è che laggiù c’erano anche noi Sotterranei, uccidendone dodici. Non ti senti un po’ in colpa? Da quel che vedo, il rimorso per quanto accaduto è sovrastato da un altro senso di colpa, quello di aver ucciso un bambino durante un assalto. Per non farti vedere, hai gettato quel cadavere nel mare, ma adesso vedi in colui che chiamate Mond una possibilità di riscatto. Hai anche lasciato l’esercito là dove i tuoi commilitoni ti credono defunto con onore”

Edward non riusciva a ricordare quando avrebbe incontrato i Sotterranei in quelle strade coperte da una nube di polvere, baciati da un sole implacabile. Mentre rifletteva, notò che il demone aveva smesso di parlare.

“Non… non riesco a leggere! Chi sei, bambino?” urlò, puntandogli contro la lancia d’argento. Mond rimase impassibile.

“Conoscere l’identità dei miei assistenti non cambierà la mia opinione su di loro!” esclamò fiero il figlio della Luna. “Mi hanno donato un nome, qualcosa per cui combattere, e stiamo andando dallo stregone sulla Scogliera, per riportarmi da dove sono venuto!”

“E da dove saresti venuto, se è lecito?” chiese il Sotterraneo. “Sei delle nazioni del Nord?”

Mond si interruppe. Per qualche motivo, quel mostro non riusciva a leggere nella sua mente e quindi non sapeva nulla della sua vita sulla Luna, di ciò che aveva visto, delle grandi sale, dei banchetti e delle danze alla luce di grandi candelabri a sette braccia. Non sapeva di sua madre, del precettore e dell’eroismo di suo padre, che aveva sconfitto grandi nemici.

“No, ho perso la memoria” spiegò Mond, con la naturalezza che gli apparteneva. “Ecco perché questo viaggio”

“Non è così, gli altri ti considerano il figlio della Luna, anche se con delle riserve” obiettò il Sotterraneo. “Perché?”

“Perché mi hanno trovato una notte di luna piena” disse Mond.

L’intera tribuna prese a parlare, e anche il loro capo chiese un consulto.

“E sia” disse. “Vogliamo capire se puoi esserci utile. Unisci a noi, Mond senza memoria, e otterrai nuovamente quello che cerchi. Per poterlo fare, troverai per noi chi uccide sotto il nostro naso”

I quattro compagni vennero slegati. “Sarete sorvegliati, ma mi sembra il metodo più veloce per capire chi siete davvero e l’identità di questo bambino”

Mond si stupì. Era la seconda volta che gli si veniva affidata una vicenda più grande di lui e anche quella volta non riusciva a capire come avrebbe potuto essere d’aiuto. Difendere una città faceva parte dell’istruzione per un buon principe ereditario, ma scovare un assassino… quello il precettore non l’aveva mai detto.

Il capo dei Sotterranei tornò a sedersi.

“Non è da te” disse il demone alla sua sinistra. “Potevamo torturarli come avevano suggerito i Maghi”

“Non tortureremo più” si sentì rispondere. Era perso nei suoi pensieri, guardando senza vederlo il punto dove i quattro compagni erano rimasti in piedi. “Finché non eravamo noi i padroni di questa città, andava bene usare la forza. Adesso possiamo leggere nel pensiero di tutti, ma ci serve una vittima sacrificabile e dare in pasto quattro criminali all’assassino che circola fra le nostre vie mi è sembrato un compromesso utile. Se poi dovessero davvero catturare questo boia, tanto di guadagnato”

“E i Maghi?” gli fu chiesto.

“Hanno sbagliato, ma hanno anche fatto del bene” rispose. “Senza infamia, né lode. Forse dare la magia agli uomini non è poi un’idea geniale”

Nel frattempo Mond e gli altri tre compagni si diressero verso la casa che avevano intravisto durante il primo tragitto.

“Adesso potete vedere la crudeltà di coloro che non ascoltano” annunciò l’accompagnatore. Edward entrò per primo e vide lo stesso simbolo che si vedeva all’entrata, dipinto di un rosso molto acceso. Sotto di esso, la sagoma di un cadavere, che dunque era già stato portato via. Il resto della stanza sembrava del tutto normale, senza segni di effrazione o di lotta. Il simbolo sembrava un arco sormontato alcuni puntini.

“Qualcuno ha scoperto cosa significa questo simbolo?” chiese il cavaliere.

“Sì” rispose il membro dei Sotterranei. “è il vecchio stemma della città, poi sostituito dal Falco, il nostro”

“Allora il caso è già risolto. C’è un sovversivo a cui non aggrada il nuovo governo” disse il cavaliere. “Cosa vuole il tuo capo da noi?”

“Vuole conoscere nome e volto di questo omicida, e sapere come fa a uccidere” disse. “La porta era chiusa dall’interno, nessuno avrebbe potuto uscire. Inoltre, ricorda che i Sotterranei non sono al governo attuale, siamo una società che si muove nell’ombra, prendendo parte a tutti gli incubi che un uomo può concepire. Ecco perché odiamo i membri del Regno Invisibile… sono degli usurpatori”

“Perlomeno non sono demoni” obiettò Mond. “Mi fanno schifo i demoni, sono bruttissimi”

“Bada a come parli, o dimenticherò che sei un bambino entrato nell’interesse del mio signore” lo avvertì l’accompagnatore. “Concentrati sul massacro. Come fa a uccidere il sovversivo?”

Mond non ne aveva idea. Non sapeva neanche dove mettere le mani. Sentì che se avesse dato quella risposta sarebbe morto entro pochi secondi ed ebbe paura.

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