La leggenda dei tre compagni e del figlio della luna/23

la leggenda dei tre compagni e del figlio della luna

Mond girò attorno alla casa, cercando di farsi venire un’idea mentre il cuore martellava in maniera insopportabile. Guardò ogni singolo muro, il pavimento, il tavolo e la povera mobilia. Appeso di fronte il simbolo dipinto, c’era invece lo stemma del falco che significava l’appartenenza della vittima ai Sotterranei. C’era da dire che probabilmente tutti in città ne facevano parte, tranne chi si ostinava a credere in falsi ideali come la libertà. O perlomeno, era quello che si proponevano quegli orribili demoni.

“Secondo me” disse Mond, mentre tutti lo stavano guardando “costui si è suicidato”

“No” disse il membro senza nome dei Sotterranei “ è stato  chiaramente un omicidio. Nessuno al mondo lascerebbe un messaggio di tale portata sapendo di voler morire. Una persona muore togliendosi la vita, senza perdere troppo tempo, e ne abbiamo avuto le prove. In questa città i suicidi si gettano quasi tutti dal ponte, o si impiccano”

Mond, tuttavia, non era d’accordo. Il precettore gli aveva spiegato chi fossero i suicidi, ma sulla Luna non accadeva mai. Nel frattempo Thomas aveva già preso un foglio e lo stava leggendo.

“Non aveva una famiglia, costui? Possiamo chiedere a loro, se aveva qualche nemico” propose.

“Non ci sono nemici in questa città, eccetto questo assassino” rispose sicuro il Sotterraneo.

“Allora questo dilemma è irrisolvibile” disse Thomas, posando il foglio e prendendo invece un bricco da uno  degli stipetti. Il foglio, messo male sul tavolo, cadde dopo un piccolo spostamento d’aria, siccome Thomas non riusciva a stare fermo.

“Ma certo…” disse Edward. “L’omicida ha fatto passare la chiave sotto la porta!”

“Che era chiusa dall’interno” osservò Gerald. “Davvero, se era questa l’intelligenza dei soldati di Ontaria mi domando perché non riusciamo a vincervi”

“Silenzio!”

I quattro compagni rimasero a riflettere, mentre il giorno proseguiva. Nessuno di loro aveva mai affrontato una prova del genere, e Thomas si chiedeva quanto fosse possibile resistere senza rubare nulla. Stava, piuttosto, cercando di trarre il meglio da quella situazione incresciosa.

“Io esco” annunciò Thomas, sentendosi mancare l’aria. Dietro l’edificio vi era una strada, che portava a varie botteghe, mentre la gente continuava ad andare e venire, e saltuariamente fare una riverenza per le autorità che passavano. Non era semplice fare un colpo con tutta quella sorveglianza, ma lo sguardo del ladro si soffermò su una vecchia che stava cucendo a mano, con uncinetto e filo.

“Salute a te, straniero” esordì quella, gracchiando. “In cosa posso esserti utile? Abbiamo tutti prodotti fatti a mano e…”

“Voglio i tuoi soldi” rispose secco Thomas. “Anche se…”

Ago e filo. La vecchia stava cucendo, facendo passare con maestria il dito attraverso il centrino che stava creando, creando un punto o una croce. Anche lui aveva visto, per interi pomeriggi, sua madre, lavorare in questo modo.

Molte donne lavoravano con l’ago e il filo, quindi anche la madre dell’assassino poteva averlo fatto. E se avesse avuto dimestichezza con quest’arte e avesse fatto in modo che la porta si chiudesse con quel metodo? Sarebbe bastato far passare un foglio sotto la porta e chiuderla con un abile gioco di mano, che però non sapeva descrivere. Eppure tutto tornava. Se non altro, un ago e un filo riuscivano a passare oltre le serrature più di un dito.

Thomas si mise a correre, anche se fu rincorso da alcuni gendarmi, e tornò subito alla casa.

“Gente, ho capito perché uccide!”

“Dove sei stato?” chiese Gerald, che ormai aveva prodotto una barchetta col foglio che era caduto.

“A risolvere il mistero! Adesso bisogna capire chi è figlio di una cucitrice!” esclamò gioioso Thomas, contento per aver risolto lui stesso un mistero. Mond rimase perplesso.

“Chi è una cucitrice?” ma nessuno gli rispose, perché la domanda più pressante era un’altra.

“Ci sono molte cucitrici qui in città. Chi si specializza nel ricamo, e altri settori” rispose il Sotterraneo. “Il trucco per nascondere qualcosa è, da sempre, confonderla con i suoi simili”

Thomas si convinse che la stessa vecchia fosse la madre di colui che stavano cercando.

Non potendo dividersi, cominciarono a cercare nei posti più vicini ai vari luoghi del delitto, ma non riuscirono a trovare nessuno.

“Tracciando una mappa dei luoghi, viene fuori una linea tutta storta” dichiarò Gerald, con gli occhi fissi sulla mappa.

“Io ho fame” disse Mond. “Possiamo cenare? Sono ore che giriamo in tondo e ormai la città l’ho visitata tutta: statue, anfiteatri, piazze, fontane, un sacco di torri…”

“Ma certo! La vecchia signora Judith della fontana!” esclamò il Sotterraneo, e portò tutti quanti al cospetto di quella donna.

Percorsero la strada delle Torri, dove un palazzo dopo l’altro presentava grandi e alti edifici, e giunsero al cospetto della vecchia Judith, la quale stava chiudendo la sua bottega in quanto a fine giornata.

“Cosa sai dirci dei figli delle ricamatrici?” chiese il Sotterraneo senza troppi preamboli né aspettare gli altri tre compagni, i quali avevano osservato la pittoresca piazza, molto colorata.

Judith ebbe un sussulto, ma,  vedendo con chi stava parlando, decise di confessare. Prese un foglio dal suo fagotto e disegnò quella che sembrava una mappa. Gerald ricordò che lui stesso ne aveva una e controllò l’interno della sua veste. C’era ancora.

“Conosco il Vendicatore” sussurrò. “Ha ucciso membri sempre più di spicco dei Sotterranei, e adesso punta in alto. Perché non provate a far visita, stasera, al Consiglio?”

“E perché hai deciso di aiutarci? Non sei sovversiva anche tu?” chiese sospettoso il Sotterraneo.

Judith ridacchiò. “Io sto bene coi Sotterranei. Il nostro regno non è più senza di voi”

“Esatto”

Edward notò un certo brillìo negli occhi della vecchietta. Forse stava mentendo, ma andarono comunque verso est, diretti verso l’ignoto. Camminarono per dieci minuti almeno, senza nemmeno prendere la carrozza con cui si erano spostati. Nel frattempo, Mond cominciò a lamentarsi.

“Ho fame, ho un assoluto bisogno di mangiare” dichiarò. Lo ripeté più di una volta, minacciando di svenire, al punto che tutti dovettero fermarsi nella locanda più prossima, una bettola nascosta in un vicolo in piena periferia. Si chiamava Il Corvo Bollito e Mond non era mai stato in un posto più sporco e rozzo.

Gli presentarono un minestrone, o a detta sua, un mestolo di quella che sembrava poltiglia vagamente somigliante a delle verdure.

“Non avete nessuna fantasia nei piatti” disse Mond, disgustato mentre mescolava il contenuto della scodella.

“Be’, se non ti piace possiamo anche picchiarti per benino finché non ti faremo passare il vizio di lamentarti!” esclamò un oste.

“Guardate! C’è il principino!” aggiunse un vicino di post. “Applaudiamo al marmocchio bianco, figlio unico di madre vedova!”

Mond guardò a destra e a sinistra, rimanendo perplesso. Perché lo stavano riempiendo di insulti? Lui non era forse il figlio della Luna? A un certo punto, vide un uomo in piedi. Applaudiva anche lui, ma portava sulla sua veste un disegno, ricamato, molto simile a quello che campeggiava sul muro della casa che aveva visitato quello stesso pomeriggio. Era impossibile dimenticarlo.

“Guardatelo, che fa il gradasso coi nuovi padroni! E il signore di queste terre dorme! Avete scelto la locanda sbagliata per rifocillarvi!”

“Sarà lui l’assassino?” chiese Thomas agli altri compagni.

“Sembra un po’ alticcio” commentò Gerald, mentre lo guardava indicare Mond con una certa furia. “Dovremmo sistemarlo”

Tuttavia, mentre Gerald stava parlando, l’uomo non aveva finito il suo monologo “Vogliamo davvero permettere a costoro di fare il bello e il cattivo tempo?”

Sguainò la spada e urlò, imitato da molti altri feroci, che, alzatisi, lo seguirono. L’uomo dei Sotterranei che seguiva i quattro compagni guardò quel piccolo gruppo seriamente preoccupato.

“La vicenda ha preso una piega inaspettata. Chi pensava che entrare in questa locanda avrebbe aizzato una insurrezione? Tuttavia, sia ringraziato il fato, perché preferiamo confrontarci a viso aperto e in una tenzone in piena regola che vivere nel segreto”

Si alzò e sguainò la spada. La città si preparava a vivere una battaglia.

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