Racconto random

Immagine

Şeytan tüyü
Turco, frase
1. Letteralmente: “La penna del diavolo”
2. [Complimento] Usato per descrivere una persona che ha un fascino ammaliante e misterioso come quello di un diavolo

“… finito.”

Satana aveva appena finito scrivere la propria autobiografia. La penna era molto stanca.

“C’è molto caldo” disse. “Tu penna come mai non mi hai parlato durante questa cavalcata?”

“Beh sai” disse la carta “Seicentosessantasei pagine… che devo dire? Ci sono libri più lunghi”

“Io però vorrei davvero sapere se c’è vita oltre la morte” disse la penna. “Tu, scrivania di Satana, ne conosci qualcuna?”

“Beh, le anime infernali” disse il tavolo. “Tutta gente interessante, di sicuro. Tutta gente che niente ha a che vedere con l’onestà e i cavalli leggeri”

La penna rifletté un attimo. “Secondo te le penne vanno all’inferno?”

“Sì, se qualcuno dice loro va’ all’inferno!” esclamò la risma di carta che conteneva l’autobiografia dell’angelo caduto. “Mi chiedo però chi possa mai avercela con una penna al punto da apostrofarla in siffatta maniera. Qualcuno lo ha fatto?”

“Lo ha fatto” disse la penna. “Qualcuno mi ha apostrofato. Non sto dicendo chi, perché si dice il peccato ma non il peccatore”

“E dai, siamo all’inferno! Ti fai questi scrupoli?” chiese il lampadario di satana, che aveva lampadine a forma della sua testa, da capretta cornuta.

La penna sospirò. “E va bene, poi non lamentatevi se il diavolo vi getterà nelle fornaci ardenti”

“Beh, se sono fornaci…” intervenne il forno di satana, che faceva torte infernali.

“Comunque la parola po’ mi ha apostrofato” confessò la penna.

“Come sarebbe? Non sei tu che la apostrofi?” chiese l’autobiografia del diavolo.

“No, o perlomeno… in teoria dovrei!” esclamò la penna adirata. “Invece lei si è permessa di apostrofarmi, dicendomi di andare all’inferno!”

“Da che parte ci si va?” chiese la porta della stanza di Lucifero, che aveva la maniglia a forma di forcone.

“Certo che ne sappiamo proprio poco, del mondo infernale” disse la penna. “Però so tutto del diavolo in persona. C’è questa autobiografia… come hai detto che si chiama?”

Il libro rispose “Errare è umano, perseverare è da chi fa le pentole

“Infatti! Mai un coperchio neanche a pagarlo!” esclamò la povera pentola.

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...