Condivisione: la vita che mi hai lasciato

Salve a tutti! È con grande piacere ricominciare l’angolo interviste dando un’occhiata al libro “La vita che mi hai lasciato” pubblicato in self publishing da Roberta Longo. È sempre un piacere per me ospitare i miei colleghi, soprattutto se poi ne scaturisce una bella chiacchierata come quella che state per leggere!

Ma che libro è quello che stiamo per presentare? Ne abbiamo già visionato la copertina. vediamo adesso la sinossi:

Quanto amore puoi dare in una vita? Se lo chiede Cassandra, ogni volta che stringe la mano di Dong, che si perde nel suo sguardo duro ma pieno di emozioni, che lo vede sorridere e liberarsi dalle zavorre del passato.Se lo chiede Dong, ogni volta che stringe sua figlia tra le braccia mentre cerca un modo per essere un padre capace, ogni volta che la solitudine lo attanaglia e una vita che non ha scelto lo travolge. Sono insieme, sono soli. Sono due anime che si sono trovate e hanno percorso insieme chilometri alla ricerca di un posto in cui amarsi senza timori, che hanno capito che quel posto erano loro, ma hanno finito per non trovarsi più.La storia di una seconda possibilità che non sempre arriva, di una tempesta sempre pronta a esplodere e la continua, inesorabile, voglia di vivere e amare al massimo.

Tanta roba, eh? Un ottimo spunto per le domande che poi ho deciso di porle. Buona lettura!

  1. Ciao Roberta, benvenuta qui sul blog. Rompiamo un po’ il ghiaccio: che libro dobbiamo aspettarci?
    Ciao Andrea, e grazie per avermi ospitata! Allora…La vita che mi hai lasciato è un romanzo pieno di tenerezza e amore (nella sua accezione più ampia), ma anche di malinconia, rimorsi e solitudine. È
    un romanzo “umano”, in cui ritrovare emozioni che tutti possiamo capire.
  2. Chi è Cassandra? Com’è nata?
    Cassandra è una ragazza all’ultimo anno di università. Sta studiando per diventare interprete, ma ha una fortissima passione per le foto. È allegra e spontanea, fa di tutto per vivere a pieno la sua vita e per dare il massimo. È una persona empatica e accogliente. Nasce, come tutte le mie protagoniste femminili, da un mix di persone che stimo e a cui sono legata nella vita reale.
  3. Chi è, invece, Dong? A cosa o chi ti sei ispirata?
    Dong è un ragazzo cinese, trasferitosi a Milano per seguire dei corsi di marketing e gestione di impresa. È l’erede di una grande famiglia di Shanghai e per questo cresciuto con regole rigide, in un ambiente privo di affetto e con il solo obiettivo di diventare un giorno il capo della catena di alberghi della famiglia. Ma, in realtà , è un buono. È gentile ed educato, non ama disturbare gli altri e non sa bene come interfacciarsi con le persone. Lui è nato dalla mia fantasia, mischiata a tradizioni e
    cultura cinese.
  4. Com’è nata l’idea del libro?
    Dalla mia necessità di confrontarmi con sentimenti più profondi e dolorosi. E dalla mia passione per le serie tv asiatiche, a cui mi sono molto ispirata. Cercavo un modo per misurarmi su un terreno nuovo, e i
    conflitti e la componente drammatica di questo genere era adatta allo scopo.
  5. “Vivere e amare al massimo”, così recita la sinossi presente su Amazon, che poi, non è solo l’amore tra i due protagonisti ma evidenzierei l’amore che Dong ha per sua figlia. Che cos’è l’amore dunque per i tuoi protagonisti?
    I miei protagonisti vivono l’amore a tutto tondo. Non solo quello tra uomo e donna, ma quello che lega gli amici, quello per la vita e le possibilità che ti dà, l’amore per se stessi… e l’amore per un figlio, l’unico tipo di amore indescrivibile eppure forte più di qualsiasi cosa. Per Cass e Dong l’amore non è il fine, ma il mezzo con cui muoversi nelle proprie vite.
  6. Hai ascoltato canzoni particolari durante la stesura?
    Sì, una. La stessa con cui ho ammorbato tutti tra post e booktrailer. Si intitola Still fighting it di Ben Folds, anche se io l’ho ascoltata nella versione cantata per un drama coreano. Più lenta e straziante.
  7. La copertina ritrae un sacco di petali su uno sfondo bianco. Quanto è stato difficile sceglierla?
    Parecchio! Io non inizio a scrivere se non ho la copertina perfetta. Ce ne sono volute 19 per trovarla.

Volevo che desse un’idea di perdita, precarietà, ma anche che richiamasse qualcosa di dolce e bello.
Alla fine, questi petali delicati sono statali la risposta alle mie emozioni.

  1. La Cina con i suoi usi, costumi e tradizioni ha affascinato da sempre tutti. Quanto ti è rimasto alla fine delle ricerche che hai fatto?
    Mi è rimasta una voglia matta di partire per andare a visitare i luoghi in cui ho ambientato il libro, prima di tutto. Ma anche un grande rispetto per una cultura che non sempre comprendo, ma che ha una grande forza e che spesso risulta persino poetica ai miei occhi.
  2. E se il tuo libro fosse un film? O preferisci una serie tv?
    E se il mio libro fosse un film… sarebbe di quelli che finisci con una pila di fazzoletti accanto e il naso rosso… Io per prima! Però un film asiatico, perché secondo me solo loro hanno la sensibilità per rendere del tutto alcune atmosfere e certe scene. Noi occidentali saremmo troppo diretti.
  3. Come ti trovi nel mondo del self publishing?
    Fino ad ora bene. Sono una maniaca del controllo, quindi poter gestire tutto io il percorso del mio libro è una cosa che apprezzo molto. Però è molto più impegnativo di quel che pensa la gente. Noi autori self non siamo solo scrittori, ma anche imprenditori di noi stessi. Ed è un lavoraccio. Ma ne vale la pena!
  4. Lo sai, questo è un blog comico. Raccontaci, se presente, un aneddoto che ti è capitato durante la stesura o all’interno del libro stesso!
    Allora… c’è stata una scena che mi ha commossa molto più di quanto credessi. Ho finito di scriverla che quasi affogavo nelle mie lacrime. Singhiozzando sono andata in sala da mio marito e mio figlio e il
    nanetto, con quella sincerità tutta dei bambini, ha guardato il padre e gli ha detto “Glielo dici tu che è tutto finto? È un libro, mica vero!” A tre anni mi ha preso in giro senza pudore. Però ha funzionato perché ho smesso di piangere.
  5. Bene, era l’ultima domanda. Grazie per essere stata qui!
    Grazie a te, è stato bello fare un salto qui!

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