La leggenda dei tre compagni e del figlio della luna/25

la leggenda dei tre compagni e del figlio della luna

I Maghi della società ideata dalla setta dei Sotterranei, che erano esseri umanoidi dalle sembianze mostruose, erano persone che avevano venduto la loro anima in cambio di magia, poteri illimitati e completa licenza di uccidere. Possedevano un rango appena al di sotto di coloro che governavano e ciò faceva di loro un trio che governava effettivamente in vece dell’alto Consiglio, sostituendosi ai signori ufficiali della città che dunque avevano la mente posseduta e manipolata dai Maghi stessi, facendo credere loro che la città andava sempre secondo i loro piani.

Tuttavia, quella sera di luna crescente, si lottava quartiere per quartiere e Mond, il ragazzo venuto dalla Luna, era da solo contro i Maghi. L’uomo che lo aveva ospitato a casa sua non si vedeva più. Forse era fuggito, o forse era stato rapito o ucciso. Non importava più, in ogni caso.

Inoltre, pioveva. La luce della Luna piombava su di lui in ogni caso?

Uno dei Sotterranei levò la mano e dalla terra si formarono delle braccia, che bloccarono quelle del ragazzo. Altre due braccia, invece, bloccarono le gambe.

“È il colpo più facile” disse il Mago di destra a quello centrale. “Non puoi sbagliare. Facci vedere quanto sei migliorato. Basta solo emanare il raggio di luce e trapassargli il busto”

Mond ebbe un sudore freddo.

“Devi pur farti perdonare il tuo non riuscire a dominare gli elementi atmosferici” disse uno dei Maghi, la donna. Mond cercò di concentrarsi, ignorando il cuore che stava battendo all’impazzata.

Il Mago scagliò un raggio dritto al cuore di Mond, ma quest’ultimo non sentì alcun dolore. La sensazione che provò fu come quella di una mano sul petto e nient’altro.

“Perché non muore?” disse il Sotterraneo.

Mond pensò che fosse merito della Luna. Probabilmente le nuvole erano solamente un accessorio che non impediva il conferimento dei poteri. Tuttavia, Mond pensò che fosse ancora troppo debole per poterli sopraffare. Ma perlomeno non sarebbe morto.

“Provo io, ho capito”

Il Mago alla sua sinistra si sostituì a colui che si stava scagliando ma il raggio rimbalzò sul corpo di Mond, che sentì un vago solletico.

“Che estate facendo a Mond? Maledetti!”

Gerald, o quantomeno la sua voce, comparve alle sue spalle, lo sorpassò e con la mazza chiodata colpì sul cranio il Mago donna, sfruttando l’elemento sorpresa in quanto i tre erano impegnati a capire perché la loro magia non funzionava col figlio della Luna.

“Ti sei inimicato i Maghi, stolto!” esclamò isterico uno dei due. Gerald, tuttavia, era ancora esaltato. Aveva appena ucciso una donna, durante quella maledetta notte.

“Gerald, liberami! Liberami e ti darò una mano!” lo esortò Mond. I Maghi lo guardarono.

“Ma sì… liberalo, idiota” disse il Mago all’altro, quello che evidentemente non era molto bravo a padroneggiare gli incantesimi.

Mond venne liberato dalla presa della terra e si massaggiò i polsi, che tuttavia non rimasero che lisce e quanto mai nivee.

Gerald, due contro uno, non aveva speranze. I Maghi gli avevano già sottratto la mazza e solo per puro caso non erano riusciti a colpirlo con  quello strano raggio luminoso che egli partiva dagli indici; così gli diede modo di salvarlo. Corse verso uno di loro e gli si gettò alle spalle, allo stesso modo delle tante volte in cui era corso sulle spalle della madre per potersi seder attorno alla sua nuca, in una maniera simile alla cavalcatura di un cavallo, come gli aveva insegnato Gerald recentemente.

Eppure sembravano passati anni.

Mond accecò con le mani il Mago e, che reagì provando a staccarselo di dosso, ma Mond aveva perfezionato l’equilibrio grazie alle lezioni del brigante che, nonostante fosse stato preso in giro da Thomas ed Edward, in quel frangente si rivelarono parecchio utili.

Poi accadde. Mond era impegnato a tenersi in equilibrio sul Mago, mentre quest’ultimo cercava di scrollarselo di dosso, ma nel frattempo la pioggerella aveva cessato e un pezzetto di luna crescente confluì sulla sua pelle, che gli donò vigore.

Troppo vigore.

La testa del Mago che aveva ghermito esplose in centinaia di piccoli pezzi, sporcando Mond di poltiglia e organi interni. La bocca del figlio della Luna fu immediatamente impiastricciata di sangue ferroso, lui non lo aveva mai assaggiato.

Il corpo cadde e lui dovette scendere. Estrasse il pugnale che il Mago aveva alla cintola e colpì sulla coscia dell’avversario di Gerald, mentre quest’ultimo lo finiva con un pugno ben assestato.

La gamba colpita dalla forza di Mond esplose esattamente come fece la testa dell’altro e il Mago morì dissanguato.

“Incredibile” commentò Gerald. “È bastata un po’ di luce diretta della Luna che…”

Mond non seppe spiegarselo, ma una cosa la disse “Sono il figlio della Luna. Dubiti ancora?”

“Non ho mai dubitato, sono gli altri due che ancora non riescono a capacitarsene… ”

Tese l’orecchio. Improvvisamente non si sentì più nessuno scoppio. La battaglia era forse giunta al termine, così insieme corsero verso sud, lungo la via. Alcuni stavano curando i feriti, altri concedevano il colpo di grazia.

“Dev’essere tutto finito” disse Gerald. “Guarda! I Gendarmi! Non li avevo mai visti durante tutto il giorno””

In effetti alcuni cavalieri dall’armatura scintillante andava avanti e indietro, prestando soccorso ai feriti.

“I Sotterranei devono essere stati sconfitti, ma chi è stato…?”

“Io, no?”

“Edward!”Esclamò Mond.

In effetti, il cavaliere di Ontaria aveva parecchie ferite  alcune sembravano gravi, ma era in piedi e sorridente.

Mond lo abbracciò, nel modo in cui sapevano fare solo i ragazzi della sua età. Edward si sentì in parte ristabilito e alcune ferite formarono immediatamente una cicatrice come se fossero vecchie di giorni.

“Mond… ma…”

Il cavaliere alzò la testa verso la Luna. Era crescente, il che voleva dire che i poteri dl suo principe avrebbero continuato ad aumentare notte dopo notte.

“Non mi abituerò mai ai tuoi poteri” disse Edward. Guardò Gerald.

“La città è salva” annunciò. “Ho combattuto personalmente contro il capo del Consiglio, che era il sostegno morale dei suoi. Sono fuggiti tutti, senza di lui, non avendo le palle per affrontarmi. In ogni caso, non è stato semplice, perché era anche lui un ottimo spadaccino, e mi ha distrutto l’arma” fece vedere la lama ormai ridotta a un moncherino “ma, ahimè per lui, era impossibile che un soldato addestrato potesse perdere contro uno che non si allenava così spesso. Ed ho vinto”

“Ontaria fa cavalieri straordinari” commentò Gerald. “Dov’è Thomas?”

Mond disse “Probabilmente starà razziando. Attendiamolo nella piazza principale”

I due si stupirono nel vederlo parlare in quel modo, ma probabilmente Mond nascondeva una maturità insospettata, oltre a un buon spirito di osservazione.

Pronti entrambi a volare via davanti a una scodella di minestrone, si disse ghignando Gerald.

Fu lì che trovarono Thomas, ai piedi della fontana principale che dormiva circondato da due enormi fagotti pesanti.

“Pensi davvero che ti lasceremo portare tutta questa roba?” disse Gerald, calciando l’amico per svegliarlo.

“Oh… non ho fatto nulla, giuro! Ah, siete voi” per qualche motivo non riusciva a guardare nessuno in faccia. “Sono un essere talmente inutile che non ho fatto altro che rubare durante la battaglia, che poi è finita improvvisamente e non so com’è andata”

“Abbiamo vinto” disse Edward “Abbiamo vinto e sono stanchissimo. Ma domani parleremo di questo tuo… vizio”

Thomas deglutì.

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