La leggenda dei tre compagni e del figlio della luna/26

la leggenda dei tre compagni e del figlio della luna

La notte stava per terminare.

Gerald aprì gli occhi, pensando che fosse molto più tardi, invece mancava poco all’aurora. Vedeva vagamente l’ombra di due gambe, e si rese conto di essere molto scomodo. Aveva dormito all’addiaccio tutta la notte e per fortuna che qualcuno aveva messo loro qualche coperta. A Mond ne diedero una pesante.

“Lord Knor, signore di Droword, vuole vedervi” annunciò un gendarme.  Gerald capì di doversi alzare. Avrebbe tanto voluto partire per proseguire il suo viaggio: quella città gli aveva lasciato tante ferite.

Guardò il gendarme: sembrava giovane. Era armato della sola lancia. Gli ricordò vagamente Florence, che anche lei era giovane e voleva già dominare il mondo. In fondo, i giovani erano tutti così. Anche lui lo era stato, per poco tempo. Poi, aveva dovuto crescere.

Si voltò e altri gendarmi cercarono di svegliare i suoi compagni. Non furono ammanettati ma accompagnati verso il castello come cittadini liberi. Mond, invece, venne messo fra le mani di Thomas che dovette abbandonare le refurtive di una notte intera. Edward, invece, venne condotto in infermeria, per essere curato. Gerald ebbe una strana sensazione.

Giunsero, infine, al castello, che in un primo momento non era stato visibile. Come se fosse stato eretto in una sola notte. La sala del trono era piccola ma funzionale. Gerald vide Thomas e il suo sguardo: stava già puntando alcuni pezzi d’oro e d’argento.

Ad attenderli c’era Lord Knor, un uomo alto e atletico, dalla barba incolta e i capelli lunghi. Non sembrava un uomo facilmente manipolabile, ma lui stesso sapeva che i Sotterranei entravano nel cervello senza uscirne più.

“Benvenuti nelle mie terre, viandanti” disse. Si alzò e allargò le braccia. “Da oggi, casa mia sarà anche casa vostra, perché sir Edward ha sconfitto il Consigliere dei Sotterranei, liberando la mia città da quella feccia, là dove io stesso avevo fallito.

Edward si imbarazzò non poco. “Ho fatto anche il vostro nome…” sussurrò.

Knor abbracciò fraternamente il cavaliere di Ontaria.

“Voi siete coloro che lo hanno aiutato, vero? Coloro che hanno sconfitto i Maghi?”

“Sì” dichiarò Gerald. “Non è stato molto semplice, ma con l’aiuto del nostro ragazzino tutto è stato possibile”

“Fantastico” commentò Knor. “Come ti chiami, o valoroso?”

“Mond” disse Mond. “Il mio nome è Mond, anche se non sono nato con questo appellativo. Io sono il figlio della regina della Luna, discendente della gloriosa Selenia d’argento”

Knor sorrise comprensivo. “A quell’età siamo tutti un po’ fantasiosi” disse, con fare paterno e scompigliandogli i capelli. “Tuttavia, non ho mai visto un bambino dalla pelle così candida. Sembri quasi risplendere alla luce del sole che sorge. Da dove vieni?”

“Il mio regno si trova sulla Luna e ci servono i mezzi per giungere a colui che mi ricondurrà a casa” spiegò candidamente Mond, calpestando molta etichetta e parlando da pari a pari, mettendo in imbarazzo Edward e gli altri presenti in sala.

Knor rimase, di conseguenza leggermente stupito da quella richiesta e dal modo in cui venne espressa, ma recuperò presto il sorriso. “Ma certo… verrete tutti ricompensati. A chi chiedere per un viaggio così lungo e impossibile?”

“Si parla di un mago che vive sulla scogliera a sud” spiegò il figlio della Luna. Edward pensò che fosse un incosciente a spiattellare tutto in quel modo a uno sconosciuto, ma in fondo anche Knor era stato appena liberato da una specie di catalessi e allora si trovava nella stesa loro situazione.

Knor disse “Sì… è vero, esiste. Tuttavia, Droword si trova al centro, non a Sud. Vi costerà un viaggio lungo e impegnativo, e se i demoni sono stati scacciati, non è escluso che possano tornare per vendicarsi. Anche senza capitale, i Sotterranei hanno in pugno tanto… forse troppo. Ed io…”

Esitò, tornando a sedersi. Il senso di colpa lo stava divorando.

“Non è colpa vostra, sire” disse un consigliere, cercando di consolarlo. “Siamo stati obnubilati, e il castello chiuso alla vista. Non potevamo…”

“E invece potevamo!” disse Knor. “I tre sconosciuti ci hanno liberato. Vedete? A che serve avere un luogo così potente quando non serve a niente? Niente!”

Mente ripeteva l’ultima parola prese a dare calci ai vari tavoli, i vasi, le statue e rompere sedie e altri oggetti. Afferrò il proprio ritratto sopra il camino e lo gettò fra le fiamme.

Tornò a sedersi, aveva il fiatone. “Date ai quattro benefattori tutto ciò di cui hanno bisogno. Io…” prese un foglio e scrisse qualche riga, timbrandola col sigillo della sua Casa “raccomando sir Edward alla Grazia del Re”

Un paggio consegnò il plico siffatto fra le mani del cavaliere.

“Ciò significa che dovrò separarmi dai miei compagni?” chiese a lord Knor.

“No… non se lo vorrai. Potrai riportare l’orfanello a casa sua e poi procedere con l’investitura. La vita è tua, in fondo. Io posso solo consegnarti una buona parola”

Knor aveva ragione. Era un’occasione troppo ghiotta per rifiutarla.

“Verrete con me?” chiese Edward. “Mi sarebbe di enorme conforto”

“Sta a Mond decidere” disse Gerald. Thomas non aggiunse altro, in fondo desiderava da sempre visitare il palazzo.

Mond non rispose subito. Guardò i tappeti disordinati e i residui dello sfogo iracondo avuto dal lord qualche attimo prima. Che cosa stava succedendo sulla Luna? Che ne era stato di sua madre? Le ricerche erano già partite?

E lui? Aveva davvero i poteri che gli avevano permesso di far esplodere la testa di un uomo?

Aveva ucciso uno dei Maghi e tracce di sangue si trovavano sui suoi vestiti e lungo la pelle. Non c’era stato tempo di lavarsi. Tuttavia, doveva capire e non sarebbe tornato sulla Luna senza aver scoperto il segreto della sua identità.

Sua madre gli aveva fatto un grosso torto e lui aveva finito per uccidere una persona, proprio quando il precettore gli aveva detto di non farlo, mai.

“Andremo dal Re” decise Mond. “Il mago della scogliera può aspettare”

Diedero loro modo di rifocillarsi, riposare e dare tutti i mezzi possibili per un ottimo viaggio. Il Lord fece redigere dei lasciapassare per tutte le contrade che avrebbero attraversato e in seguito decise di accompagnarli fino alle mura di cinta della città.

“Mond” esordì il giorno della partenza. “Non so se tu sia davvero il principe della Luna, e non dovresti pensarlo nemmeno tu. Renditi conto di essere un ragazzino dalla pelle un po’ strana, senza girare attorno alle favole. Ti consiglio di portare sempre riverenza e rispetto davanti ai nobili. Intesi?”

Mond non capì il motivo di quell’avvertimento, ma continuò ad aggiustare la sella. Aveva ancora paura di montare un cavallo, ma sentiva di potercela fare. Inoltre, Gerald aveva accennato alla possibilità di farlo tirare con l’arco lungo la strada.

“Intesi, ragazzo?” insisté Knor. Da vicino sembrava ancora più imponente. Il ragazzo annuì.

“E come si dice quando si riceve un consiglio o qualsiasi cosa?” chiese il nobile.

“Grazie” borbottò Mond.  Era incredibile, si disse, non poteva provare di venire dalla Luna e adesso si trovava nella situazione peggiore.

“Mi basta, ma cerca di alzare la voce le prossime volte. E cerca anche di non lamentarti più delle minestre. Mi sono giunte alcune voci… intendo dire che non si può vivere solo di cervo arrostito” consigliò Knor, poi montò sul suo cavallo e tornò a palazzo.

Anche Mond fece lo stesso, tuttavia seguendo la direzione opposta.  Sospirò.

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