La leggenda dei tre compagni e del figlio della luna/28

la leggenda dei tre compagni e del figlio della luna

I cavalli donati da Lord Knor erano molto potenti e robusti, e i quattro compagni poterono cavalcare senza troppe difficoltà perlomeno fino all’ora di pranzo.

Mond impiegò non poco al ritmo dettato da sir Edward, ma alla fine riuscì a trovare un proprio equilibrio e a tenere il passo senza far rallentare troppo il gruppo.

Era un giorno sereno ma l’erba risentiva ancora dei rovesci avvenuti durante la notte precedente. Un immenso prato si stendeva davanti a loro, attraversato da un fiume che allegro proseguiva la sua corsa. Sapevano che quel fiume proseguiva verso ovest e finché avrebbero potuto seguirlo, sapevano di stare proseguendo verso la capitale, dove il Re appena insediato stava cominciando a prendere importanti decisioni per il futuro della nazione.

Mond cominciò ad avvertire dolori al fondoschiena e sentì il bisogno di alzarsi. Ricordò le parole del lord e si costrinse ad interpretare la parte del ragazzino umile che nulla pretendeva, così strinse i denti e proseguì nella marcia.

“Dovremmo fermarci” esordì improvvisamente Gerald. “Mond è stanco e non ha mai cavalcato così a lungo. Inoltre, voglio davvero cominciare a impartirgli lezioni di arco”

“E da quando sei un tiratore?” chiese sir Edward, fermando a malincuore il suo cavallo e girandosi a osservarlo sardonico.

“Vorresti insegnargli tu, che sei solo uno spadaccino?” chiese Gerald, di rimando. “Non c’è cosa peggiore. Inoltre sottovaluti noi briganti, e mi stupisce, dato che i cavalieri sono tenuti a darci la caccia”

“In questo regno compiono anche questo lavoro? In Ontaria esistono due compiti diversi, fra soldato e gendarmeria. Se i briganti in questo regno sono tutti ottimi tiratori, immagino che sia difficile mantenere l’ordine in questa nazione. Il che mi riesce difficile immaginare il motivo per cui Ashengard non si sia conclusa con una vittoria nostra”

“Ti ricrederai” disse semplicemente Gerald, dirigendo il proprio cavallo verso un bosco che aveva notato sullo sfondo, alla riva opposta del fiume.

“Come faremo a guadarlo?” chiese Thomas, appena dietro. Gerald non si era dimenticato di lui, preparandosi ad affrontarlo verbalmente. In quel momento, tuttavia, decise di attenersi all’argomento. “C’è un ponte, laggiù”

“Un ultimo sforzo” si disse Mond, facendosi coraggio. Spronò il suo cavallo e, cercando di non guardare in basso, attraversò il ponte per quarto, dopo aver lasciato sfilare i tre compagni.

Il ponte era di pietra e ben curato, tuttavia Mond non ne aveva mai attraversato uno e su un cavallo le altezze si facevano sentire più violente.

Una volta passato il ponte, si diressero verso il bosco che a prima vista sembrava deserto, così come il resto della zona. Silenzioso, accogliente solo nei confronti di una leggera brezza che carezzava le fronde degli alberi e i cespugli. Fiori e bacche di diversi colori e genere interrompevano il verde dominante. Il sole andava e veniva durante il passare dei minuti, coperto o no dalle nuvole.

I quattro viandanti scesero da cavallo e Gerald diede in mano un arco e una faretra al giovane Mond, che perplesso studiava le forme di entrambi.

“Adesso” esordì il brigante “Dovrai fare pratica nel tendere l’arco. Non c’è molto tempo”

“In realtà, c’è molto tempo” intervenne Thomas. “Ammesso e non concesso che lui sia chi dice di essere, è probabile anche che la sua gente lo abbia volutamente espulso dalla Luna, e non mi stupirebbe dato le sue lagne”

Mond osservò torvo il ladro. Per quel che aveva appena detto, sua madre lo avrebbe fatto impiccare senza pensarci due volte. Non era mai stato testimone, tuttavia, di quelle orrende scene. La prima volta che aveva visto qualcuno morire risaliva, per l’appunto, alla battaglia che aveva vissuto appena qualche notte prima, quando una testa esplose proprio fra le sue mani. Si impose non di non pensarci, poiché anche gli altri tre avevano una lista ben fornita di morti nella propria coscienza e dunque anche lui avrebbe dovuto e potuto imparare a conviverci.

Strinse l’arco.

“Ma se è il principe!” esclamò sir Edward. “Credi che una madre gelosa e possessiva lascerebbe mai il proprio figlio nelle grinfie di eventuali nemici? Mond, tua madre stava bene prima che tu venissi nel nostro mondo?”

Mond rifletté. Com’era stata la sua ultima notte sulla Luna? I giorni passavano tutti uguali, a palazzo, e non ricordava nemmeno cosa ebbe mangiato. Sapeva solo che ebbe avuto il coraggio di lamentarsene. Ma era stato prima che conoscesse i minestroni.

Sentì alcuni morsi della fame.

“Stava bene” disse infine, nascondendo quei dettagli. “Mi ha anche dato il bacio della buonanotte”

Lo ricordava, e se si concentrava poteva anche ricordare il punto dove le labbra calde e affettuose della Regina avevano sfiorato le guance, una volta paffute, adesso molto più concave.

“Dammi un lungo bacio della buonanotte, e tutto andrà bene” aveva detto Mond, quando ancora non era quello il suo nome. Sentì un brivido caldo lungo il corpo, lo chiamavano pelle d’oca ma lui non vi era abituato.

“E allora non riesco a capire cosa sia successo” disse Edward. “Probabilmente è stato un brutto scherzo di cattivo gusto, oppure… non lo so. Non lo so. Una madre apprensiva come la tua, la Regina peraltro, avrà sicuramente messo in allarme tutti il regno pur di ritrovarti. Se solo sapesse che sei qui… ma non glielo possiamo comunicare.”

Mond tornò a osservare il suo arco. Era inutile pensare al motivo per cui si trovava sulla Terra. Nessuno poteva dire né quando, né se sua madre lo avrebbe riportato a casa. Di sicuro stava disperandosi, ma lui non poteva farci nulla.

“L’unica cosa che possiamo fare al momento, per aiutarti, è insegnarti qualche rudimento di auto difesa” proseguì sir Edward “hai perso peso rispetto a quando ti abbiamo trovato. Non mi sembri in grado di reggere una spada, dunque, se Gerald è capace di tirar con l’arco, ti insegnerà quello. Tuttavia, ti ha già insegnato anche a cavalcare… sei davvero sicuro di non essere abilitato come maestro insegnante?”

Gerald non rispose.

“Mond, incocca la freccia”

Il ragazzo provò ma la freccia gli cadde dalle mani. Gli altri risero.

“Ricordati di essere istintivo, di rilassarti e fare a turno con gli occhi” disse Gerald. “Ricorda anche di partire dal basso quando carichi l’arco”

“Se può aiutarti” aggiunse Thomas “cerca di inquadrare il bersaglio anche con le mani, mettendole a triangolo”

Sia Gerald che Edward lo guardarono stupiti. Il cavaliere commentò “Allora qualcosa ne sai anche tu!”

“Be’” disse Thomas, quasi pentito per aver parlato. Si era messo in disparte, poggiandosi su un tronco con una spalla “Ho insegnato io a Gerald quel che sa”

“Se stai dicendo questo, se sei davvero un arciere, perché non fai altro che rubare e non aiutarci affatto in ciò che stiamo facendo?” chiese Edward. Thomas strinse le labbra.

“Perché ti sottovaluti?” proseguì. “Eppure, sai tirare con l’arco. Ti prego, fa’ vedere a Mond un tiro compiuto da un arciere provetto”

Thomas non si mosse.

“Fallo per lui. Per il ragazzo. Perché non torni sulla Luna senza una componente importante per la sua crescita. Dovresti considerare, perlomeno, questa possibilità”

L’uomo, suo malgrado, si ritrovò lontano dall’albero su cui era poggiato. Senza davvero vederlo, prese l’arco dalle mani del ragazzo e incoccò la freccia, senza rendersi conto di cosa stesse facendo davvero, avendo in testa soltanto un pensiero.

Il pensiero più terribile fra gli uomini: essere un assassino. Un animale, non un uomo.

Immaginando che l’albero fosse lui stesso, scoccò e la freccia si avviò veloce verso un piccolo buco creato fra due cortecce.

“Accidenti…” commentò Edward. Thomas gettò a terra l’arco e si sedette sull’erba con la testa fra le mani.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...