Diciannove.

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“Non mi ami? E lasciami!”

“Certo che ti lascio! Ecco qui una lista di diciannove cose che odio di te”

Gliela presentò. L’altro la guardò e decise anche di enunciarla ad alta voce.

“Numero uno. Ti alzi troppo presto e non posso farti la colazione a letto. Ma davvero?”

Seguì una pausa.

“Ti addormenti mentre parlo. Be’, se devi tediarmi con quarantacinque minuti di chiacchiera… non abbassi mai la tavoletta del water. Ma” si interruppe “è lei che si alza da sola!”

“Non è fisicamente possibile” rispose.

“Ah sì? Tavoletta?”

La tavoletta rispose. “Mi alzo per fare stretching”

L’elenco però non era finito. “Non mi chiedi mai di passarti il sale. Non hai mai finito una partita a Risiko con me. Non giochi mai coi miei capelli. Non abbiamo mai vinto una partita a Space Invaders. Non mi hai mai comprato un borotalco. Non mi hai mai portato fuori a cena dal paninaro qua davanti. Non mi hai mai detto che sono una modella. Non mi hai mai trattato da principessa, al limite da granduchessa. Caramelle non ne voglio più. Hai salvato sempre le capre, ma non i cavoli. Hai permesso alla gatta di lasciarci lo zampino. Sta andando tutto male. Il governo? Non sa più come fare”

Poi si interruppe.

“Qui c’è un’evidente pausa”

“Sì” rispose chi aveva redatto quella lista. “Non mi venivano in mente diciannove cose e allora ho divagato un po’. Io, però, non ti amo. Non ti amo come avevo fatto fino a ieri”

“Questo l’avevo capito, ma per questi motivi e basta? O c’è dell’altro?”

“No, sono solo questi” disse.

“Non trovo ad esempio il fatto che io abbia commesso un tradimento nei tuoi confronti”

Ecco, aveva appena commesso una stupidaggine. Si sentirono urlare, subito dopo, un sacco di epiteti, tutti a ragione. Ma forse era quello l’obiettivo della lista. Far venire fuori il vero motivo per cui si stavano lasciando.

C’era stata un a terza persona in mezzo a loro. O almeno, era quel che si sapeva. Se ce ne fosse stata una quarta o altre sedici, non lo sappiamo.

Quel che fu certo, però, era che arrivò un disco volante dal balcone e sparò un sacco di raggi, proprio come a Space Invaders. Game over, fu detto, e il disco tornò a casa sua. Disco Inferno.

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