Vetro

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Ciò che non ho mai detto è il fetish per i racconti tristi: eccone uno, scritto in occasione del Writober 2019 e il cui tema era “Vetro”. Un po’ insonne, tant’è che questo articolo esce in piena notte. 

 

 

Mi giro. Mi rigiro. Alla fine, mi alzo dal letto. Sono le tre, ormai, e fuori si sente solo un vago rumore di macchine che passano.

Metto le mani in faccia. Vetri rotti dentro la mia testa, e il cuore che pulsa piano, come se non fosse del tutto sicuro della veridicità di ciò che sta accadendo.

La verità mi è sempre stata davanti. Le mani bianche toccano il lavandino gelido. Vetri rotti nella mia testa, un vetro rotto che riflette il mio viso.

Due grandi paia di occhiaie. Occhi molto arrossati. Capelli arruffati. Barba malfatta. Un piccolo fiatone, mascherato da grandi respiri.

È una notte calda. È una notte poco accogliente. Stringo il lavandino, come se potesse darmi sicurezza.

Apro una delle manopole del rubinetto, senza sapere se sia quello caldo o quello freddo. Mi avvicino col volto.

È fredda. Gelida. Mi risveglia di colpo, come se un grande schiaffo mi dovesse arrivare alla guancia, e poi, arrivandomi, mi fa precipitare alla cruda realtà.

La realtà è che tutta la mia vita è un po’ come un vetro rotto. Ogni aspetto, dalla salute, al lavoro ai sentimenti, va sgretolandosi come se tanti piccoli urti stiano portando quello che è il cuore pulsante delle cose.

E ancora, ansiamo, toccandomi le tempie. Penso anche di star sanguinando. Mi metto sotto le coperte, credo di stare impazzendo.

Stanotte non si dorme. Sento un lamento, non credo sia la mia voce.

Altri vetri rotti. Altre schegge. Altri pigolii.

“Non piaci a nessuno”

“Tutti ti hanno abbandonato”

“Sono usciti tutti fuori, senza di te, a divertirsi”

E se fosse vero?

Il mio riflesso mi guarda, quasi beffardo nel rappresentare il panico. Che fare, dunque? Cedere alla tentazione di perdermi o reagire?

Sento un dolore, non è nelle tempie.

Righe rosse sono state appena scritte sul un foglio bianco. Calde, ferrigne.

Ora alcuni pezzi di vetro sono per terra. Sette anni di disgrazie, direbbero alcuni.

Come se esistesse disgrazia per i miserabili.

 

 
 

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