Sciarpa.

“Ma che bella sciarpa!”

“Sì, tiene caldo” 

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Non so se vi sia piaciuto questo breve dialogo fra due amiche. Le sciarpe in effetti tengono caldo, ed è impossibile non notarle, specie quando sono nuove. In effetti, io non sono vecchia, sono una nuova uscita della raccolta “Sciarpa and sons”; che non so neanche se esiste. Comunque, non sono vecchia.

In realtà non sono neanche una sciarpa. Io sono un paguro, e non tengo certo caldo. Tengo freddo. 

“Dici di essere un paguro ma mica ti ho mai visto una casa sulle spalle” 

Taci, collo. Non capisci che sono effetto di un incantesimo?

“Ma dai! E chi ti avrebbe cambiato aspetto e consistenza? Un frullatore malvagio?” 

“Ma…” sono allibito. “Come hai fatto a indovinare? È stato proprio un frullatore malvagio. Io ero lì, seduto a prendere il mare, e un frullatore malvagio, che è stato portato lì da una famiglia di collezionatori di frullatori, mi ha messo dentro. E sono diventato una sciarpa solo perché ho camminato per sbaglio sopra il suo sacro cavetto” 

“Be’…” riflette il collo. È molto bello quando riflette, se non altro non ruota come un forsennato come quel malvagio. “Allora penso che per farti tornare al tuo stato originale serva proprio uno… stato” considera. Sembra molto sicuro di quel che sta dicendo, io ad esempio non mi raccapezzo né negli argomenti che mi competono, come il mare, né con gli argomenti che non mi competono, come il freddo e la neve, E poi si sa che più per meno da meno, no?

“Uno stato? In che senso?”

“L’Uganda” dice il collo. “Che cosa fa un paguro in Uganda?” 

Non so rispondere. “Fa un toast?” 

“Ma sicuro!” esclama il collo, ridacchiando. Si sente la leggera vibrazione delle corde vocali, ed è come stare in un idromassaggio, senza massaggio e senza idro, anzi con un po’ di idro, visto che il corpo umano ha l’acqua dentro ma non lo sa. 

“Sicuro” ripete il collo. “Col caldo che fa in Africa, diventi un toast bello croccante. Ma non stavo pensando a quello, piuttosto un paguro in Africa prende il sole.” 

Non riesco a ridere. 

“Cosa altro dovrei fare, no? Faccio quello di mestiere” 

“Non lo so, dimmelo tu. Sei il paguro della situazione” dice il collo “O forse dovrei mettermi al posto di una sciarpa, legarmi un’enciclopedia di biologia marina e buttarmi da un dirupo?” 

Se non altro è molto melodrammatico. 

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