La leggenda dei tre compagni e del figlio della luna/32

la leggenda dei tre compagni e del figlio della luna

“Mi chiamo Mary” si presentò. Aveva un’armatura tipica dell’esercito, anche se era sprovvista di elmo. Le fu donato quel che rimaneva dello stufato di coniglio, ma disse che aveva già mangiato. Thomas la studiò da cima a fondo. Portava corti capelli ramati e occhi azzurri. Nell’insieme, se non fosse stata sporca e poco curata, sembrava una bella ragazza.

“Faccio parte di un gruppo di predoni che presidia queste terre, e l’armatura me la sono guadagnata vincendo a duello” spiegò ancora. “Tuttavia, non molti sono in grado di fare col fuoco quello che sai fare tu. Sei un mago? Fai parte del Regno Invisibile?”

“Mago, io?” disse Mond, stolidamente.

“Perdinci! Non hai visto il mostro che tu stesso hai creato?” disse Mary. Sputò per terra. “Non avete birra, vero?”

Gerald spalancò gli occhi, colpito dalla domanda, ma Edward anticipò tutti con un suo intervento. “Scusa, hai detto Regno Invisibile?”

“Sì” disse lei. “Se me lo chiedi, non ne fai parte, perché tutti quelli che ho incontrato non fanno altro che sbandierarlo ovunque. Tuttavia non mi capacito di Mond. Dove hai imparato la magia?”

“Scusa se mi intrometto ancora” riprese Edward “ma anche noi abbiamo trovato il Regno Invisibile sul nostro cammino. Cosa sai di loro?”

“Non so un cazzo” disse lei, secca. Poi tornò a guardare Mond. “Raccontami la tua storia!”

Mond non seppe da dove iniziare. Si sentì anche urtato, non pensava che fare entrare una persona appena conosciuta nella sua sfera privata fosse la cosa migliore. Tuttavia, per una bizzarra coincidenza adesso lei si ritrovava da sola e chiedeva di far parte del loro gruppo, e in fondo anche gli altri tre erano stati a lui estranei, all’inizio.

Così raccontò, parlò per circa un’ora, e tutti capirono che era la Luna il suo posto, la sua casa, il luogo dove tornare. Per quanto assurdo quel racconto sarebbe potuto sembrare, Mary vi credé.

“Farò in modo che tu tornerai a casa” rivelò Mary. “Hai la mia spada”

La estrasse e tutti ne furono invidiati. “Bella, eh? Questa, però, l’ho rubata, non l’ho vinta. Ma dovevo averla. Si chiama Dea delle Tempeste ed è appartenuta a grandi cavalieri.”

Detto quello, pensò fosse il momento di riporla e andare a dormire. Continuò a pensare al ragazzo chiamato Mond, a quello che aveva raccontato, ai grandi palazzi argentei e le feste a cui partecipavano alti signori con la pelle uguale a quella che aveva visto.

Chissà perché, ma i suoi compagni erano stati sconfitti. Era difficile, ormai, ritrovarli. Se ne dispiacque, ma fra venire arrostita e seguire il ragazzo, sceglieva la seconda. Se era davvero il principe della Luna, ne sarebbe ricavato più oro di quanto ne avrebbe potuto vedere in una vita intera, e forse anche la successiva.

Venne il giorno, e Mary non ebbe dormito particolarmente. Poté vedere coi suoi occhi il modo in cui la pelle del ragazzo cominciava a spegnersi col sole, rimanendo di un bianco immacolato, mai visto neanche nei peggiori giorni di neve.

Si alzò e andò a vedere cosa mangiare per il mattino. Nel frattempo, si alzò anche Gerald che svegliò Thomas. Mary si fermò a mezza strada per poter origliare e non dare nell’occhio mentre fingeva di cercare le bacche.

“Sveglia, Thomas” stava dicendo Gerald. “Dobbiamo ancora insegnare a Mond il tiro con l’arco”

“Umpf” disse Thomas.

“Credevo che dopo la conversazione di ieri sera ti fossi convinto che vali tanto quanto noi” si lamentò il robusto compagno.

“Uhm…” mugugnò Thomas, e poi tornò a dormire.

“Pigro il tuo amico, eh?” disse Mary. “Cosa mangiate di solito, a colazione?”

“Abbiamo ancora un po’ della carne secca che ci è stata data dal signore di Droword” spiegò Gerald. “Inoltre vado sempre a cacciare la selvaggina. Volevo portare anche Mond, ma senza Thomas non mi va”

Mary rifletté velocemente. “Ho sentito del tiro con l’arco. Io posso insegnargli a tirare di spada e preparare trappole lungo i sentieri”

“Ho sentito come tu faccia parte dei briganti” rispose Gerald. Si sentì toccato, infatti, da quella frase e rispose di getto. “Non contare sul fatto che io mi fidi. Per quanto principe egli sia, è ancora un ragazzino. Io ti avrei fatto alla griglia, se sapessi fare quelle cose col fuoco”

Mary sbuffò e si allontanò. Aveva un’armatura molto pesante e non sarebbe stato facile avere la meglio su di lei. Tuttavia, era necessario.

Passò un’ora e il sole si era levato. Thomas si svegliò, reclamando la colazione.

“Dov’è Mary?” chiese Edward una volta destato anche lui.

Gerald non aveva mai smesso di osservare il punto in cui la ragazza si era allontanata e aveva timore.

“Andiamo, Mond. La lasciamo qui” disse lui, montando sul suo cavallo.

“Ma aveva detto che mi avrebbe offerto la sua spada!” esclamò disperato il ragazzo, ben lontano dalla sicurezza autorevole che aveva paventato solo la notte prima.

“Aveva detto un cazzo” disse Gerald. “Ha a che fare col mondo invisibile e mi è parsa troppo interessata a quel che facciamo. Decidiamo noi sul nostro futuro, non una perfetta sconosciuta”

Controvoglia e senza neanche avere mangiato, decisero comunque di lasciare la zona e inoltrarsi verso ovest, in direzione della capitale.

Non avevano fatto molte miglia che Mary li raggiunse al galoppo.

“State sbagliando strada! State sbagliando strada!” urlò. L’area si riempì di uccelli che spaventati volarono nel cielo.

“Hai una voce orribile” disse Gerald, fermando il cavallo. “E perché staremmo sbagliando strada?”

“Perché qui vi abita John, il capo di un’altra banda di briganti. Non ci pensa due volte a decapitarvi, quello. Almeno, io sono umana”

“Sarai anche umana ma non hai pensato due volte ad abbandonare i tuoi compagni per venire con noi” disse Gerald. “Che cosa vuoi, esattamente, da noi?”

Mary disse “Perirete senza guida, in queste terre. Io stessa ho perso i miei compagni, per un imprevisto e non sono convinta, conoscendoli, che vorrebbero di nuovo collaborare con me. Hanno visto il fuoco, ieri, e io non l’ho sconfitto. Da noi funziona che chi batte il capo, poi lo diventa. E il mio capo è Mond”

Gerald non disse nulla, gli sembrava strana tutta quelle frenesia ma né Thomas né Edward stavano dicendo nulla. Occorreva prendere una decisione.

“Sempre lui… è sempre lui. da quando lo abbiamo trovato, quella notte, nel bosco, sta decidendo sulle nostre vite”

Lo ammise ad alta voce. Gli dispiacque dirlo, anche perché provava del sincero affetto per il figlio della Luna.

“Chi sei veramente, Mond?”

Mond disse “Te l’ho detto. Sarai ricompensato. Sarete ricompensati tutti. Il mio regno è molto, troppo potente. Nessun regno esistente è più forte del mio”

“Così potente da perdere il proprio principe ed erede al trono” disse ironico Edward. “Ciò che stai dicendo non ha senso”

“A meno che, come dicevi, non sia stata una scelta precisa e premeditata” osservò Thomas.

“Stanotte sarà Luna piena” disse Gerald. “Sapremo tutto”

“Per di qua, nel frattempo” consigliò Mary, indicando una strada verso sud ovest. “Aggireremo John. Ha dei sottoposti cannibali”

Gerald trovò utile avere Mary nel gruppo anche solo per evitare l’accampamento di quel fantomatico John e i suoi compagni cannibali, ma più passava il tempo, meno pezzi combaciavano. Sembrava che il suo avvento avesse sconvolto ancora una volta i già delicati equilibri all’interno della compagnia. Inoltre, come se non bastasse, Thomas prese a parlare con la ragazza per tutta la mattinata e per il pranzo.

“Che ti prende, Gerald?” chiese Edward, volendo parlare con lui a quattr’occhi. “Forse ti sconvolgono le ragazze?”

Mond non aveva mai pensato alle ragazze, non in maniera così intensa, ma il turbamento del nerboruto brigante da quando lei era comparsa poteva spiegarsi anche in quel modo. Dal canto suo, aveva sempre avuto timore che sua madre avrebbe potuto decidere di fargli sposare una ragazza brutta.

Inoltre, aveva un brutto presentimento che non riusciva a spiegarsi.

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