Racconto gotico

Le navate di questa cattedrale hanno sempre avuto un fascino particolare su di me. Penetrante, come un pensiero che mette radici fra una tempia e l’altra. Il rosone gioca con la luce, si fonde sulle mie pupille e, rispetto a quel che devo fare, sembra quasi un gioco.

Uno scherzo.

Faccio il segno della croce. Maledetti miei ideali… non avrei dovuto. Il fatto è che santi e gargoyle mi guardano giudicandomi. Vero, il mio intento è maledetto, perché non avrebbe dovuto esistere. E non avrebbe dovuto nemmeno entrare dentro di me, se non fosse che l’altro, ahimè, mi ha riempito la testa della sua arte geniale che ha portato entrambi a qualcosa di torbido che provoca sguardi troppo indulgenti, castelli sfarzosi e mondi segreti che vanno e vengono. In ginocchio, nel silenzio delle panche, ognuno dei presenti racconta i propri peccati, segreti oscuri che dipingono il candore dei più svariati colori; come il rosone che guardavo prima. Verde invidia, rosso lussuria, rosa della gola e via via tutti i peccati capitali sono esposti qui, attorno a me e dentro di me, in attesa di un nuovo compagno, proprio lui che implora di venire fuori, macchiandomi di qualcosa che mai avrei immaginato di sognare. Allora, posso farlo?L’immanenza delle colonne, il rimbombo dei piedi sui vuoti pavimenti, l’ossessivo canto che l’organo mi propone… sono tutti d’accordo? “Adoramus te, Domine”. Sarà davvero così, dunque? “Adoramus te, Domine”. In suo nome calerò la mia spada. L’ultimo angolo di un pentacolo più antico di me, un mostro che si annida fra le viscere e lo stomaco, un’azione che va compiuta di notte.

Mentre dorme.

So di avere in mano il destino della Germania. Il mio respiro diventa più profondo. C’è lo stesso odore d’incenso della domenica.

Adoramus te, Domine.

Le mie mani portano Ludovico II nelle piscine. Tanti, troppi secondi. Sempre meno bolle. Era un ottimo nuotatore.

Rubo un anello, accendo una candela.

Suono di un organo.

Gargoyle che sogghignano. Santi e re che si voltano dall’altra parte. Il mio fiatone. Sulla schiena, sudori freddi.

Ecco. L’ultima parte di un dramma che si chiude in questa mezzanotte di dicembre. Cinque omicidi, per disegnare un pentacolo e rendermi immortale.

Cinque anime che ho già spezzato, l’ultima delle quali speravo di non farlo mai.

E poi, poi la mia, per poi vivere per sempre. Scendo le scale, verrò mai perdonato?

I demoni urlanti troveranno mai il silenzio?

La vita e la morte sono mai state tanto sorelle?

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