La leggenda dei tre compagni e del figlio della luna/34

la leggenda dei tre compagni e del figlio della luna

Quattro cavalli corsero per tutto il pomeriggio fra una collina e l’altra, calpestando coi loro zoccoli diverse collinette ingiallite.

“È evidente che la siccità è arrivata anche in queste contrade. Le piogge che abbiamo incontrato negli ultimi giorni non sono state sufficienti” commentò Gerald. Mary rispose “Sì, ma proprio per questo i briganti del luogo si sono incattiviti. Senza di me sareste già morti. Questa è l’unica strada se vogliamo lasciare questa provincia illesi”

Nessun altro disse più nulla. Mond era molto indolenzito e aveva bisogno di una lunga pausa, ma tenne duro. Aveva appena terminato una lunga esercitazione con l’arco e non aveva, da ore, nessuna risposta da entrambe le braccia, ma il pensiero della luna piena imminente lo confortava in un certo qual modo, e anche se l’avesse comunicato, non sarebbe riuscito a esprimersi.

“È già un mese che ti trovi in questo mondo, eh Mond?” prese a dire a un certo punto Edward. Avevano appena finito di guadare un ruscello ormai asciutto continuando a proseguire verso sud. Nessuno a parte Mary sapeva dove si trovassero. Lo sguardo si estendeva attraverso i campi e non riusciva a trovare altro che silenzio. Dei rivoli di vento tiepido salirono in direzione contraria e Mond cominciò a trovare difficoltà a tenere gli occhi aperti.

“Sì… non lo so. Voi contate i mesi a seconda del moto lunare?” chiese.

“Esatto” rispose lui. “Almeno nel paese di Ontaria, dove sono nato e cresciuto. Sto per cambiare nazionalità, tuttavia. Un mese fa non avrei mai immaginato di esser qui a parlare con un principe, né che sarei stato riabilitato per quel che ho fatto”

“Disertare non è mai onorevole” disse Mond. “Da noi non è mai successo”

“Paese fantastico, il vostro” Edward strinse le labbra. Chissà che tipo di soldati abitavano sulla Luna. Quale armatura indossavano, se la indossavano. Chi era il loro Capitano e quale tattica militare usava, e in tal caso, quali guerre aveva vinto.

“Una volta tornato a casa, quale sarà il premio per me?” chiese. “A Thomas hai regalato quella regione di cui non ricordo il nome”

“Il monte Agnes” disse distratto Mond, attento a mantenere l’equilibrio sul cavallo.

“Esatto” disse lui. “A me, cosa spetterà? Sarò il tuo cavaliere personale?”

Mond scosse la testa. “Non è concesso agli uomini di questo mondo venire sulla Luna. Il titolo di signore del monte Agnes è solamente simbolico, visto che si tratta di poca terra desolata. Non potrai mai vedere il mio regno. Tuttavia, neanche io avrei mai dovuto vedere il vostro mondo, e, dopo un mese dal mio arrivo, non avrei mai voluto questo viaggio”

Edward rimase in silenzio, infastidito.

“Il mondo più squallido che possa esistere” concluse il principe. Il cavaliere avrebbe tanto voluto picchiarlo.

Non aggiunse altro, sembrava davvero irritato ma nessuno poté fare nulla per lui, in quanto nessuno sapeva il motivo per cui si trovava nel loro mondo.

Una volta giunti al tardo pomeriggio e dopo diverse soste, sorse davanti al loro campo visivo una serie di tende. Sembrava un accampamento.

“Siamo arrivati” disse Mary. “Adesso, vi consiglio caldamente di fare attenzione”

Nessuno capì cosa intendesse dire, anche perché erano convinti di uscire fuori dalla provincia e arrivare direttamente alla capitale. Proseguirono al trotto, fino a giungere alla tenda principale, che recava su entrambi i lati le insegne di un corvo.

“Che Casa è? Perché fa accampamento qui? Non c’è nessuna guerra in queste contrade. Conosco solo la battaglia di Ashengard” disse sir Edward.

Ashengard. Quante bugie! Quante piccolezze! Tutto in nome del sangue.

“Non è una Casa” disse Mary. “Vi devo presentare una persona”

Edward e Thomas entrarono, ma Gerald bloccò Mond.

“Perché non mi fai entrare?” chiese il ragazzo.

“Non mi fido” disse l’uomo. “Ti ricordi che tutti mi hanno preso per il culo quando ho sollevato dubbi sulla donna? Questa tenda non mi convince. Inoltre, osserva gli altri. Hanno tutti un’arma, o una daga, o delle asce, o delle frecce.”

“Be’, è un accampamento” disse Mond.

“Non sono soldati regolari e mi domando perché Edward, che è un cavaliere, non se ne sia accorto” tagliò corto Gerald. “La forza della fica, immagino. Alle donne è sufficiente sbattere un paio di ciglia che… ma non voglio pensarci. Anche io ne sono stato succube”

In effetti, non era l’uomo migliore per lanciare quelle invettive. “Non sposarti mai, Mond” concluse amareggiato.

“Purtroppo dovrò farlo, per assicurare la discendenza alla famiglia reale” osservò il figlio della Luna.

“Ah. Già” disse Gerald. La tenda si scostò.

“Voi non entrate?” chiese Mary. “Lord Penfield vuole vedervi”

Gerald voltò lo sguardo a destra e a sinistra. C’erano troppe lame, troppe lance. C’era anche un falò, in vista della sera.

Fu costretto a entrare, ma cinse le spalle del ragazzo come a voler proteggerlo. Si accorse dopo qualche istante quanto in realtà si fossero sviluppate. Aveva compiuto lo stesso gesto un mese prima e Mond era molto gracile. Adesso, dopo tanti pesi sollevati ed esercitazioni con l’arco, il ragazzo stava diventando un uomo in pieno sviluppo, un cavaliere.

Un principe.

La tenda si presentava come Gerald sospettava. Un uomo seduto su un trono di legno a mani giunte, guardato a vista da due soldati armati di lancia. Una delle due era palesemente sporca di sangue e ruggine.

“Bene, bene…” disse con voce roca il maledetto seduto. Recava molte cicatrici ed era cieco da un occhio, ma comunicava una grande energia. “Così è lui?”

“Sì, mio Peter” disse Mary, avanzando in ginocchio verso di lui. Gerald si accorse che Thomas ed Edward erano già a mani legate. “Vedi? Questo sistemerà tutto e tu mi amerai e domineremo questo mondo”

Peter, tuttavia, non stava dicendo nulla. Mary si era commossa e, prese le gambe di lui, cominciò a baciarle non osando sollevarsi, come se intendesse dire che lei fosse degna solo di quell’atto. Thomas sentì la pelle d’oca e qualcosa rompersi dentro di lui. Allora, quelle ore passate in letizia…?

“Mond, il principe del regno lunare venuto in visita fra di noi” disse Peter. Guardò il ragazzo rimpiangendo di non aver anche l’altro occhio a disposizione, così lo trapassò con lo sguardo, cercando di carpire tutto quanto gli servisse sapere. “La tua pelle parla per te. Non sei di questo mondo”

Mond si meravigliò: era la prima volta che qualcuno non gli faceva domande e invece si poneva delle risposte.

“Tuttavia, non tornerai mai più a casa tua. Ne sei ben conscio?”

Mond sentì svanire la neonata ammirazione che aveva provato per quell’uomo. Si adirò, invece. “Perché mai?”

“Come sarebbe, perché?” disse Peter, divertito. “Perché vali tantissimo. Vieni dalla Luna. Noi non possiamo andarci, ma tu sei venuto da noi, chissà per quale motivo, ma non importa. Sei qui, e questo mi renderà ricco, potente, famoso, leggendario. Proprietario di terre, di un esercito, Re di uomini.”

Si alzò e tese un dito verso di lui. “Catturatelo. Daremo alle fiamme i suoi compagni. E tu” sbraitò, rivolto a Mary “fuori dai piedi!”

Mary venne scalciata con violenza lontano dalle sue gambe. Thomas trattenne il respiro.

“Ma… ma… credevo che…”

“Credevi un cazzo!” rise Peter. “Come potrei mai amarti? Non hai nessun rango, né niente. Io… io sono un reale. La mia vera anima gemella è la principessa”

Gerald pensò che la principessa avesse solamente otto anni, se non sbagliava. Fu tuttavia condotto con gli altri due verso alcune prigioni di ferro, non lontane dalla tenda. Mond, invece, e venne trattenuto all’interno della tenda.

“Un falò ottiene la sua giustizia solamente con la luna piena” disse Peter. “Sarà un piacere per te vedere casa tua, no?”

Mond venne schiaffeggiato. Pensava a tante cose, ma a nessuna specifica. Tantissimi pensieri che non riuscivano a prevalere e che donavano al principe solamente un gran mal di testa.

Mary era alla sua destra che piangeva lacrime amare. Evidentemente, provava un amore sincero per quel bastardo, ma lui non la vedeva neanche. Mond immaginò che donargli un principe come lui avrebbe potuto farla rivalutare, ed era quello il suo piano fin dall’inizio, almeno da quando ebbe visto cosa lui era capace di fare col fuoco, tuttavia solo di note e sottoposto a forte stress. Si chiese cosa sarebbe successo quella sera e sperò che la sua mente fosse pronta all’ira.

Il fatto era che nessuno lo aveva mai schiaffeggiato, a parte gli uomini. Nell’uomo chiamato Peter non c’era nessun lato umano.

“Hai una pelle strana. Liscia, quasi. Non sei nemmeno rosso.” Stava dicendo. “Quando mia madre mi picchiava, ricordo benissimo il rossore, e le ferite che mi hanno inferto i miei nemici. A proposito…”

“No! Fermo!” implorò Mary. “Farò tutto quello che…”

Ma Peter non la ascoltava. Dallo sguardo sembrava pazzo, alienato dalla realtà. Prese un piccolo coltello e tagliò con violenza la guancia sinistra del figlio della Luna.

Anche Mond era curioso e osservò assieme a Peter il liquido argenteo e luminoso rimasto attaccato alla lama del coltello.

“Il sangue della luna è proprio come l’astro” disse Peter, divertito. “Solo questa reliquia mi frutterà milioni”

Mary stava piangendo al posto del ragazzo.

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