Le avventure di Giraven/26

LE AVVENTURE DI GIRAVEN

State per leggere una storia vecchissima, riadattata per il blog. Buona lettura!

Giraven iracondo

Ecco quindi che un Impala, una giraffa e un serpente mangiatore di uova si incamminano lungo i lunghi sentieri della savana per andare a trovare gli gnu spostatori di se stessi intenti ad andare al Ngorongoro di cui nessuno sa nulla.

“Che ne direste se avviassimo qualche indagine? Eh? Eh? Eh?” propone col suo solito entusiasmo il serpente mangiatore di uova.

“Di tutti i serpenti schivi, meticolosi e antipatici, proprio il più scassa collo dovevamo prendere?” commenta sottovoce Giraven, definendo il rettile proprio “scassa collo”, insulto molto in voga fra le giraffe.

“Non lo so” risponde l’Impala. “Quello che so è che tu devi guarire per salvare la savana”

“Ma cosa posso fare io contro una mandria di gnu?” chiede Giraven, ancora scosso dall’impala svanescente.

“Non lo so, mi hanno chiesto di te” risponde lei vaga.

“Chi, di grazia?” chiede la giraffa.

“No, Snapurzio” risponde l’Impala, credendo che Digrazia fosse il nome dell’ibis sacro.

“Ah.”

Sempre lui, ancora lui, in ogni dove lui. Snapurzio. Come se fosse l’unico rinoceronte nella savana.

In ogni caso, il serpente mangiatore di uova ferma un’ignara zebra.

“EHI! ZEBRA! FERMATI UN ATTIMO!”

La zebra arriva. “Come posso esservi utile?”

“Dovresti dirci dove si trova il Ngorongoro” chiede l’Impala.

“Ma… perché lo volete sapere?” la zebra non sembra più tanto sicura di sé. “Non… AAAAAH! Questi vogliono auto distruggersi!”

E fugge via. Poi, un ghepardo postino lascia davanti le loro zampe un biglietto scritto con la bocca che recita quanto segue:

 

Non avvicinatevi al Ngorongoro! Ne va della vostra salute mentale!

ANONIMO.

 

Quello che risulta strano è che la firma non era scritta in corsivo, ma in stampatello.

“Uhm… qualcuno vuole metterci il bastone fra le ruote” arriva a dedurre l’Impala. Così dicendo, svanisce nel nulla.

Ancora una volta.

“Non posso crederci, l’ha fatto di nuovo!” esclama Giraven, diventando una pozza di sudore, non letteralmente.

“Tranquillizzati, Giraven. Ci sono qui io, no?” dice il Serpente mangiatore di uova, saltellando allegro attorno al quadrupede.

“Eh, che gioia” sbuffa sarcastico quest’ultimo. “Ma non sappiamo nemmeno dove dobbiamo andare”

All’improvviso, gli viene un’idea.

“Bufaga! Proprio tu! come stai?” chiede Giraven, come se volesse davvero conoscere la salute dell’uccellino.

Ma la Bufaga, che scema non è, non si lascia ingannare sì facilmente. “Se pensi che io debba volare per vedere dove si trova il Ngorongoro, ti sbagli di grosso!”

Giraven invece sgrana gli occhi e le manda contro i Raggi laser Spingenti, i quali spingono appunto il volatile verso le lande desolate.

La Bufaga protesterà contro l’associazione animali, me lo sento.

Così, fra un parassita e l’altro, la Bufaga ha modo di utilizzare quelle protesi che fungono da ali.

La savana è ancora meglio, vista dall’alto. Le giraffe non sembrano più così imponenti e persino la Corte del Re Leone sembra cosa veramente da poco, loro che sono ancora speranzosi di vedere qualcosa di positivo da parte di Rigobina, i topo ragno elefante che avrebbe dovuto essere l’animale definitivo.

E infine, eccolo, il Ngorongoro.

La Bufaga, vedendo quella distesa enorme di terra, si meraviglia.

“E dire che c’è un cartello enorme disegnato per terra! che stupidi!”. In realtà, il cartello che vede lei sono soltanto gli alberi, i quali sono stati disposti in modo da comporre dall’alto la scritta “benvenuti al Ngorongoro”

Così l’uccello plana verso la sua compagnia e, notando che l’Impala è tornata, esclama “Siamo arrivati, è oltre la collinetta”

Superata la collinetta che li ha separati dalla riserva naturale, vengono accolti con gran gioia da Snapurzio.

“Snapurzio! Che ci fai qui?” chiede Giraven.

Snapurzio allibisce. “Ma come? Sono io che ho chiesto di te, non ricordi? Devi distruggere quelle brutte copie!”

“Quali brutte copie?”

“Guarda” risponde il rinoceronte. Il Ngorongoro ha un’aria sinistra, persino i rinoceronti sono senza corno e ruttano e peteggiano in contemporanea, creando bolle sinistre negli stagni.

“Ma… sono ippopotami!” dice Rigobina, che essendo l’animale definitivo dovrà pur saper qualcosa.

Giraven scuote la testa, sconsolato. Ecco perché decide di rincorrere il povero Snapurzio per tutto il Ngorongoro, cosa che tuttavia non si dovrebbe mai fare.

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