Perché i poeti danno conferma ai sogni

Una volta ho sognato di essere un poeta. “Ho voluto intrattenervi con un semplice haiku”.

Così dissi, ma una ragazza, una volta ascoltatolo, ne rimase incantata. Mi chiese di vederci anche dopo, fuori, davanti a un tè.

Le mie poesie crebbero, in forma e sostanza, e lei ne era semplicemente innamorata.

Composi un sonetto. Tre quartine.

Letto.

Due terzine.

Tutta la notte.

“Mi piaci un sacco” mi sussurrò all’orecchio, ancora fiatoni.

Composi un cantico endecasillabi, di quelli che piacevano a lei. Glielo annunciai e lei, subito, mi donò il suo sapore di amarena sulle mie labbra.

“Mentre componi, andrò sull’altalena”

Avevo costruito un’altalena, sorretta da un albero di mele. Ma allora scrivevo solo filastrocche. Cominciai a comporre, e sembrò, quel tramonto, che ad ogni rima uno scricchiolìo seguiva, e via, di continuo.

“Stai scrivendo?” lei urlava, e il mio cuore si scioglieva. L’inno proseguiva veloce. Le parole si incastravano perfettamente, quell’inverno. L’anno terminò radioso.

Arrivai a metà.

Lei lo lesse. Argento sulle guance.

“Sto male” rivelò.

Stavaaa male, e cominciò la primavera. Stava male, e da lì in poi sempre meno fruscii, sempre meno gemiti, sempre meno risate sull’altalena.

Scrissi sempre meno.

Le mie giornate erano fate diu tè caldo, zuppe e sorrisi stanchi.

“Mi amerai?” mi chiese, flebile, sempre più flebile.

“Sono stanca” sussurrò al mio orecchio, mentre abbandonava ale mie mani, andando in un poso dove io non avrei potuto raggiungerla.

Era appena diventata la figlia delle stelle. Io, un povero inerme inghiottito dal cinismo della notte, fatto di fogli bianchi e lacrime d’argento.

Poi, una voce. Un’altra, simile alla sua.

“Papà, non piangere… non finirai la tua poesia, così”

Era vero. C’era ancora qualcosa da poter dire, anche se l’altalena non si muoveva più da molto tempo.

Terminai il mio cantico.

Novantanove versi, esattamewnte come novantanovbe sono stati i mesi insieme, i giorni suoi a letto, novantanove come l’incompletewzzaa del mio amore.

Il mio inno era finito.

Lo lasciai davanti a dove lei abitava, una croce di pietra su un promontorio davanti al mare.

Il foglio cominciò a svolazzare mentre il sole dietro la tomba moriva, sorridente.

La poesia le era piaciuta.

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