La leggenda dei tre compagni e del figlio della luna/36

la leggenda dei tre compagni e del figlio della luna

Lord Mothgom ebbe modo di vedere la Mano della Morte. Era sicuramente lui. Così, si trattava di un uomo. Era basso rispetto ad altri che aveva visto a Droword, ma il corpo era ben piantato. Si vedeva ogni dettaglio dei muscoli, dei pettorali e degli addominali. In effetti, era a torso nudo e sul braccio destro era disegnato un lungo tatuaggio, che tuttavia non riusciva a scorgerne il significato. Tutta la pelle scoperta recava segni di bruciature antiche e recenti, e l’occhio destro recava un taglio verticale che giungeva fin quasi a toccare l’angolo del labbro. Era calvo e interessanti erano anche i calzoni e gli stivali, che il Sotterraneo non aveva mai visto fra le contrade che aveva visitato fino a quel momento.

Mothgom considerò che la Mano della Morte dovesse essere la destra, perché quella tatuata.

“Hai ucciso il nostro messo, vero?” chiese per prima cosa. La Mano della Morte ghignò.

“Ho parlato col tuo capo. Mi sono rifiutato già una volta di prestare servigio ai Sotterranei. Perché, dunque, disturbarmi di nuovo?”

“Perché adesso vi è un nuovo capo fra i Sotterranei” disse Mothgom. “Ed io ti posso conferire ciò che desideri. Per uno come te non servono oro, né terre, né donne. Dico bene?”

La Mano della Morte osservò il suo interlocutore. Sembrava scheletrico, e forse l’impressione era accentuata dal fatto che fosse ricoperto da un pesante manto. Aveva un volto orribile, esattamente come il suo vecchio comandante. Quella specie di becco da falco non gli era mai piaciuto. Tuttavia, l’essere chiamato Mothgom, si era portato appresso dei seguaci e gli stava parlando dicendo la verità.

“Io amo il sangue” ammise la Mano della Morte, un uomo che aveva dimenticato il suo nome. “Me lo darai?”

“Spetta a te” disse Mothgom, deliziato dalla piega che stava prendendo la trattativa. “La sconfitta che abbiamo patito e che ha portato alla morte dei nostri Maghi e del nostro Capitano non sarebbe mai avvenuta con te al nostro fianco. Tuttavia, anche noi Sotterranei desideriamo, come te, il sangue. E te lo concederemo. Il desiderio di vendetta ci permetterà di sovvertire il mondo e di colorare di rosso le sue acque. Tutto questo ti chiediamo. Vuoi colorare con noi?”

“Rosso e nero” rispose la Mano della Morte, alzando le mani come se volesse soppesare entrambi i colori. “Questo è ciò che offro. Rosso come il sangue, quello che chiede di uscire. Nero, come la notte del mondo che io attendo. E sarà allora che i morti torneranno fuori dalle tombe, e la disperazione avrà la sua vittoria, e l’angoscia, e la perdita”

“Ben detto” disse Mothgom. “Non c’è più la speranza, è stata sconfitta. Persino il loro re è morto, sperando. La febbre l’ha portato via. Sei il benvenuto”

La Mano della Morte sogghignò. “Non sono un Sotterraneo. Diciamo che… avremo entrambi della strada in comune da compiere.”

“Siamo diretti alla capitale” disse Mothgom. “Non ha senso, allo stato attuale, tergiversare. Come ci seguirai? Non penso che tu abbia un cavallo”

“No” disse lui. “Non ne ho bisogno.”

E poi accadde. Davanti ai Sotterranei, un uomo staccò i piedi da terra, mentre chiuse gli occhi bisbigliando parole arcane, dimenticate dal tempo e proibite dalla storia. Il terreno sotto di lui si mosse come colpito dal vento.

“Non…” tentò di dire Tarja, proprio lei che commentava ogni accaduto con la sua lingua tagliente. E per la prima volta rimase in silenzio.

“Non credevo che un giorno ci sarebbe stato qualcosa in grado di meravigliarmi.” concluse Tharma, un altro dei Sotterranei. E Mothgom si trovò d’accordo.

“Andiamo, dunque!”

Il gruppo dei Sotterranei seguì la Mano della Morte che si slanciò a mezz’aria, anticipando senza difficoltà il galoppo dei cavalli. Attraversarono molte miglia, per quasi un giorno, finché non incontrarono un’altra montagna e un’altra grotta nascosta da una gola del Senerbez, dalla quale stava venendo fuori una strana processione.

Decine di orsi che camminavano a due zampe dall’aria bellicosa si dirigeva verso sud.

“Ho sentito parlare degli Ibridi, ma non credevo fossero solo orsi” disse Mothgom. Alla fine del corteo, uscì un uomo dall’aria molto anziana. Evidentemente voleva tenere un discorso, che i Sotterranei decisero di ascoltare non visti.

“È il Vecchio Alexis che vi parla, emissario del Regno Invisibile!” cominciò. Mothgom distolse l’attenzione per un attimo, e il sangue gli confluì nel cervello. Quel sentimento era talmente potente che gli altri Sotterranei sentirono una perturbazione nell’aria che lo circondava.

“Ancora quel nome maledetto!” esclamò, adirato.

“Non possiamo neanche affrontarli, perché siamo in minoranza…” disse Tarja, ma il suo lord ridacchiò. Sembrava isterico.

“Minoranza? Abbiamo il dio del sangue, stupida!” esclamò lui, e con un cenno d’intesa, la Mano della Morte si avvicinò con deliberata lentezza fluttuando verso il vecchio che ancora parlava, pronunciando discorsi che non gli appartenevano e parole vuote che non trovavano riscontri con la realtà.

“Chi sei?” chiese Alexis, ma la Mano della Morte stese il suo braccio sinistro, prendendolo per i capelli, mentre col destro lo colpiva con una strana magia che gli partì dai palmi.

La testa esplose, schizzando il busto dell’assassino di sangue e ciò che rimaneva si spargeva sull’erba. Di conseguenza, gli Ibridi decisero di attaccarlo, ma la Mano della Morte stavolta tese il braccio destro ancora sporco del sangue del vecchio e, a ciel sereno, comparvero una serie di fulmini che sterminarono all’istante ciascuno di quei mostri, uno per uno. Per lunghissimi istanti il cielo fu illuminato d’argento, le saette si susseguivano creando un effetto ottico che venne apprezzato persino dai Sotterranei.

“Un minuto…” disse Malogrom, l’altro dei Sotterranei che galoppava insieme a loro. “Noi siamo stati piegati, quando bastava un minuto solamente.”

Anche Tharma fu dello stesso avviso. “Mi sento già principe di un feudo!”

Mothgom sogghignò. “Fate bene a rallegrarvi, poiché questo è un giorno di festa.”

Pensò a tutte le cose che era diventato possibile fare: dall’invasione con poche unità del castello, alla caduta dello stesso, all’esercito che piegato doveva donare le proprie armi ai Sotterranei, e la Mano della Morte sotto il suo comando e Capitano di tutte le armate.

Le armate della Morte.

Nel frattempo, la Mano della Morte tornava da loro. “Dobbiamo fermarci, ché intendo lavarmi dall’immondizia”

“Certo, caro. Poi, andremo verso sud. Ho notato che gli Ibridi si stavano dirigendo per quella direzione, quindi non stavano andando alla capitale. Piuttosto, credo proprio che a sud abiti Lord Habraxan e rivolterò quei luoghi come un guanto finché non troverò quella formica e dopo averla massacrata porre fine alla sua esistenza, mangiandone il cadavere con gusto” disse Mothgom, sentendo già un certo appetito nel dirlo. Cavalcarono ancora, verso il fiume più vicino. I cavalli sembravano inarrestabili e ovunque toccavano, la terra diventava sterile. La Mano della Morte sopra di loro, mentre il sole moriva davanti a loro, come a voler genuflettersi di fronte ai nuovi padroni.

Nel frattempo, Lord Habraxan ebbe un sussulto.

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