Le avventure di Giraven/27

LE AVVENTURE DI GIRAVEN

State per leggere una storia vecchissima, riadattata per il blog. Buona lettura!

Giraven goloso

Appurato che il Ngorongoro non è poi un posto così malvagio ove passare la propria vita, Giraven e il resto della compagnia vi si stabilizza in pianta stabile.

Inoltre, i rinoceronti sono talmente simpatici che hanno preso il nome di ippopotami.

“Non avevo mai visto una specie del genere” si spiega Snapurzio, esausto dopo la corsa impostagli da Giraven.

“Sta di fatto che ci hai fatto fare una strada inutile”

“Non più di tanto, devi salvare la savana” dice l’Impala, comparendo dal nulla.

È quasi inquietante.

“E devo cominciare da qui?” chiede Giraven, dopo aver evitato l’infarto per poco.

“Sì. Se hai notato, ci sono gli ippopotami che sono tristi” dice l’Impala, ma Giraven ha notato un’altra cosa, guardando al di là di quanto ha potuto fare l’Impala.

Alberi, alberi a destra, alberi a sinistra, insomma alberi ovunque. E Giraven che stava facendo? Stava ascoltando l’Impala? Non è possibile.

“Scusami, Impala, ma adesso devo strafogarmi”

E, lasciando quella sottospecie di antilope indignata sul posto, la giraffa fa duecento metri da degno scattista e con una sola infornata mette dentro diversi chili di fogliame, infastidendo giustamente gli arbusti che c’erano già da prima che Giraven li conoscesse.

“E non sono amare!” esclama Giraven in sollucchero, sputacchiando ovunque.

Gli ippopotami, che non hanno perso una battuta di quel dialogo, ruttano soddisfatti, creando altre bolle nei loro stagni, e innervosendo Snapurzio, il quale mette su la sua suoneria personale, inedita per il Ngorongoro.

“ E gli gnu stanno a guardare! Parola mia, appena li vedo gliene dico quattro!” esclama furibondo uno scimpanzé dotato di facoltà di linguaggio, puntando un dito minaccioso.

Nel frattempo, Giraven continua a fagocitare un sacco di foglie, e fintantoché nessuno lo disturba, può farlo.

Ma se la giraffa è convinta di questo, non è d’accordo l’albero, che essendo del Ngorongoro ha molte frecce al suo arco, come ad esempio la presenza di una leonessa che pigramente sta riflettendo sulla vita, l’universo e tutto quanto.

E sta di fatto che Giraven, nella sua immane voracità, morde un orecchio alla suddetta.

“Ahia! Brutto cafone, sai che non si importunano le donne?” dice, con la sua voce melodiosa da leonessa. Al che, ruggisce, e questo non la rende diversa dai suoi consimili maschi, solo senza criniera.

Giraven sbianca, ecco perché oggi si parla di giraffa bianca.

“Ecco, volevo ben dire” commenta lo scimpanzé di prima, mettendosi le mani in tasca e andandosene, fumando ancora la sua sigaretta.

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