Condivisione: dai tuffi al cuore.

Dopo l’infortunio di una delle sue compagne di nazionale, Fiammetta Salieri ha l’occasione di realizzare il suo sogno e partecipare alle Olimpiadi nei tuffi. Cosa potrà mai andare storto? Ovviamente, nulla va come previsto. Nel giro di pochi giorni, Fiammetta si ritrova al centro delle più disparate confidenze, scoprendo legami di ogni genere tra compagni e avversari. Tra amicizie che nascono e muoiono, scommesse, tradimenti segreti e persino un mazzo di fresie, ci ritroviamo a vivere gli spalti dell’impianto non solo tra la tensione delle continue gare, ma anche facendo il tifo per le Olimpiadi che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, deve disputare: quelle del cuore.

È questa la sinossi del primo libro di Vanessa Barbuto, “Dai tuffi al cuore“. Mi ci voleva un libro blu, in effetti, e di blu ne troverete anche all’interno del libro, poiché è interamente ambientato in piscina!

“Tuffi” non a caso! Ed io, in qualità di anfitrione di questa piccola casetta, mi tuffo all’interno di un’intervista molto piacevole condotta con l’autrice stessa! Buona lettura!


1 Ciao, grazie per essere qui! Rompiamo un po’ il ghiaccio: come nasce l’idea del libro?

Non è una domanda facile a cui rispondere, perché la risposta è più di una. La prima è che dovevo concentrarmi su qualcosa di nuovo, quindi mi sono spostata dal mio fantasy e ho scelto un’ambientazione contemporanea. Le varie idee che hanno composto il romanzo sono arrivate per caso, non saprei neanche dirti come, perché ormai è un bel po’ che ci lavoro e alcune cose non le ricordo più! Facendo un salto temporale, diciamo che ho deciso
di dare una forma concreta a questa storia perché, dopo un paio di anni su wattpad ed efp, pensavo che fosse giusto che Fiamma prendesse vita anche fuori dai social, che le sue (dis)avventure venissero conosciute anche nel mondo reale. Visto che lei e la banda di matti sono stati una compagnia assidua negli ultimi tre anni e passa, glielo dovevo!


2 Pronti, via, Fiamma dà una capocciata: quanto ti è “costata” per la trama, l’inattività della tua protagonista?

Non mi è costata nulla, in realtà è stata una scelta precisa: volevo che Fiamma non fosse più in gara, ma volevo che ci fossero i riflettori su di lei. Mi serviva che l’ultima arrivata salisse alla ribalta grazie a un espediente del destino (non è vero, è colpa sua se ha combinato un disastro!). In ogni caso, lei è tutto tranne che inattiva: è al centro di quasi tutto quello che succede, viene coinvolta persino in faccende che non la riguardano neanche minimamente!


3 Il tuo romanzo parla di tuffi, e credimi, non ne conosco nemmeno uno a meno di non andare nei libri tematici: perché proprio i tuffi?

Proprio perché nessuno ne ha mai parlato in un romanzo; o almeno, non credo che a qualcuno sia venuto in mente di creare una realtà complessa e variegata partendo proprio dalle gare. La scelta dei tuffi risale in parte alla buona conoscenza che ho di questo sport e in parte alle emozioni che ha suscitato in me la finale della piattaforma maschile ai Mondiali di Budapest del 2017. Sarei stata in grado di rievocare le stesse sensazioni in chi mi ha
letto? Anzi, sarei riuscita a trasmettere la stessa intensità di quello che ho provato io? Non lo sapevo, non lo so ancora: mi sono lanciata una sfida e l’ho colta.


4 Relazioni, sentimenti e intrighi a bordo vasca: è stato difficile creare i personaggi?

In realtà no. Un po’ perché mano a mano che componevo tutto il quadro intorno a Fiamma, i vari personaggi sembravano sempre più lineari e definiti, ognuno dotato di una sua voce e di una sua individualità. Con due-tre ho avuto più difficoltà (e temo che leggendo il libro si capisca di chi parlo), ma nel complesso no.


5 Cosa rappresentano per te le Olimpiadi?

Bella domanda. Non sono mai stata una grandissima sportiva, quindi non sono mai state il mio sogno personale. Ma sin da bambina, quando le guardavo, sapevo che avevano qualcosa di speciale, vedevo la commozione, le esultanze di chi riusciva a ottenere un risultato a cui aveva dedicato almeno quattro anni della propria vita. Se non proprio tutta la vita. Poi ho scoperto la loro origine, la loro sacralità (nell’antichità venivano interrotte le guerre perché si disputassero!) e su di me hanno continuato a suscitare un fascino magnetico.


6 Il tuo è un romance tematico. Se fossi lettrice, leggeresti questo libro?

Faccio una fatica tremenda a definire “romance” questa storia, perché per me non lo è.
Cioè, ne ha una componente, ma è all’interno di un romanzo di formazione, un percorso di crescita personale legato allo sport e ai valori che trasmette. Sì, io lo leggerei, ma sono di parte e il mio parere conta fino a un certo punto!


7 Qual è la ricerca più strana che hai fatto?

In realtà ho dovuto farne solo un paio di “strane”. La prima è quella legata all’infortunio di Fiamma, con un’amica laureanda in medicina che mi ha mandato dei video (per me raccapriccianti) su come si mettono i punti di sutura. Ho retto finché il mio stomaco me l’ha permesso (non molto, sono deboluccia da quel punto di vista!). La seconda è legata alle gare e a una verosimiglianza che ho voluto dare. Ho passato letteralmente ore sul sito della Fina (la federazione internazionale degli sport acquatici) per consultare i programmi gare, i voti e i vari tuffi portati dai tuffatori di ogni parte del pianeta… E tutto questo per ogni singola gara!


8 Sapresti dirmi se ci sono scene divertenti nel libro?

Scene divertenti? Per me tutte quelle che contemplano Fiamma ed Émilien: sono sempre sul piedi di guerra, si insultano sempre alla prima occasione utile, combinano continui disastri con le vite degli altri… Ma il loro rapporto si evolve pagina dopo pagina, quindi non fanno ridere così tanto. C’è il tuo omonimo che sforna in continuazione battute vecchie quanto il mondo. Lui vale?


9 Quanto tempo hai impiegato a scriverlo?

Circa sei mesi la prima bozza, ma la riscrittura vera e propria mi ha portato via un anno pieno, perché ho dovuto lavorare parecchio sul vecchio materiale.


10 Il tuo romanzo viene da Wattpad: cosa ti senti di dire alle persone che ancora sono lì?

Non mi sento di dire niente. Wattpad è un ottimo o pessimo strumento grazie a chi lo utilizza: lì ho incontrato persone meravigliose e altre molto meno, lettori che si sono affezionati e altri che mi hanno trattata con superficialità. A fare una piattaforma sono gli utenti: sono convinta che lì, come fuori nel mondo, ci sono persone validissime e altre che non lo sono neanche vagamente.


11 Cosa pensi del self publishing?

Per ora è una via che ho tentato. Ti mette a dura prova, perché tutta la responsabilità dell’esito del libro ricade sull’autore, ma sto correndo il rischio (e come io molti altri).


12 D’accordo dunque, il tempo è terminato. Grazie per essere stata qui!

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