La leggenda dei tre compagni e del figlio della luna/39

la leggenda dei tre compagni e del figlio della luna

I tre compagni decisero di ripartire da quel luogo orribile anche subito, perché non potevano più sopportare quel paesaggio. Mary venne costantemente assistita in particolare da Thomas, il quale era spaventato dal pallore della ragazza.

“Mary! Mary! Porca puttana…”

Thomas si era steso ai piedi della ragazza e non faceva che baciarle le mani. Lei glielo permetteva, ma aveva uno sguardo assente e a stento piegava un angolo della bocca, ma non si capiva se stesse sorridendo o no. Tutt’attorno a loro vi era un acre odore di pelle bruciata, e anche il terreno se n’era impregnato. A parte le fiamme, l’altra unica cosa che splendeva era la pelle di Mond, che nel frattempo era tornato in sé, nella sua piena lucidità.

“Mond” disse Gerald. Poi si inginocchiò al suo cospetto. “Lode al figlio della Luna!”

Edward sollevò la sua spada. Mond non capiva.

“Ho fatto io tutto questo?” chiese esitante. Si guardò le braccia e le mani. Era tutto come lo ricordava.

“Sì, cazzo, sì!” esclamò Gerald, passandosi una mano sui capelli. “Questa è la notte! La notte della Luna, la notte dove tutto è possibile! Dove i principi scendono sulla terra dei mortali e decidono della vita e della morte! La notte dove un ragazzino piega una truppa, col semplice schioccare delle dita! La notte dove il fuoco argenteo ha ragione di coloro i quali, miscredenti, non ti danno i dovuti servigi!”

Mond ed Edward lo guardarono stupefatti.

“E da dove ti viene questo eloquio, tu che sei un brigante assassino?” chiese divertito il cavaliere.

“Brigante non vuol dire sempre buzzurro” si difese Gerald, con una punta risentita nel suo tono di voce. “Adesso, mio principe, figlio del Re della Luna, mostrami uno dei tuoi miracoli, affinché i miei occhi siano pieni di letizia!”

“Vacci piano” disse Mond “mi imbarazzi”

Sollevò una mano, diretto verso la fiammella che ancora consumava il corpo di Peter, e sperò con tutte le forze che potesse crearsi un raggio argenteo, che come freccia potesse andare a conficcarsi in un punto qualsiasi di quel corpo tremendo.

Non accadde nulla.

“Concentrati, Mond!” lo esortò Edward. “Concentrati, e il mondo sarà tuo”

“Se riesci a controllare i tuoi poteri, c’è la possibilità che tu possa tornare sulla Luna questa notte stessa. Lo sai, vero?” chiese Gerald.

“Se mi dici questo mi metti ancora più agitazione e non riesco a concentrarmi” replicò il figlio della Luna.

In fondo era vero. Se era stata la magia ad averlo fatto spostare, allora sarebbe stata la magia stessa a farlo tornare nel suo letto a baldacchino. Dentro di lui, tuttavia, albergava ancora l’idea che tutta quella vicenda fosse solo un sogno e con ciò spiegava quegli strani poteri. Sua madre stessa, la regina, colei che lo conosceva più di chiunque altro, gli aveva detto più e più volte che non possedeva alcun potere magico e di non provare nemmeno ad imitare il padre, perché non solo era pericoloso ma anche dannoso per la sua salute.

Eppure, pensò mentre cercava di concentrarsi sul palmo della mano raccogliendo le forze dentro di lui, ricordava certamente che c’era stato un breve momento in cui si sentì benissimo, estatico, come se potesse davvero sollevare le montagne, camminare sulle acque o altri miracoli di quel genere. Tuttavia, era stato solo un momento. Mond non riuscì a non pensare alle grandi sale bianche, al suo gentile precettore, a sua madre. L’amata madre. Colei che lo aveva protetto, forse un po’ troppo, ma solo per amor suo.

Alzò lo sguardo verso la luna piena, che lo illuminava e gli donava conforto.

”Oh, dolce Selenia! Perché mi punisci in siffatto modo? Per qual motivo non mi aiuti, riprendendomi fra le tue calde e dolci braccia, facendomi bere dal tuo calice l’estatica ambrosia estratta dalle fontane del Mare delle Tempeste? Perché, o Luna, mi hai rifiutato, gettandomi nel dolore e nella disperazione, in mezzo a uomini che si chiedono ancora chi io sia, nonostante tutti i miracoli a cui hanno assistito? Perché, o crudele Selenia, sono costretto a peregrinare attraverso le brulli vallate, a cavallo di destrieri ribelli, fra i fuochi della guerra e della fame, solo per un tuo capriccio? Perché?”

Ascoltato quell’accorato appello, Edward e Gerald abbassarono il capo. Era dunque quella la sensazione di solitudine che covava Mond? E loro, che in un certo qual modo si sentivano padri adottivi di quel ragazzo, avrebbero mai potuto colmarla, anche solo un minimo?

“È evidente che tu non riuscirai a scagliare nessun incantesimo in queste condizioni” sussurrò Gerald, con voce spezzata. “Dovremmo trovare riparo per la notte. Qui c’è troppo cattivo odore e non vorrei che ti ammalassi”

“Non è colpa vostra” disse Mond, con una certa sicurezza. “State facendo il possibile per aiutarmi. Mi avete insegnato a  tirare con l’arco, a cavalcare, e anche lord Enwick mi ha consegnato le difese della sua città nella lotta contro gli Ibridi. Ho mangiato zuppe e dormito per terra, sono stato rapito e legato. Se mi trovo qui c’è un motivo, ma se sono vivo lo devo a voi. A voi e a Mary”

La ragazza, nel frattempo, non aveva smesso di parlare con Thomas, ma aveva l’aria timida, distante, come se non si trovasse effettivamente di fronte al suo interlocutore.

“È un po’ strana” considerò sir Edward. “Tu sai cosa le è successo, altrimenti non l’avresti menzionata nei tuoi ringraziamenti”

Mond non rispose, arricciando le labbra. Aveva ancora nelle orecchie quelle grida, quel supplizio, e mille aghi tornarono a colpire il suo cuore.

“Non sono riuscito a salvarla” ammise. “Io, che sono il figlio della Luna e capace di imprese al di là della mia stessa comprensione, eppure non sono riuscito a slegarmi e…”

Si interruppe, aveva qualcosa nella gola. Si mosse dal suo posto, diretto verso il buio della notte. Accortosi che nessuno lo seguiva, fissò coi suoi grandi occhi neri i suoi compagni, esortandoli a seguirlo, chissà dove, chissà vero quale nuova incertezza.

Avendo perso ancora una volta i cavalli, si spostarono a piedi diretti verso quello che pensavano fosse l’ovest. Camminarono per tutta la notte,  e si fece giorno, e fortunatamente il sole sorse alle loro spalle. Mond cominciò  perdere luminosità, tornando ad essere il solito ragazzino con la pelle pallidissima.

Si fermarono per fare colazione, e Thomas non smise nemmeno un minuto a stare accanto a Mary, parlandole, toccando qualsiasi argomento gli veniva in mente che non fosse la notte appena trascorsa.

“Sei ancora convinto di non dire niente?” sussurrò sir Edward a Mond, mentre gli insegnava ad accendere un fuoco.

“Sono stato testimone di eventi non narrabili” disse il ragazzo, fissando Mary, la quale aveva ricevuto in dono il mantello di Thomas e se lo stringeva a sé, come se potesse proteggerla dai mali del mondo. Stava provando a giocare con dei sassi assieme a lui, ma non riusciva a divertirsi per davvero.

Sir Edward sospirò paziente.“Ne sei sicuro? Mary è chiaramente in difficoltà. Prima era più… spigliata, se così possiamo dire. Adesso è spenta, quasi vuota. Ha bisogno di aiuto e noi desideriamo essere messi al corrente di ciò che è accaduto dentro la tenda”

Mond continuò a non rispondere.

“La tua scelta di non raccontare nulla non cambierà il passato” concluse l’ex cavaliere.

Tuttavia, Mond decise di non parlare. Sia Edward che Gerald non avevano idea di come aiutare Mary. Avrebbero tanto voluto essere come Thomas.

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