La leggenda dei tre compagni e del figlio della luna/43

la leggenda dei tre compagni e del figlio della luna

Fu una notte insonne, seguita da un giorno pesante.

Re Elijah fece molta fatica, ma alla fine a sera inoltrata riuscì, aiutato da Acaz e Jezrael, a sedare la rivolta davanti al suo palazzo e, dando per scontato che non ci sarebbero stati più risvolti negativi, andò a dormire.

Per poco. Pochi minuti felici, ma ci furono e fu possibile, in quel breve periodo, un chiarimento fra i due uomini del Regno invisibile.

Acaz era molto stanco, ma fissò Jezrael con vivo rammarico. Si trovavano proprio fuori dalla sala del re, ma ormai non era più rimasto nessuno a origliare.

“Così hai pensato che il tuo pene fosse più importante di quello che stiamo costruendo, vero?” disse senza mezzi termini.

“Sono innamorato di Florence” disse Jezrael, sostenendo quello sguardo. “Inoltre, nessuno poteva sapere che Silvanus, proprio lui, avesse cominciato a vendere l’Artiglio di Gatto senza autorizzazione. Inoltre, a quanto ho capito una parte del carico è già stata sottratta dai villaggi qui vicino, che hanno la pianta da giorni ed effettivamente la gente guarisce. Pertanto… pertanto credo che ci sia stato qualcosa di sbagliato in questo piano. Deve esserci stata una fuga di notizie”

Acaz sospirò. “Chissà come la prenderà Habraxan, e Teodolinda, o David e Alec appena torna da Droword. In ogni caso, è da scellerati appartarsi in quel modo mentre stiamo conducendo un’operazione delicatissima. Il matrimonio della principessa col figlio del re di Ontaria è un’ottima occasione per noi per rovesciare entrambi i regni, capisci cosa voglio dire? La notizia dell’Artiglio di Gatto avrebbe fatto nascere Habraxan come re guaritore, e messo a nudo i difetti dei due re bellicosi, che per giunta vogliono sopprimere i desideri di libertà della gente di Ashengard. Ecco cosa c’era in ballo. Ma a te interessa soltanto la fica”

Acaz gli volse le spalle e batté un piede sul pavimento. La sua eco rimase per diversi secondi.

“Non so cos’abbia in testa Silvanus. Forse vuole tradirci. Contatterò Habraxan”

Una volta affermato quello, si udì un’esplosione che presagiva altre disgrazie.

“Cazzo” dissero entrambi, e correndo verso la torre più alta ebbero modo di conoscere il punto della città attaccato. Mentre raggiungevano quel terrazzo, tuttavia, si levarono grandi voci, urla, e diverse campane d’allarme.

La città presentava un grosso filo di fumo nero che si stagliava nonostante la notte, e i due si precipitarono con la magia proprio in quel luogo, atterrando nella via antistante la porta demolita.

Tossirono. Calcinacci, fuliggine e cenere riempivano l’aria. La gente, tuttavia, sembrava sparita dalla zona.

In mezzo alla confusione, Acaz notò una figura massiccia e robusta.

“Chi è? È solo…?”

“Non può un uomo solo demolire una porta di una capitale, non scherziamo!” esclamò Jezrael.

Tuttavia, dovette ricredersi.

Presentava molti muscoli e un braccio recava un grande tatuaggio. Nessuno di loro due riuscì a recare il significato.

Dal canto suo, la Mano della Morte li riconobbe subito, perché erano vestiti esattamente come il loro capo.

“Il Regno Invisibile. Che piacere. Mi avete preceduto nella capitale, ma adesso assisterete alla sua morte e distruzione” si presentò.

Acaz si tolse il mantello, rimanendo con una camicia a maniche corte. Jezrael, invece, indossava un cotta di maglia sopra le vesti.

“O forse assisteremo alla tua. Dobbiamo difendere la città” disse Acaz.

E non solo, si disse Jezrael. Chissà Florence com’era preoccupata?

“Difendetela, allora, dalla mano della morte” disse sorridendo l’uomo, e tese il braccio. Vedeva benissimo pur essendo notte. Raccolse la polvere che ancora aleggiava e la sparò rivolto ai due nemici, che tuttavia si allontanarono e, messi i palmi delle mani sul terreno, lo accesero. Ora il suolo sotto i loro piedi sembrava illuminato a giorno. La Mano della Morte si incuriosì, ma poi si rivolse verso Jezrael e mirò direttamente alla testa, lanciando un raggio rosso.

Jezrael schivò all’ultimo momento.

“Troppo lento” sussurrò, ammiccando. Mimò qualcosa con le mani e dal nulla sorse una spada, mentre Acaz si coprì le mani di fuoco e cominciò uno scontro corpo a corpo col nemico, che tuttavia cercava sempre di difendersi col destro, come se fosse sprovvisto di braccio sinistro.

Jezrael sorrise di gioia e provò a colpire la Mano della Morte al cranio, con la spada di luce che aveva in mano. L’uomo, tuttavia si spostò all’ultimo momento e per poco Jezrael non tagliava il torace di Acaz.

“Troppo lento” lo rimbeccò l’uomo. Si volse su di loro e cominciò a combattere entrambi, e i colpi fisici rimbombarono creando crepe nel suolo e nei muri più vicini.

Passarono le ore e pur essendo due contro uno, la situazione proseguì con un estenuante stallo. Il sole sorse e, fra una tregua e l’altra, i tre combatterono alla porta. Re Elijah ordinò a una truppa di isolare la zona e fu così che Mond e la sua compagnia la trovò, una volta giunti a destinazione, verso mezzogiorno.

“Che succede?” chiese Gerald, il primo a giungere a cavallo. Era una bella giornata calda, ma il muro di cinta era sfondato a un certo numero di soldati armati di tutto punto faceva da scudo umano per qualcosa che non si riusciva a vedere, udendo solamente urla, gemiti e piccoli scossoni.

Mary aveva deciso di portare il corpo inerte di Mond, caduto in catalessi, sulle sue spalle. Thomas dietro di lei e Edward a chiudere la fila, totalmente distratto dalla capitale e da ciò che gli riservava il futuro.

“Stiamo proteggendo la gente da uno scontro due contro uno” spiegò un soldato. “Vi consigliamo, per oggi, di non entrare in città e attendere fuori, o semplicemente passare oltre”

“Cosa? No!” esclamò Thomas, minacciando di caricare i soldati col suo cavallo. Per tutta risposta, si vide ricevere un assetto di difesa a lancia spianata.

“Maledizione” commentò Thomas. “Ma allora cosa ci resta da fare? Noi dobbiamo entrare nella capitale!”

“Non oggi” disse un secondo soldato. “Oggi r…”

Un grosso lampo blu arò la terra e il gruppetto di militari a difesa di quel lato venne dissolto come polvere. Il lampo passò a destra di Gerald e a sinistra di Edward. Thomas deglutì. Non ebbe mai visto niente del genere.

“Fuori uno” annunciò trionfante un uomo. Mary lo riconobbe subito.

“Tu sei la Mano della Morte!” esclamò terrorizzata. “Hai ucciso tante di quelle persone da essere definito un animale!”

Dopo aver dato a Gerald il corpo di Mond, estrasse la sua nuova spada e corse verso di lui. L’uomo, invece, rimase ad attenderla e gli altri soldati si voltarono incuriositi verso la ragazza.

Mary colpì una, due, tre volte, ma la Mano della Morte parò i fendenti della lama con un solo dito, l’indice destro.

Quella pantomima si ripeté per diversi attimi lunghissimi. Dietro la Mano della Morte, Jezrael aveva ancora negli occhi il corpo di Acaz che si affievoliva travolto da quella luce blu. Non ebbe neanche modo di accommiatarsi da questo mondo, e di lui rimase soltanto un po’ di polvere e un grosso solco sul terreno, lo stesso su cui poggiava quella strana ragazza che stava cercando di colpire un essere infinitamente più potente di lei.

Infine, la lama di Mary si fermò sull’indice. La ragazza provò con tutte le forze a mozzarlo, ma era come tagliare acciaio. Infine, la lama si spezzò.

“Fine dei giochi” disse la Mano della Morte, mentre Mary scappava mettendo metri davanti a sé e quell’uomo. “Grazie per avermi fatto allenare l’indice, dopo una notte estenuante, ne avevo… bisogno

Jezrael ebbe una fitta al petto. Che senso aveva quella battaglia? E tutti i soldati lì attorno? E la capitale? Pensò a Lord Habraxan.

Mio signore! Ci dovete aiutare!

Chiuse gli occhi e pregò con tutte le forze che quel messaggio gli arrivasse. Nel frattempo, la Mano della Morte tese il solito braccio destro, pronto a generare un altro raggio mortifero, più luminoso del sole. Era rivolto a lei e al moccioso che sembrava morto fra le braccia di quell’insulso umano.

“Morite tutti, che ho da fare”

Il raggio blu partì. Thomas sgranò gli occhi e, urlando, si gettò da cavallo per spingere l’amata fuori dalla gittata, che invece prese lui.

In pieno.

Persino la Mano della Morte fermò l’attacco, sorpreso a causa di quell’azione cavalleresca. Thomas si ritrovò dunque a terra, col busto bucato da parte a parte.

Mary, dopo aver rotolato a causa della spinta, capì anche senza vedere. Ma poi lo vide. Lo vide e il mondo le si gettò addosso, troppo pesante da sopportare.

Gattonò verso quel corpo ormai inerte. Il vento era su di loro, come se stesse portando via quell’eroe verso altre destinazioni, quelle più felici, quelle dove esisteva un’isola tutta per loro, con gli alberi così verdi e pieni di frutto.

La Mano della Morte rise. Sentenza di morte.

“Be’, è stato divertente. Ma adesso sparirete tutti. Vediamo adesso chi si sacrifica per chi” disse serico, mostrando un sorriso diabolico.

“Mai!”

Un’esclamazione, un balzo e l’uomo si vide bloccato alle spalle da Jezrael, il ragazzo del Regno invisibile che aveva lottato tutta la notte con lui.

“Maledizione! Ti uccido!” sbraitò l’uomo.

“Ho capito qual è il tuo punto debole!” urlò sofferente Jezrael, cercando di non cadere, né di lasciarlo andare. “Senza braccio non hai forza! Chiunque ha una spada glielo tagli! Adesso!”  urlò a piena voce.

Tutti ebbero paura. Tutti, tranne Mary.

Mary, che era stata violata. Mary, che aveva cercato di suicidarsi. Mary, che aveva perso la vita. Mary, che adesso la vita le era tornata.

Mary, che prese una spada da un soldato rubandogliela e che si mise a correre come mai nella vita.

Mary, che ebbe modo di vedere la faccia di Peter Penfield dipinta su quella della Mano della Morte.

Mary, che tagliò di netto quell’orribile braccio destro.

La lama oltrepassò l’intero disegno, affondando nella spalla del nemico, ma tranciando anche l’arto di Jezrael.

La ragazza approfittò del momento di smarrimento del suo nemico per conficcare ancora la sua lama proprio in mezzo alla fronte, in modo che la spada passasse quella testa, che tanto male aveva fatto, da parte a parte.

I tre, infine, caddero, il suolo pronto ad accoglierli in un caldo abbraccio. Di vita per alcuni, di morte per altri.

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