Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino

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C’era una volta una gatta che aveva,  sul muso, una vecchia.

Ebbene sì, ce l’aveva proprio sul muso. La vecchia, indaffarata nel suo ricamo ai ferri, non se n’era ancora accorta, ma adesso potevano anche vivere in simbiosi, come la nutella e i tappeti quando cade ogni volta che si trova sul tramezzino.

“Ho voglia di un po’ di lardo” disse la vecchia, che fra cotiche, trippa e quant’altro se ne intendeva., Quel giorno aveva voglia di lardo. La gatta, sopra di lei, alzò i baffi in modo da poter vedere, nel radar che aveva incorporato, dove si trovava e come sgraffignarlo senza essere colpevolizzata.

La vecchia andò dunque a prendere del lardo, nel suo luogo di fiducia.

La gatta, che stava sempre appollaiata sopra la testa,  cominciò anche ad attivare i sensi olfattivi. Quali che fossero.

“Ok grazie, arrivederci”

La gatta non si era accorta di nulla: che cos’era successo? La vecchia aveva comprato il lardo o solo uno scontrino?

E come si compravano gli scontrini?

E, in ogni caso, come si cucinava il lardo?

Il felino pensò di dovere scendere, mentre la vecchia cominciò a darsi da fare per cucinare quel lardo, o quel che era. Improvvisamente, un orologio parlò.

“Non lasciare lo zampino”

Cosa aveva voluto dire? La gatta mica aveva lasciato uno zampino… o forse sì?

“Sono un comodino?” chiese la gatta.

“Allergico” rispose l’orologio.

I comodini allergici non lasciavano ai gatti la possibilità di spiegare la teoria della relatività. Era quello che la gatta sapeva, ma si riscosse, perché aveva dimenticato il lardo.

Improvvisamente, alzò uno zampino. Era pieno di grasso flaccido.

“Alla fine ce l’ho lasciato” rifletté. “La vecchia deve avermene conservata una parte, ma i comodini mi hanno distratta”

I comodini risero. Sotto i baffi, qualora li avessero.

“Ah, la famosa teoria della relatività, vero Com?” chiese uno.

“Certo, Odino” rispose sghignazzante l’altro. “L’euro è uguale al McDonald al quadrato”

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