Condivisione: Mozzafiato

Buonsalve, gente! Torna la rubrica che appassiona milioni di followers, dall’Antartide a Piana degli Albanesi!

Ebbene oggi è il turno di Alina Cebotari, autrice del libro “Mozzafiato”, che ha già ricevuto alcune recensioni positive ed è edito da Scatole Parlanti. Quando l’ho conosciuta mi ha subito colpito la trama, ecco perché adesso ci ritroviamo qui a parlarne! Dovevo o no condividere con voi la nuova scoperta che ho fatto?

Ma di che sto parlando? Vediamo un po’ la sinossi:

Maya si sente smarrita, non riesce a trovare la sua strada. Da quando sua sorella è morta, ha perso la serenità e la gioia di vivere. Dopo un periodo di profonda tristezza e monotonia, decide di lasciare Brescia e la sua famiglia. Si trasferisce a Norimberga con il progetto Workaway, durante il quale aiuta Rita, madre di due bambini, in cambio di vitto e alloggio. A una festa di quartiere conosce un ragazzo, Adam, che attira subito la sua attenzione. Si ritroveranno all’università, dove la giovane frequenta un corso di tedesco per stranieri. Ed è così che nasce una storia complicata, tormentata ma piena di passione e, forse, di autentico amore. In questo viaggio interiore e sentimentale, Maya riuscirà a riscoprire se stessa e a ritornare a sognare?

Bello, no? Però, come spesso penso, una sinossi può dire poco. Lasciamo che sia l’autrice a parlare per noi e godetevi questa bella chiacchierata!

1 Ciao, benvenuta in questo blog! Parlami un po’ di questo libro. Qual è stato l’input che ti ha
convinto a scriverlo?

Ciao, grazie, è un piacere “essere qua”.
Bene, allora parliamo di Mozzafiato, quindi di Maya, la protagonista che decide di partire per sfuggire alla
monotonia della sua città, perché dopo la perdita della sorella era solo un posto pieno di ricordi che non
la stimolava più. Grazie al progetto Workaway viene ospitata da Rita, mamma di Helen e Henok, due
bambini di due e quattro anni. In cambio di vitto e alloggio, Maya la aiuta in casa per quattro – cinque ore
al giorno. Il libro racconta questa sua nuova esperienza in un paese sconosciuto, dove però tutto diventa
interessante e poco alla volta Maya riscopre anche se stessa. Conosce Adam, un ragazzo affascinante
ma enigmatico, di cui si innamora e riscopre emozioni da tempo archiviate. Conosce anche Nadia e altri
studenti internazionali che poi diventano suoi amici, e che a loro volta le fanno scoprire nuove culture e
nuovi posti.
Nel 2016, io ero un po’ come Maya, non avevo perso nessuno per fortuna, ma vivevo una monotonia
che non mi stimolava. Viste le difficoltà a imparare il tedesco all’Università, avevo deciso di partire e
andare in Germania. Stando lì, ho iniziato a scrivere la mia esperienza, e dopo un po’ non mi bastava,
così ho pensato a Maya e pian piano a tutto il resto. Diciamo che è tutto inventato, ma parte da immagini
vere, da Norimberga, un posto che ho amato.


2 Maya ha avuto un lutto importante. Quanto è stato difficile scrivere di questa situazione?
Sì, Maya aveva perso la sorella. Io non ho vissuto un dolore simile, per fortuna, però non mi sono
nemmeno “forzata” nella scrittura. In qualche modo penso di aver fatto parlare la paura di perdere
qualcuno. È stato difficile trovarmi in mezzo ai pensieri di Maya ma l’ho potuto fare solo perché era
immaginazione. Sapevo che potevo uscirne subito. Penso sia molto più difficile parlare di un lutto vissuto
davvero, si rischia di rimanere bloccati lì di più.

3 A un certo punto, lo scenario cambia. Perché proprio Norimberga?
Come dicevo prima, Norimberga ha un posto magico nel mio cuore. Ci ero stata per due settimane nel
2016 e poi nel 2018 ho svolto il mio periodo Erasmus a 80 km, ad Eichstatt. Norimberga è una città che
coccola, che ti accoglie a braccia aperte e ti riscalda. Maya, secondo me, aveva bisogno proprio di
questo.

4 Come nasce il personaggio di Adam?
Adam è un ragazzo interessante, che legge e scrive, che studia letteratura e filosofia, che è curioso e
vuole fare di più. Ma poi non sempre lo fa, perché non ha la sicurezza che dimostra di avere. Adam
probabilmente nasce dalla mia voglia di capire un personaggio che non so capire.

5 È stato difficile descrivere le ambientazioni? Mi riferisco anche al raccontare di un’università di
tedesco per stranieri.

Durante il mio periodo di studio in Germania con il programma Erasmus, tra vari corsi, ho frequentato
anche quelli di lingua e lì c’erano anche stranieri che imparavano il tedesco, che non erano studenti (in
Germania è possibile frequentare i corsi universitari anche pagando ogni singolo corso e in alcune
Università ci sono delle convenzioni che permettono agli stranieri disoccupati di partecipare gratis). A
quel tempo “Mozzafiato” non era ancora completato, così mi era venuta quell’idea.
6 Il romanzo parla di tante cose, possiamo definirlo romanzo di formazione?
Sì, non me ne rendevo conto inizialmente ma è così. È una continua ricerca di se stessi, con alcune
riflessioni sulla vita, sulla solitudine, sulla gioventù e le scelte sbagliate, il convivere con il dolore e la
forza di reinventarsi sempre.

7 Il romanzo è in casa editrice. Raccontaci un po’ di questa esperienza!

Esatto, diciamo che forse è la cosa più bella successa nel 2020 (per fortuna qualcosa di buono ha
lasciato). Ricordo ancora l’emozione di firmare il contratto! Ringrazio Scatole Parlanti per aver creduto in
me e per la meravigliosa copertina che adoro.

8 Com’è nata la copertina?
È stata un’idea del grafico, mi aveva proposto alcune versioni diverse ma quella attuale mi aveva
conquistato da subito (non mi ha ancora stufato quindi wow).

9 Cosa diresti a coloro i quali vogliono buttarsi in una casa editrice?
Avendo esperienza sia nel self che in casa editrice, so che entrambe le realtà hanno i loro pregi e difetti,
com’è giusto che sia. C’è anche da dire che la mia esperienza è del 2020, quindi non l’anno migliore per
l’editoria diciamo. A parte questo, agli altri consiglierei di restare con i piedi per terra, perché pubblicare
con una casa editrice non significa arrivare in tutte le librerie, e non significa nemmeno aver successo, o
avere pubblicità e notorietà. È solo un piccolo passo ma è a piccoli passi che si raggiungono le
montagne.

10 Siccome questo è un blog comico, mi piacerebbe che tu mi raccontassi qualche aneddoto
divertente riguardo la scrittura o la storia, se ce ne sono.

Oh, ma certo. Di solito preferisco che i lettori ci arrivino personalmente però per una volta posso
raccontarlo io. Una sera Maya va a una festa del quartiere ed è lì che conosce Adam. Lui le piace da
subito, quindi vuole far colpo su di lui, ma diventa un po’ imbranata. Tant’è che quando vanno insieme a
prendere il vin brulè, la signora le chiede qualcosa in tedesco ma lei non lo capisce e risponde con un
“sì”. Pensava le avesse chiesto se vuole lo zucchero, invece era la cannella. Adam dice di no, e dopo un
po’ chiede a Maya di tenergli la tazza per allacciarsi le scarpe. E in quel momento… ta-na-na-na, a Maya
viene la brillante idea di scambiare le tazze perché lei odia la cannella, e non ce la fa proprio! Lo fa e
tutto sembra molto bello, loro parlano e c’è sintonia… finché – oh, no: Adam è allergico alla cannella.
Aiaiai…
Ho un sacco di aneddoti con il tedesco, è una lingua meravigliosa ma se non la sai e vuoi fingere, non va
sempre bene come con lo spagnolo! 😀


11 Bene, è tutto per oggi! Ti ringrazio tantissimo per essere stata qui 😀
Grazie a te, davvero! Un abbraccio a distanza 😊

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